Sulle prove INVALSI – di Daniela Notarbartolo

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Le prove INVALSI sono come un metro della sarta, come il Grand Kilo depositato a Parigi: servono a prendere le misure, visto che “il pezzo di carta” (o titolo di studio) non dice più nulla di credibile (su questo credo ci sia diffuso consenso). Mi viene da dire telegraficamente agli oppositori delle prove INVALSI che
– se temono che Dante non sia misurabile (come dice la Mastrocola): è vero, infatti Invalsi misura un angolo (comprensione) di un pezzo (padronanza) di una parte (italiano) di un tutto (scuola)
– se temono di essere valutati loro come insegnanti: non è possibile, non c’è un nesso causale diretto fra insegnamento e apprendimento, e oltre tutto non si conosce il livello di partenza degli studenti
– se temono di doversi confrontare con la media nazionale: è giusto, perché i loro stipendi vengono dalle tasse dei cittadini che vogliono sapere se l’8 che il figlio prende a scuola è un vero 8 oppure un 6/7 o un 9 a prescindere dalla zona geografica.
Anche questa è Unità d’Italia !
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