Terrorismo politico

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tema svolto

Traccia:

Parla delle varie forme di terrorismo politico.

Svolgimento:

Il terrorismo di matrice rossa o anarchica ha in Italia una storia che viene da lontano, da quando cioè l’anarchismo prese piede soprattutto in Emilia Romagna verso la fine dell’ottocento, lo stesso Bakunin, riconosciuto capo dell’anarchismo europeo, dimorò in Italia e si organizzarono attentati di vario genere contro le istituzioni, animando la reazione sotto i governi Crispi e Bava Beccaris. Una spinta particolare al fenomeno del terrorismo rosso venne con le frange più estremistiche del movimento studentesco del sessantotto che, organizzandosi nelle Brigate rosse, cercarono di minare alle basi la società capitalistica, contro la quale si era scagliato Marcuse nei suoi scritti. Essi erano convinti che l’unico mezzo per cambiare le cose fosse quello di rapire, sequestrare e uccidere i rappresentanti delle istituzioni. Come mezzo per finanziare le azioni terroristiche le Brigate Rosse adottavano l’esproprio proletario, cioè riprendevano ai padroni e ai commercianti quello che essi toglievano al proletario, con i meccanismi perversi del mercato. Spesso, in realtà, la via terroristica rappresenta solo una scorciatoia per raggiungere finalità irraggiungibili per via pacifica.

Partendo quindi da principi di per sé nobili e condivisibili, come l’avvento di una società più giusta ed egualitaria, senza più padroni, in senso economico e politico, i terroristi hanno poi adottato metodi violenti, sparando nel mucchio e sacrificando civili inermi. Il terrorismo rosso ha subito un duro colpo verso la fine degli anni settanta. Il sequestro Moro, terminato in modo tragico, ha provocato la reazione di tutte le forze democratiche e l’azione repressiva delle forze dell’ordine, coordinate in seguito con efficacia dal Ministro dell’Interno Francesco Cossiga. Tuttavia il terrorismo rosso ha conosciuto tra le fine degli anni novanta e gli inizi del nuovo millennio una nuova stagione di violenze, colpendo personaggi che, non militando direttamente in formazioni politiche, operavano per la riforma dello stato sociale, come Massimo D’Antona e Marco Biagi. Un altro tipo di terrorismo è quello separatista ed irredentista, condotto da movimenti che hanno come obiettivo la lotta per la liberazione del proprio paese da forme di egemonia, per lo più esterne, fino alla conquista dell’indipendenza. In altre parole, per fenomeni di lotta armata circoscritti come quelli rappresentati dall’ETA basca, dall’IRA irlandese, dall’UCK balcanico (solo per fare qualche esempio), lotta di liberazione e terrorismo, appunto, si confondono. C’è da dire che, una volta assicurate le condizioni politiche di un maggiore rispetto delle minoranze e delle autonomie, questo tipo di terrorismo, come appunto in Irlanda o in Alto Adige, tende ad esaurire l’impatto violento e a rientrare nei canoni della lotta democratica. C’e infine il terrorismo nero, che, abbandonata almeno in parte la tradizione dello squadrismo fascista, ha colpito in Italia soprattutto con un tentativo di golpe e una serie di stragi, avvenute negli anni settanta, con la complicità, forse, di alcuni servizi segreti. Il terrorismo politico, di sinistra, autonomista o di destra che sia, rivela l’incapacità di far valere le proprie idee in modo democratico, privilegiando lo strumento della lotta armata, quindi la violenza che non può che contraddire e privare di ogni giustificazione gli scopi per i quali l’azione era stata intrapresa.

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