Tutela delle minoranze

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tema svolto

Traccia:

Di ogni entità statale vengono a far parte anche gruppi etnici e minoranze diverse dalla popolazione dominante in quella nazione. Descrivete le norme di una corretta tutela dei diritti delle minoranze all’interno dello stato italiano.

Svolgimento:

La storia fa sì che non sempre i confini di una nazione corrispondano a quelli naturali di un popolo. Comunque gli innumerevoli spostamenti e migrazioni rendono quanto mai variegato il mosaico della popolazione. Quando poi i singoli gruppi si sono stanziati in una zona precisa, sembra giusto proteggerne l’integrità, in modo che il gruppo dominante non fagociti quello minoritario. Si tratta di trovare un giusto accordo. Se lo stato non è uno stato federale, come nel caso dell’Italia, occorre trovare gli strumenti per salvaguardare l’autonomia di questi gruppi. In Italia ci sono gruppi di parlata ladina e tedesca in Alto Adige, di parlata francese in Val d’Aosta. Già dai primi anni della repubblica, con la costituzione delle regioni (e province nel caso di Trentino e Alto Adige) a statuto autonomo, si è riconosciuto il diritto a queste etnie diverse ad autogovernarsi sulle questioni locali, lasciando al governo nazionale la gestione delle entrate fiscali e dello stato sociale. Del resto, gli elettori di quelle regioni hanno fatto arrivare, tramite voto popolare, rappresentanti in seno al parlamento italiano, che si facessero portavoci delle esigenze delle comunità particolari. Si sono formati anche due partiti dalle forti connotazioni autonomiste, come il Sud-Tiroler-volksparteit e l’Union Valdotaine. I gruppi autonomisti più sfrenati, come alcuni bombaroli altoatesini, hanno visto vanificato il loro mezzo di lotta, quando, persino nelle scuole e nelle assunzioni ai posti di lavoro, la comunità tedesca ha goduto di ulteriori facilitazioni e privilegi. Anche le tendenze autonomiste presenti nel Friuli-Venezia Giulia, nella Sardegna (vedi il Partito Sardo d’Azione) e nella Sicilia sono state regolate in modo simile. Il processo non si è concluso in quella fase, ma è proseguito, con la riforma degli enti locali del 1975 e con la riforma del Titolo V della costituzione, ratificata con il referendum costituzionale del 2001. Certo, si tratta di un problema ancora attuale. Infatti, oltre alle comunità storiche di immigrati albanesi e greci nell’Italia meridionale, sono nati gruppi sempre più consistenti di maghrebini, rumeni, cinesi, ecc… anche se si sono integrati nelle città invece di occupare intere regioni o paesi. È sempre giusto e corretto garantire a queste comunità diritto di riunione, di associazione, per la tutela dei propri interessi. Lo stesso dicasi per le minoranze religiose, quali quella musulmana, quella valdese, quasi tutta concentrata in alcune valli del Piemonte, quella ebrea, e di altre religioni, cristiane e non. La tutela delle minoranze, però, non deve mai essere in contraddizione con i fondamenti del nostro vivere civile, fissati nella costituzione, né deve mai coincidere con il suo opposto, ovvero con la negazione dei diritti della maggioranza della popolazione ad esprimere le proprie convinzioni politiche e religiose.

Notabene: l’ispirazione per l’elaborazione di questo tema è venuta leggendo il seguente tema Il potere politico. Si rimanda al sito www.skuola.net, sul quale è pubblicato quel tema, per altro materiale didattico gratuito e utilissimo per studenti e docenti.

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