Van Gogh

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dalla tesina di terza media di Serena Colombo – (Bernareggio – MB)

VAN GOGH E L’IMPRESSIONISMO

Vincent van Gogh è uno degli artisti più famosi, importanti e interessanti della pittura europea. Sebbene oggi i suoi quadri, esposti ed ammirati nei più celebri musei del mondo, abbiano un valore inestimabile, egli condusse una vita povera e tormentata, morendo tragicamente a soli 37 anni. Nato in Olanda nel 1853, Van Gogh fu un autodidatta; si dedicò alla pittura dopo varie esperienze e, grazie al fratello Theo, mercante d’arte, poté trasferirsi a Parigi, dove entrò in contatto con gli impressionisti, scoprendo attraverso di loro la vivacità dei colori e iniziando a stenderli con rapidi tocchi di pennello. Ma il suo sogno era quello di creare una comunità di artisti nel sud della Francia e così si trasferì ad Arles, dove lo raggiunse Paul Gauguin e dove dipinse alcuni dei suoi quadri più celebri con uno stile nuovo e autonomo. La sua anima inquieta non gli diede pace e si trasferì nel paese di Auvers-sur-Oise, vicino a Parigi. In seguito fu spesso ricoverato in ospedale a causa della sua fragilità psicologica. Il suo stato d’animo inquieto e la sua grande sensibilità deformarono e stravolsero i soggetti delle sue opere, sia che si trattasse di ritratti o di architetture sia di paesaggi. Van Gogh non dipinse per essere ammirato e neppure su commissione: ciò che lo spinse fu una necessità interiore, l’impulso di dare un’immagine alla propria percezione del mondo.

 

Van Gogh è considerato un postimpressionista e quindi il precursore dell’Espressionismo. Nei suoi dipinti infatti si trovano molte differenze rispetto alla tecnica di pittura usata dagli impressionisti. Questi ultimi volevano riprodurre in modo spontaneo e immediato le sensazioni di un solo istante. Non mettevano più in posa i loro soggetti, ma coglievano tutta la freschezza e l’immediatezza della vita. Dipingevano infatti en plein air (all’aria aperta) senza preoccuparsi di rielaborare le tele in atelier. Coglievano la realtà sfruttando un particolare uso dei colori: li accostavano direttamente sul quadro con rapide pennellate. In questo modo il disegno dei contorni perdeva importanza. Inoltre gli impressionisti accostavano tra loro i colori complementari (giallo-viola; rosso-verde; blu – arancione), ottenendo così una grande luminosità. In seguito vari artisti, tra cui Van Gogh, cercarono di superare la semplice impressione visiva per arrivare ad esprimere emozioni, idee e concetti attraverso i colori e le forme. Imitare la realtà non fu più considerato importante, mentre diventò fondamentale cogliere gli aspetti spirituali, emotivi o simbolici della vita. Anche i paesaggi, tanto amati e rappresentati dagli impressionisti, non hanno più il carattere di immediatezza e spontaneità dato dalle pennellate brevi e veloci. Ora le pennellate sono molto solide, quasi squadrate e torna ad avere importanza il disegno.

  

VAN GOGH, “NOTTE STELLATA”

 

 

La “Notte stellata” rappresenta una veduta notturna sul villaggio di Arles. Il quadro non è tuttavia una fedele riproduzione del paesaggio che Van Gogh vede, ma è la rappresentazione di un mondo sensibile. La potente immaginazione dell’artista trasforma la scena in un evento cosmico: il cielo appare rischiarato da una moltitudine di comete, che girano vorticosamente creando una serie di gorghi luminosi. La tecnica e lo stile diventano così per Van Gogh il tramite dell’espressione e dei sentimenti. In questo caso l’autore esprime la sua sofferenza, l’incapacità di essere compreso e l’insoddisfazione. La presenza in primo piano del solitario cipresso, con la sua imponente sagoma scura che chiude la scena in primo piano, rivela una visione cupa e malinconica della vita. Inoltre l’artista posiziona la linea dell’orizzonte piuttosto in basso, per lasciare più spazio al cielo e quindi simbolicamente ai sentimenti. Tutto questo è evidenziato ancor più dalla pennellata corposa, impressa sulla tela con un’energia che proviene dal profondo dell’animo. E’ proprio questa forza compositiva ad indicare il travagliato rapporto dell’artista con la realtà del mondo e della vita. Nonostante la presenza di tonalità calde come il giallo e l’arancio che contribuiscono a rasserenare l’animo, il tratto che prevale è tortuoso, spezzato, ondulato, talvolta cupo, e rivela il tormento interiore dell’autore e la realtà trasfigurata all’interno della sua psiche. Il paesaggio di Van Gogh è quindi fisico, concreto, ma finisce con l’indurre l’osservatore a considerazioni sulla sua inquietudine esistenziale.

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