VARRONE

 di Francesca Condoleo

Vita

nasce nel 116°. C. a Rieti, famiglia facoltosa e illustre. Educato con austera semplicità . A Roma è guidato dai maggiori maestri dell’epoca (passione per gli studi grammaticali e filologici). Frequenta la Nuova Accademia dove ascolta Antioco di Ascalona. Nel 78 parte al seguito di Pompeo, combatte in Spagna, nella guerra piratica e forse contro Mitridate. Nel 63 diventa pretore, non svolge ruoli di primo piano, ha posizioni filosenatorie e conservatrici, ma è libero nei suoi giudizi (ad es. disprezza il triumvirato del 60). Nella guerra civile segue Pompeo, ma si arrende a Cesare al quale consegna tutto. Nel 48 rientra in Italia e si sottrae alla rappresaglie grazie a Cesare, si ritira a vita privata, dedicandosi agli studi. Nel 47 Cesare gli affida l’organizzazione della prima biblioteca pubblica di Roma, e a lui dedica le Antiquitates rerum divinarum.Dopo l’assassinio di Cesare si salva da Antonio, che lo inserisce nelle liste di proscrizione, beneficia di unamnistia e si ritira nelle ville di Muscolo, Cassino e Baia per studiare. Si avvicina alle correnti pitagoriche negli ultimi anni, muore nel 27 quando arriva Ottaviano. Si è formato in un età  arcaica, fa in tempo a leggere Orazio e Virgilio. Scriva più di 70 opere per circa 620 libri, ma le uniche pervenuteci sono il De re rustica e parte del De lingua latina.

  

Opere

Opere antiquarie Si assume il compito di illustrare e ordinare il ricco patrimonio della civiltà  romana à  nostaligia verso il passato arcaico. Vuole ricostruire le istituzioni delle origini, le tradizioni, gli usi e i costumi à  passione romana e nazionale.

De familiis Troianis :ricerca genealogica sulle origini troiane di alcune famiglie romane. De vita populi Romani affresco della Roma antica e delle sue istituzioni, con significato politico: dimostrare l’origine divina delle gens Iulia.

Antiquitates raccoglie in modo sistematico il patrimonio della tradizione romana. 41 libri divisi in 25 rerum humanarum e 16  rerum divinarum. Trattavano della storia di Roma, della topografia cittadina, del calendario e della costituzione repubblicana, della geografia e delle istituzioni della penisola italica. Espone, seguendo Penezio e Posidonio, la dottrina della triplice religione: mitologica (dei poeti), naturale (Dei filosofi) e civile( teologia ufficiale). La teologia naturale era ristretta a un elitè di intellettuali, quella civile era uno strumento di controllo dell’ordine sociale (come diceva Cicerone). La religione era una creazione degli uomini.

Imagines raccolta di ritratti di 700 grandi personaggi per gruppi di sette (hebdomades). Ha fornito di ognuno una breve biografia con un epigramma elogiativo. Il sette proviene dalle dottrine pitagoriche

Opere linguistiche e di storia letteraria Da giovanissimo scriva le storia dell’alfabeto. Svolgerà  per sempre ricerche in campo linguistico interessandosi alla storia letteraria. Scrive trattazioni sullo stile ( De proprietate scriptorum; De sermone latino), sulla cronologia letteraria (De poetis), sui generi e sulle poetiche (De poematis) à interesse per il teatro arcaico e per gli scritti platini (Quaestinoes Plautinae) à  attribuzioni e divisione in pure, spurie e dubbie.

Ci sono pervenuti solo i libri V-X del De lingua latina (25 libri, 47). C’è un’introduzione, quattro esadi che riguardano l’etimologia, la morfologia, la sintassi e la stilistica. L’opera è dedicata a Cicerone. Lesigenza fondamentale è quella storico-antiquaria: recuperare il passato linguistico di Rima vuole rintracciare lorigina dei toponimi laziali, l’etimologia dei nomi, le festività , le stagioni, il calendario con attenzione ala poesia arcaica e ai testi preletterari.

Nel problema tra gli analogisti della scuola alessandrina(linguaggio = schema razionale) e gli animalisti di quella pergamena( Lingua naturale e spontanea), ha una posizione intermedia con orientamento analogista. Egli sostiene che esiste una corrispondenza naturale tra il segno linguistico che designa una cosa e la cosa designata, vuole scoprire i caratteri essenziali del concetto espresso. Si affida soprattutto ad associazioni di natura fonetica e semantica, i risultati sono ingenui ma restano l’intuizione del metodo comparativo e una chiara coscienza storica. Stile:impasto linguistico fondato sui costrutti del parlato, frequenti ellissi, anacoluti, ripetizioni,ridondanze à  è teso alla concretezza. Scritto male.

Opere enciclopediche e storico- filosofiche Si occupa di filosofia nel De philosophia e nel De forma philosophiae.

Nei Logistorici affronta temi di carattere morale con esempi tratti dalla storia. Ogni dialogo aveva un titolo doppio: il primo riguardava in personaggio principale e il secondo l’argomento (Atticus de numeris).

Disciplinae, un enciclopedia di tutto il sapere antico in 9 libri e composto nell’ultimo decennio di vita. Da qui si trarrà  il sistema delle Arti liberali (trivio = grammatica, dialettica, retorica; quadrivio = geometria, aritmetica, astronomia, musica) senza architettura e medicina à  più tecniche.

Le Saturae Menippae 150 componimenti autonomi, con un proprio titolo, forma mista di prosa e versi, di argomento vario e di tono moraleggiante. Il suo modello è stato Menippeo di Gadara: palestino, aveva creato un stravagante forma letterati mescolando elementi seri a comici, versi a prose, fantasia e realtà . Egli contestava integralmente le istituzioni fondamentali in nome della physis (natura) , di fronte alla quale tutti sono uguali.

Aveva impostato un nuovo rapporto tra letteratura e realtà . Protagonisti erano uomini comuni, i temi erano in un’ambientazione naturalistica, spesso sordida e degradata à  fantasia sfrenata. Nasce cos’ una nuova forma espressiva che costituisce un momento di rottura rispetto alla tradizione.

Marrone adotta gli aspetti tecnici e formali ma non i contenuti, egli oppone allo spirito trasgressivo di Menippeo la sua ideologia conservatrice, rispettosa della tradizione. Egli fonde Menippo, le saturae di Ennio e di Lucilio, la commedia plautina, il mimo e il folklore à  opera stravagante.

La creatività  traspare già  dalla serie di titoli che fanno spesso riferimento a proverbi e modi di dire, ispirati alla mitologia o di natura paratragica, in forma greca o ispirati ad analoghe forme greche. Prevale l’aspetto fantastico. Il tema fondamentale è la satira dei vizi contemporanei: denuncia la decadenza dei costumi, esalta il buon tempo antico, polemizza contro i filosofi e le loro affermazioni cavillose. Sentenziosità  semplice e popolaresca. Porta come esempi gli antenati romani. Inesauribile e stravagante varietà  dei soggetti e delle situazioni narrative, lanimus polemico tocca ogni aspetto della vita sociale romana. Linguaggio estremamente colorito, ricco di giochi di parole e di neologismi, proiettato nella dimensione ludica: composti altisonanti mescolati a parole greche, termini tecnici ad arcaici, volgarismi e termini aulici. Punta sulla bizzarria e sulla varietà . Varietà  di metri.

De re rustica Trattato in forma di dialogo scritto nel 37 a. C. Diviso in tre libri: coltivazione della terra,allevamento del bestiame, animali da cortile, con selvaggina, uccelli, api e pesci. Ogni libro è ambientato in un luogo e in un tempo diverso. Tre punti di vista: il suo, le letture e quello dei tecnici. Si ispira al De agri cultura di Catone + opere in lingua greca + trattato di Magone. Spesso si rifà  alla sua esperienza diretta. La campagna è anche un valore etico, da difendere contro la corruzione e il degrado della vita urbana, esorta ad invocare non gli dei greci ed orientali, ma quelle umili e semplici. Ricca di osservazioni minute, scorre con chiarezza ed efficacia, il suo è lo sguardo del latifondista agrario. Rivela anche doti umane, apertura mentale: gli schiavi rendono di più se trattati bene. Al concetto pratico di utilitas unisce quello della voluptas. IL suo interesse si sposta continuamente dal mondo della natura a quello degli uomini. Consiglia di ampliare i settori produttivi. Stile: lingua semplice e funzionale, termini tecnico-scientifici, forme del parlato, grecismi. Non sa costruire periodi armonici e organici. Cospicui materiali arcaici: proverbi, formule, prescrizioni contadine.

 

 

Fortuna

Godette in vita di un grande prestigio, lo considerarono unautorità  indiscussa sul piano storico-antiquario e linguistico nonostante i difetti di stile. Venne riconosciuto nei secoli successivi, per Quintiliano fu l’uomo più erudito dei romani, frequentemente viene menzionato. Per Tetrarca è il terzo per lerudizione dopo Cicerone per l oratoria e Virgilio per la poesia. Le ventun commedie plautine pervenuteci sono quelle scelte da lui. Getta le basi del sapere medievale con trivio e quadrivio, inizia la satura romana con le Saturae Menippeae . IL Cristianesimo non lo apprezzerà  poiché considerato la massima autorità  del mondo pagano.

 

 

Brano: L’abbandono della campagna

 

Maiores nostri, viri magni, non sine causa praeponebant rusticos urbanis viris. Ut enim ruri qui in villa vivunt ignaviores sunt quam qui in agris versantur in aliquo opere faciendo, sic qui in oppido sederent quam qui rura colerent desidiores putabant. Itaque annum ita diviserunt ut nono quoque die res urbanas usurparent, reliquis diebus rura colerent. Quod institutum dum servaverunt, consecuti sunt ut et cultura agros fecundissimos haberent et ipsi valetudine firmiores essent ac ne Graecorum desiderarent gymnasia. At nunc, quia, relictis falce et aratro, manus movere in theatro aut in circo ut plauderent, quam in segetibus ac vineis, maluerunt, locamus naves quae nobis advehant frumentum ex Africa et Sardinia ut saturi fiamus, et navibus vindemias ex insula Choa et Chia importamus.

 

I nostri antenati, uomini valorosi, preferivano non senza motivo gli uomini di campagna a quelli di città . Come infatti in campagna coloro che vivono in fattoria sono più fiacchi di quelli che lavorano nei campi nel fare qualche lavoro, cos’ essi ritenevano più fiacchi quelli che risiedevano in città  rispetto a quelli che abitavano le campagne. Cos’ divisero l’anno in modo che utilizzassero il nono giorno per gli affari urbani, mentre nei giorni restanti coltivassero i campi. Mentre eseguivano ciò che avevano stabilito, riuscirono ad avere con la coltivazione dei campi fertilissimi e ad essere essi stessi più in salute e a non sentire la mancanza delle palestre Greche. Ma ora, abbandonati la falce e l’aratro, hanno preferito muovere le mani in un teatro o in un circo per applaudire piuttosto che nei campi e nelle vigne, affittiamo le navi che ci portano il grano dall’Africa e dalla Sardegna per esserne pieni, e con le navi importiamo l’uva dall’isola di Chio.

Francesca Condoleo