Viaggio notturno nella letteratura italiana ep.4 (08/06/2020)

Fu però solo sotto i Severi che si manifestarono per la prima volta posizioni che evocavano apertamente la fine di Roma come evento prossimo e logica conseguenza del regime di oppressione sulle genti che Roma stessa esercitava, e dell’iniquità che da questo stato di cose derivavano. Questa corrente di opinione, con accentuazioni diverse, si sviluppò ulteriormente tra IV e V secolo, accogliendo frequentemente, ad esempio, posizioni di tipo millenaristico , che collegavano – con gioia o con sgomento, a seconda dei punti di vista dei singoli autori – le sorti del mondo intero con quelle della caduta di Roma e del suo Impero. Anche una significativa parte del pensiero cristiano era permeata di questa visione e delle sue proiezioni di carattere escatologico.
Strettamente connesso a questa tematica, era ovviamente il problema – divenuto di pressante attualità a partire dal IV secolo avanzato – del come l’impero, con i suoi abitanti, le sue istituzioni e la sua cultura, avrebbe dovuto reagire all’incontro-scontro con i barbari. Semplificando, si può dire, che nelle Pars Orientis, la sostanziale tenuta delle frontiere, anche dopo la disastrosa sconfitta di Adrianopoli del 378 ad opera dei Goti, portò a maturazione un’atteggiamento di violenta barbarofobia; mentre, nella Pars Occidentis, la realtà ineludibile della progressiva penetrazione delle gentes all’interno del territorio imperiale, a partire dal V secolo, generò atteggiamenti assai più complessi, che investirono, permeandola profondamente, i miti della Romanitas e di Roma AEterna crebbero nella loro importanza di referenti-guida della mentalità, in primo luogo, delle classi dominanti. Ma, allo stesso tempo, l’evolversi dell’evento suggerì riflessioni sull’impatto delle popolazioni barbariche nelle varie regioni – e sulla conseguente dissoluzione del controllo politico imperiale su di esse – che talora si spinsero sino a vagheggiare una vita che non fosse più sottoposta alle necessità di soddisfare le articolate e pesanti esigenze del governo e dell’amministrazione di Roma. Nella cultura delle classi dominanti della Gallia nel V secolo ad esempio, queste due componenti giustapposte furono entrambi presenti.