
Felicità e benessere materiale
27 Gennaio 2019
Giulia Barboni
27 Gennaio 2019Approfondimento su Felicità raggiunta di Eugenio Montale per l’esame di stato II ciclo

TESTO DELLA POESIA:
Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.
Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.
Analisi di “Felicità raggiunta” di Eugenio Montale:
1. Contesto e Tematica Generale
La poesia Felicità raggiunta è inserita nella raccolta Ossi di Seppia (1924), una delle opere più significative di Eugenio Montale, che riflette il clima culturale e spirituale del primo Novecento. In questo periodo storico, caratterizzato da un senso di disorientamento post-bellico e da una crisi dei valori tradizionali, Montale esplora temi come la precarietà della vita, l’assenza di certezze e il rapporto dell’uomo con il divino, spesso visto come indifferente o inaccessibile.
Il tema principale di questa poesia è la felicità , intesa non come uno stato duraturo, ma come un momento fugace e precario. La felicità, secondo Montale, è un’esperienza rara e delicata, simile a un equilibrio instabile che può essere facilmente compromesso.
2. Analisi del Testo
Prima Strofa: La Precarietà della Felicità
Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.
- Immagine Simbolica: La felicità è paragonata a un equilibrio precario (“si cammina per te sul fil di lama”), evidenziando la sua natura fragile e transitoria. L’immagine del “fil di lama” suggerisce un percorso difficile e pieno di rischi, dove anche il minimo errore può causare una caduta.
- Metafore Visive e Tattili: La felicità appare visivamente come un “barlume che vacilla”, ovvero qualcosa di sfuggente e incerto. Allo stesso tempo, è descritta fisicamente come “teso ghiaccio che s’incrina”, un’immagine che trasmette fragilità e tensione.
- Avvertimento al Lettore: Il verso conclusivo (“e dunque non ti tocchi chi più t’ama”) sottolinea l’idea che la felicità non deve essere cercata con troppa insistenza, poiché il tentativo di afferrarla può distruggerla.
Seconda Strofa: La Felicità come Raggio di Luce
Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.
- Contrasto tra Felicità e Dolore: La felicità ha il potere di illuminare gli animi tristi (“sulle anime invase / di tristezza e le schiari”), ma il suo effetto è passeggero e “turbatore”. L’immagine del “mattino” evoca un momento di luce e speranza, ma anche di brevità.
- Simbolismo Animale: Il confronto con “i nidi delle cimase” introduce un elemento naturale che amplifica il senso di delicatezza e vulnerabilità della felicità. Le cimase sono uccelli marini che nidificano in luoghi esposti, simbolo di un’esistenza precaria.
- Dolore Infantile: Gli ultimi versi si focalizzano sul dolore del bambino che perde il pallone, un’immagine quotidiana ma carica di significato. Il bambino rappresenta la capacità umana di gioire per le piccole cose, e la perdita del pallone simboleggia la fine improvvisa di un momento di felicità. Questo episodio enfatizza come la sofferenza sia parte inevitabile della vita, anche nei momenti di gioia.
3. Struttura Metrica e Formale
- Schema Metrico: La poesia è composta da due strofe di cinque versi ciascuna:
- Prima Strofa: Schema di rima alternata (ABCAB).
- Seconda Strofa: Schema di rima baciata (DEDED).
- Versi: Predominano gli endecasillabi, con alcune variazioni metriche:
- Il secondo verso è un settenario (“per te sul fil di lama”).
- Il sesto verso è un novenario (“è dolce e turbatore come i nidi delle cimase”).
- Effetti Ritmici: Le variazioni metriche contribuiscono a creare un ritmo irregolare, che riflette la precarietà e l’instabilità della felicità.
4. Interpretazione Complessiva
La Felicità come Eccezione:
Montale descrive la felicità come un evento eccezionale e fugace, difficilmente raggiungibile. Quando si presenta, è accompagnata da un senso di stupore e turbamento, poiché l’uomo è consapevole della sua fragilità. La felicità non elimina il dolore, ma lo rende ancora più acuto, come nel caso del bambino che piange per il pallone perduto.
L’Indifferenza Divina:
In linea con altre poesie degli Ossi di Seppia , Montale presenta un’immagine di Dio come figura indifferente alle vicende umane. La felicità, quindi, non è un dono divino, ma un fenomeno terreno, legato alla capacità umana di cogliere momenti di bellezza e armonia.
Il Tempo e la Transitorietà:
Il tema del tempo è centrale nella poesia. La felicità è associata all’immagine del “mattino”, un momento breve e destinato a svanire. Questo richiama il concetto di carpe diem (cogli l’attimo), ma con una sfumatura malinconica: l’uomo deve accettare la transitorietà della felicità senza illudersi di poterla trattenere.
5. Conclusione
Felicità raggiunta è una riflessione profonda sulla natura umana e sulle aspirazioni individuali. Montale ci invita a riconoscere la rarità e la fragilità della felicità, invitandoci a viverla con consapevolezza e senza pretese di durata. Attraverso immagini vivide e simboli naturali, il poeta trasmette un messaggio universale: la felicità è un dono prezioso, ma effimero, che va accolto con gratitudine e senza timore del suo inevitabile declino.
In sintesi:
La poesia Felicità raggiunta di Eugenio Montale esplora il tema della felicità come un’esperienza rara, precaria e transitoria. Attraverso immagini simboliche e una struttura metrica accurata, Montale trasmette un messaggio di consapevolezza e accettazione della fragilità umana, invitando il lettore a cogliere i momenti di gioia senza illudersi di poterli trattenere.




