A scuola con i libri di Grazia Gotti citazioni

Avventure di una libraia-maestra

di Grazia Gotti

citazioni a cura di Giovanni Ghiselli

“Dieci righe di un classico possono contenere perle di saggezza e ragionamenti spesso più profondi di quelli contenuti nel parlare corrente” (p. 22)

“La bellezza aiuta a guarire” (p. 24)

“Vola alto, fai ciò che ti piace” mi sono detta, “il tuo piacere ti contagerà” (p. 59)

“Purtroppo i giovani d’oggi forse per via della televisione e del computer non sono più capaci di imparare nulla a memoria, hanno abbandonato Mnemosyne, la madre di tutte le arti”. (p. 66).

“Il gioco antico moderno che tanto mi stava a cuore” (p. 116)

Gli uomini vanno ad ammirare gli alti monti, i vasti flutti del mare e le grandissime correnti dei fiumi e i movimenti dell’Oceano e le orbite delle stelle et relinquunt se ipsos, e trascurano se stessi (Confessioni, X,8, 15)

“Oggi mi verrebbe da ribaltare Agostino: non studiando, non leggendo, non pensando, gli uomini di oggi trascurano se stessi” (p. 121). Potrei commentarlo con il Socrate di Platone e con Seneca

“Noi ci siamo chiusi, per timore e per ignoranza, non solo elle roccaforti leghiste, nelle leggi Bossi-Fini ma anche nella dotta e democratica Bologna, dove non siamo stati capaci di cogliere le straordinarie potenzialità di un dialogo nuovo fra le culture, il vero segno di speranza per il futuro dei nostri ragazzi” (p. 133). Potrei commentare queste righe con il relativismo erodoteo.

“Renderei obbligatoria la storia” (p. 146). Ho molto materiale sulla necessità della conoscenza della storia. Faccio solo un esempio

Non tutti i bambini diventano persone mature. Lo afferma Cicerone nell’Orator [1]: “Nescire autem quid ante quam natus sis acciderit, id est semper esse puerum. Quid enim est aetas hominis, nisi eă memoriā rerum veterum cum superiorum aetate contexitur?” (120), del resto non sapere che cosa sia accaduto prima che tu sia nato equivale ad essere sempre un ragazzo. Che cosa è infatti la vita di un uomo, se non la si allaccia con la vita di quelli venuti prima, attraverso la memoria storica?

“Fotocopierei qualche carattere di Teofrasto” (p. 147)

Potrei parlare di Teofrasto e della commedia di Menandro.

La figura di Socrate (147). Su questa ho molto da dire

Ulisse (p. 147) Posso parlarne a lungo.

“un mestiere fra i più umani che a un umano sia dato concedere” (p. 163). E’ una mia ferma convinzione.

Tullio de Mauro (p. 168). Lo conosco bene. Sto rivedendo un suo libro sull’Italia linguistica del dopoguerra. Potrei farlo intervenire,



[1] Del 46 a. C.