A testa alta


Bianca Stancanelli

TITOLO: A TESTA ALTA

AUTORE:

Bianca Stancanelli, nata a Messina, ha esordito come giornalista nel quotidiano LOra di Palermo, occupandosi  soprattutto di mafia e politica.

Dal 1987 vive a Roma dove è inviato speciale per il settimanale Panorama.

Dopo avere già pubblicato due volumi di racconti, Cruderie (Marsilio, 1996) e Morte di un servo (Marsilio, 2000), con il libro A testa alta. Don Giuseppe Puglisi: storia di un eroe solitario (Einaudi, 2003) Bianca Stancanelli ha dato prova della  rara capacità di saper trasmettere la forza dell’impegno civile attraverso il linguaggio letterario.

 

RIASSUNTO:

Il primo, assillante desiderio di Padre Puglisi fu allora quello di “parlare” ai bambini, a quei bambini che a Brancaccio vivevano tutto il giorno per le strade senza una meta precisa perché i genitori non si preoccupavano che frequentassero la scuola. Part’ dai bambini Padre Pino Puglisi, si rivolse a loro semplicemente trattandoli bene, mostrando loro nei fatti che era possibile un tipo di esperienza di relazione che non avevano potuto provare nelle loro famiglie, dove spesso erano stati cresciuti con poco rispetto, umiliati, come accade in certe culture dove i minori vengono considerati come oggetti. Insegnò a questi bambini a stare lontano dalla strada, propose loro valori e regole utilizzando il gioco, perché nemmeno erano capaci di correre e divertirsi insieme con una palla sopra un prato. Li educò a non invidiare e a non identificarsi più con quegli uomini “d’onore” che in città camminavano “a testa alta”, potendo solo loro guardare negli occhi gli altri, perché il  rispetto lo ottenevano con la violenza, la sopraffazione e seminando paura. Fece comprendere loro che, viceversa, sono losservare le regole, l’impegno personale quotidiano, il riconoscere l’altro ed il rispettarlo che ci conferiscono la forza di camminare a testa alta ed il diritto di fare valere le nostre opinioni e ragioni. Particolarmente significativo, a questo proposito, ci sembra il titolo di questo libro, A testa alta, che allude simultaneamente alla cultura mafiosa (basata sulla propria umiliazione rimossa e proiettata negli altri, cioè sulla cultura della sopraffazione sistematica), e alla nuova cultura di cui Padre Puglisi voleva invece farsi portatore, basata sulla vera dignità e sul coraggio, coraggio che lo faceva camminare – lui s’ – a testa alta per le vie di Brancaccio, senza timore di nessuno. Provò quindi a spezzare quella tremenda catena, quella nemesi che lega a vita gli umiliati, gli offesi, coloro che hanno una bassa autostima: se si viene maltrattati, si avrà un giorno un bisogno profondo di maltrattare gli altri, di rifarsi con crudeltà. Ecco dunque chi era Padre Pino Puglisi: un uomo diverso, lontano da quella cultura e veramente libero. E la mafia capì presto che questo “uomo minuto, esile, allegro, dall’apparenza ingannevolmente fragile” stava riuscendo a portarle via i figli, le sottraeva i giovani. Con una amara ironia, Padre Puglisi fu accusato di “traviare” i ragazzi di Brancaccio, di distoglierli dalla “retta via”, quella decisa per loro dalla mafia. Li allontanava dal controllo mafioso e rendeva meno naturale per loro fare la solita vita perché aveva mostrato ed insegnato che era possibile un’esistenza diversa. I giovani non avevano più bisogno di sopraffare gli altri, mostravano una certa resistenza quando i mafiosi chiedevano loro di compiere qualche pestaggio, di raccogliere il pizzo, oppure magari di incendiare un negozio. La loro cultura, la loro sensibilità erano cambiate, erano naturalmente meno motivati a umiliare gli altri, dato che loro stessi non erano più stati umiliati. Il pericolo era troppo grande, questo uomo con il suo coraggio ed i suoi valori stava minando nelle fondamenta il potere mafioso del quartiere, ed allora non rimase altra soluzione che la sua eliminazione. Sappiamo che la mafia non uccide mai se non è veramente costretta, e in questo caso il barbaro assassinio di Padre Pino Puglisi fu considerato inevitabile. Era la prima volta che la mafia uccideva un sacerdote. Lo aspettarono sotto casa in quattro la sera del suo cinquantaseiesimo compleanno, il 15 settembre 1993, ed uno solo gli sparò alla nuca. Prima di ucciderlo lo chiamarono “Padre”, e, come per mancanza di coraggio, dissero “questa è una rapina”. Lui capì subito, guardò calmo i suoi assassini e pronunciò soltanto tre parole: “Me lo aspettavo”. Da tempo infatti riceveva lettere anonime di minaccia esplicita e non ne aveva mai fatto parola con nessuno, continuando per la sua strada.

PERSONAGGI:

DON PUGLISI:

NATO IL 15 SETTEMBRE 1937

Prima sacerdote palermitano, poi umile e coraggioso parroco del piccolo quartiere mafioso di Brancaccio.

Egli donò la sua vita per salvare quei poveri bambini indirizzati verso una vita di corruzione e omicidi.

Morì il 15 settembre 1993, giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, da parte di alcuni sicari mafiosi per paura che intralciasse i piani dell’organizzazione mafiosa.

 

Suor Carolina: Umile suora che aiuto il coraggioso parroco nella sua missione.

Gentile, umile e volenterosa.

 

Gregorio Porcaro: Amico d’infanzia di Don Puglisi. Egli arriverà in soccorso del coraggioso parroco.

 

SPAZIO:

La storia è ambientata interamente nel piccolo quartiere mafioso.

Gli spazi aperti hanno un ruolo fondamentale nel romanzo.

 

TEMPO:

la storia si svolge durante gli anni degli assassini di Borsellino e Falcone (1990-1993).

La vicende si svolgono nello stesso tempo con la quale stiamo leggendo il libro.

 

STILE:

Il linguaggio utilizzato dall’autore è semplice e colloquiale.

Non sono presenti termini stranieri.

 

TECNICHE:

Il discorso utilizzato dall’autore è di tipo indiretto.

 

NARRATORE:

Il narratore è di tipo onnisciente.

 

TEMATICHE:

L’argomento principale ed sul quale si diradicano tutte le vicende narrate è quello della mafia.

Il libro ha come scopo il riflettere sul problema dell’organizzazione mafiosa e sui pericoli che i ragazzi come noi vanno incontro.

 

COMMENTO:

Il libro è risultato molto interessante ed istruttivo, ho potuto meglio comprendere la gravita del problema mafia” e riflettere sui problemi che essa comporta.

Bisoffi Lorenzo