Al poco giorno e al gran cerchio d’ombra

Parafrasi interlineare e commento delle rime petrose di Dante

di Carlo Zacco

101 – Al poco giorno e al gran cerchio d’ombra

 

1.

Lasso!

son giunto

al poco giorno

e al gran cerchio d’ombra,

ed al bianchir de’ colli,

 

Ahime!

sono arrivato

alle giornate brevi [= all’inverno]

e alle lunghe notti.

e all’imbiancarsi dei colli [= per la neve]

 

quando

lo color

si perde ne l’erba;

e però non

‘l mio disio

cangia il verde,

 

quando

il colore [verde]

viene meno nell’erba:

ma non per questo

il mio desiderio

perde vitalità,

 

 

s’ è barbato

ne la dura petra

che parla e sente

come fosse donna.

a tal punto è radicato

nella dura pietra [= l’amata]

che parla e sente [ha sensi]

come se fosse una donna.

L’ambientazione invernale è la stessa di Io son venuto, e rovescia la dominante collocazione primaverile della lirica cortese. uguale è anche l’implicito nesso logico: il venir meno della vitalità della natura non intacca la violenza e la passione del poeta. Il parallelismo oppositivo è affidato soprattutto alla metafora del verde, il quale sparisce nell’erba e resiste eccezionalmente nei pensieri del poeta. Petra è nome o soprattutto senhal dell’amata.

 

2.

Similemente

questa nova donna

si sta gelata

come neve a l’ombra;

che

 

In modo analogo

questa donna fuori dal comune

sta gelata

come neve all’ombra:

dato che

 

non la move,

se non come

petra,

il dolce tempo

che riscalda i colli

e che li fa tornar

non la  [= ogg] coinvolge

se non come

[coinvolge] una pietra, [= sogg]

la stagione mite [= la primavera]

che riscalda i colli

che li fa ritornare

di bianco

in verde

perché li copre

di fioretti e d’erba.

da bianchi,

verdi

perché li copre

di fiori e di erba.

Come nel poeta resiste il verde dell’amore pur nella morta stagione invernale, cos’ nell’amata, in modo uguale e contrario, resiste il gelo della neve invernale pur nella stagione primaverile che ridà vita alla natura: le due eccezioni individuali sanciscono una perfetta incomunicabilità e la disperata condizione del poeta.

 

3.

Quand’ella ha in testa una ghirlanda d’erba,

trae de la mente nostra ogn’altra donna;

 

Quando ella ha in testa una corona d’erba,

toglie dalla nostra memoria ogni altra donna:

 

perché il crespo giallo

e ‘l verde

si mischia

s’ bel,

ch’Amor l’ viene a stare

perché il giallo arricciato [dei capelli]

e il verde [dell’erba]

si mischiano

in modo cos’ bello

che Amore viene a stare

a l’ombra,

che m’ha serrato

intra piccioli colli

più forte assai che la calcina petra.

all’ombra l’,

che mi ha avvinto [Amore]

tra i piccoli colli

assai più fortemente che la calce.

Amor..ombra:  all’ombra dei capelli e della ghirlanda, cioè presumibilmente negli occhi, sede consueta di attenzione della tradizione lirica cortese e stilnovistica.

Piccioli colli: non è possibile puntualizzare in termini geografici questo riferimento, che forse allude a Firenze, circondata da colli.

 

4.

La sua

bellezza

ha più vertù

che petra,

e ‘l colpo suo

non può sanar

 

 

La sua [= dell’amata]

bellezza

ha più potenza

che una pietra [preziosa]

e la ferita provocata da lei

non può guarire

 

 

per erba;

ch’io son fuggito per piani

e per colli,

per potere scampar

con [nessuna] erba: [= medicina]

infatti io sono fuggito attraverso pianure

e attraverso colline

per poter scappare [= per salvarmi]

 

da cotal donna;

e dal suo lume

non mi può far ombra

poggio né muro

da una simile donna;

ma dalla sua luce

non mi può mai fare ombra

[né] un colle né un muro

mai né fronda verde.

né una verde vegetazione [= siepi, alberi]

Al potere che la bellezza luminosa della donna ha di raggiungere il suo oggetto (cioè il poeta), non c’è riparo; né medicina per le conseguenze.

Suo lume: ‘la luce che la donna irradia, oppure ‘il suo sguardo luminoso.

5.

Io l’ho veduta già vestita a verde

s’ fatta,

ch’ella avrebbe messo

in petra

l’amor

 

Io l’ho vista una volta vestita di verde,

tale [= cos’ bella]

che avrebbe [perfino]provocato [trasformato]

in [una] pietra

l’amore

ch’io porto

pur

a la sua ombra;

ond’io l’ho chesta

innamorata

com’anco fu

che io porto

anche solo

alla sua ombra:

per cui l’ho desiderata [ho desiderato che fosse]

innamorata [di me]

come mai lo fu

donna,

in un bel prato d’erba

e chiuso intorno d’altissimi colli.

 

altra donna,

in un bel prato d’erba

circondato di colli altissimi.

 

La bellezza della donna quale si mostra al poeta è tale da far innamorare anche i sassi; cos’ che l’amante desidererebbe vederla follemente innamorata di lui in un luogo perfettamente isolato.

La sintassi dei verso 28-30 è assai artificiosa, costruita sulla forte anastrofe che separa chiuso da prato, e innamorata dal pronome «la» contenuto in l’ho.

Gli altissimi colli conclusivi riecheggiano i «piccoli colli» del verso 17 contrapponendo la favolosa geografia del desiderio a quella realistica della condizione biografica.

6.

Ma ben ritorneranno i fiumi a’ colli

prima che questo legno molle e verde

s’infiammi,

 

Ma piuttosto i fiumi ritorneranno ai colli [= saliranno dalla foce alla sorgente]

prima che questo legno bagnato verde [= l’amata]

si infiammi

 

di me,

come suol far bella donna,

che mi torrei

dormire in petra

tutto il mio tempo

di me,

al modo di una bella donna;

e io accetterei

di dormire sulla pietra

per tutta la vita

 

e gir

pascendo l’erba,

sol per veder

do’ suoi panni fanno ombra.

e andare

nutrenodomi di erba,

solo in cambio di vedere

dove i suoi vestiti fanno ombra. [= dove sta l’amata].

Ma ben..colli: è un adynaton chiamato ad introdurre la logica paradossale e iperbolica di questa strofa.   Legno … s’infiammi: con coerenza metaforica.

C.

Quandunque i colli fanno

più nera ombra,

la giovane donna

la fa sparer

sotto un bel

 

Allorché i colli fanno [= proiettano]

l’ombra più scura,

la giovane donna [che amo]

la fa sparire

sotto un bel

 

verde

com’uom petra sott’erba.

color verde

come si fa sparire una pietra sotto l’erba.

Audio Lezioni su Dante e Divina Commedia del prof. Gaudio

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