ALCYONE

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GABRIELE D’ANNUNZIO

Libro Terzo delle LAUDI DEL CIELO DEL MARE DELLA TERRA E DEGLI EROI

Il nome

Donna, ebbe il tuo nome

una città murata

della pulverulenta

Argolide. E quivi era,

dicesi, un sentier breve

per discendere all’Ade

avaro, alle tenarie

fauci; sì che i natìi

non ponean nella bocca

dei loro morti il prezzo

del tragitto infernale,

l’obolo tenebroso

pel nocchier dello Stige.

Ed ebbe anco il tuo nome

la figlia della grande

Elena, il fior di Sparta

bianco, il sangue di Leda

splendido come l’oro,

la nata di colei

che brillò su la terra

come un’altra Stagione,

delizia innumerevole,

face e specchio di Venere,

piaga del combattente.

Ermione, Ermione

dalla voce sorgevole

e talora virente

quasi tra capelvenere

acqua ombrosa, dagli occhi

nutriti di bellezza

e di frescura, nati

gemelli della Grazia

e del Sogno, Ermione

cara all’aedo, esperta

in tesser la ghirlanda

e la lode pel fertile

aedo che ti sazia

di melodia selvaggia,

il tuo nome mi piace

tuttavia come un grappolo,

come quel flauto roco

che a sera è nel cespuglio,

mi piace come un grappolo

d’uva nera il tuo nome,

come il fiore del croco

e la pioggia di luglio.

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