
Alda Merini
27 Gennaio 2019
Alda Merini e Roberto Vecchioni
27 Gennaio 2019

Alda Merini e Dio: una fede inquieta che non ha mai smesso di dialogare con il Mistero
Leggere Alda Merini significa imbattersi continuamente in Dio. Non in un Dio distante, immobile, confinato nelle formule della religione, ma in una presenza viva, talvolta silenziosa, talvolta sconvolgente, spesso persino provocatoria.
La sua poesia è attraversata da un dialogo incessante con il divino. Un dialogo fatto di preghiere, domande, ironia, ribellione, abbandono. Per questo ridurre Alda Merini a una “poetessa religiosa” sarebbe un errore, così come sarebbe sbagliato leggerla come una semplice mistica moderna.
Merini non scrive su Dio.
Scrive con Dio.
Lo interroga, lo sfida, gli parla come si parla a una persona amata: con fiducia, ma anche con la libertà di chi non teme di esprimere il proprio dolore.
Un Dio che non elimina il mistero
Fra le frasi più significative della poetessa vi è questa:
«Non sono stata né una lottatrice
né un gladiatore nell’arena.
Mi sono rimessa alla volontà divina.
Ho capito che l’uomo non è padrone
del proprio destino,
che ci sono cose che non possiamo capire.»
Queste parole potrebbero essere scambiate per una dichiarazione di rassegnazione.
In realtà raccontano qualcosa di molto diverso.
Merini comprende che la vita non può essere completamente governata dalla volontà umana. Esistono eventi che sfuggono al controllo, sofferenze che non trovano una spiegazione immediata, incontri e perdite che sembrano appartenere a un disegno più grande di noi.
Questa consapevolezza non spegne la ricerca.
La rende più umile.
È una fede che accetta il limite dell’intelligenza senza rinunciare al desiderio di comprendere.
Il Dio dell’ironia
Pochi versi raccontano il rapporto di Merini con Dio meglio di questo celebre aforisma:
«Se Dio mi assolve
lo fa sempre per insufficienza di prove.»
È impossibile leggerlo senza sorridere.
Ma dietro l’ironia si nasconde una riflessione profonda.
Merini rifiuta l’immagine di una santità perfetta.
Non si presenta come una donna senza errori.
Sa di essere fragile, impulsiva, talvolta contraddittoria.
Eppure immagina Dio non come un giudice severo che cerca motivi per condannare, ma quasi come un Padre disposto a sorridere delle debolezze umane.
L’umorismo diventa così una forma di teologia.
Perché solo chi ha una grande familiarità con Dio può permettersi di scherzare con Lui.
Un amore che arriva fino a Dio
Tra i versi più sorprendenti della poetessa troviamo:
«A volte Dio uccide gli amanti
perché non vuole essere superato in amore.»
È un’immagine forte, perfino scandalosa.
Naturalmente non va letta alla lettera.
Merini ricorre al linguaggio dell’iperbole, tipico della grande poesia mistica.
L’idea è che nessun amore terreno possa diventare assoluto.
Quando due persone si amano, sperimentano qualcosa dell’infinito. Ma proprio quell’esperienza rischia, talvolta, di essere scambiata per l’Infinito stesso.
La poetessa sembra suggerire che ogni amore umano rimanda oltre sé stesso.
Non basta.
Non può bastare.
Per quanto intenso, resta sempre un riflesso di un Amore più grande.
Dio e il dolore
Chi legge Alda Merini rimane colpito da un fatto.
Dio compare soprattutto nei momenti più difficili.
Durante la sofferenza.
Nella malattia.
Nella solitudine.
Nell’abbandono.
Questo non significa che Dio sia l’autore del dolore.
Piuttosto, è il luogo verso cui la poetessa continua a rivolgersi quando tutte le altre risposte sembrano fallire.
È una fede che ricorda molto quella dei Salmi biblici.
Una fede che non tace davanti al dolore, ma lo porta dentro il dialogo con Dio.
Una spiritualità dell’incarnazione
Uno degli aspetti più originali della religiosità meriniana è il rapporto fra corpo e spirito.
Nella sua poesia non esiste una contrapposizione.
L’amore umano.
Il desiderio.
Le lacrime.
Le carezze.
Le ferite.
Tutto appartiene al cammino verso Dio.
È una visione profondamente cristiana nel senso più autentico del termine.
Il divino non cancella l’umano.
Lo attraversa.
Per questo Merini riesce a parlare contemporaneamente di eros e di fede senza percepire alcuna contraddizione.
Dio non è una risposta, è una presenza
Molti cercano nella religione spiegazioni.
Merini sembra cercare soprattutto una compagnia.
Dio non elimina le domande.
Cammina dentro le domande.
Non risolve il mistero.
Abita il mistero.
È forse questa la ragione per cui la sua poesia continua a essere letta anche da persone molto diverse tra loro: credenti, agnostici e perfino non credenti.
Il Dio di Merini non appartiene a una formula.
È un interlocutore.
Una presenza con cui discutere, litigare, riconciliarsi.
Una fede senza maschere
Ciò che rende Alda Merini così vicina al lettore contemporaneo è la sua sincerità.
Non finge certezze che non possiede.
Non nasconde le proprie cadute.
Non costruisce un’immagine ideale di sé.
Davanti a Dio si presenta con tutta la sua fragilità.
Ed è proprio questa autenticità a rendere credibile la sua esperienza spirituale.
Per lei la fede non consiste nel non dubitare mai.
Consiste nel continuare a dialogare anche quando il cielo sembra restare in silenzio.
La lezione di Alda Merini
Il Dio di Alda Merini non è il Dio delle definizioni astratte. È il Dio incontrato nelle pieghe della vita quotidiana, nella sofferenza, nell’amore, nella poesia, perfino nell’ironia. È un Dio che non elimina il mistero, ma insegna ad abitarlo.
Per questo la sua opera non offre una teologia sistematica. Offre qualcosa di forse ancora più prezioso: la testimonianza di una donna che non ha mai smesso di cercare Dio, anche quando sembrava lontano, incomprensibile o perfino ingiusto.
Alla fine, leggendo i suoi versi, si comprende che per Alda Merini la fede non è il possesso di una verità definitiva. È una relazione. Come ogni relazione autentica conosce slanci, silenzi, domande, ferite e riconciliazioni. Ma non si interrompe mai.
Ed è forse proprio questa la sua intuizione più profonda: Dio non pretende esseri umani perfetti. Cerca uomini e donne disposti a parlargli con verità. E la poesia, più di ogni altro linguaggio, diventa il luogo privilegiato di questo dialogo infinito tra la fragilità dell’uomo e il Mistero che lo chiama per nome.
La lezione di Alda Merini
Questo rapporto così intenso con Dio colloca Alda Merini in una tradizione che richiama i grandi mistici cristiani, ma con una differenza decisiva. Se Teresa d’Avila o Giovanni della Croce parlano soprattutto dell’ascesa dell’anima verso Dio, Merini racconta un Dio che scende nelle periferie dell’esistenza: nei reparti psichiatrici, nelle case povere, nelle stanze della solitudine, nelle passioni umane. È un Dio che non aspetta l’uomo sulla cima della perfezione, ma lo raggiunge proprio là dove è più fragile. Ed è forse questa la ragione per cui la sua poesia continua a toccare anche chi fatica a definirsi credente: perché prima ancora di parlare di religione, parla del bisogno universale di essere cercati e amati da un Mistero più grande di noi.
Testo di una Poesia di Alda Merini su Dio

Non sono stata né una lottatrice
né un gladiatore nell’arena
Mi sono rimessa alla volontà divina!
Ho capito che l’uomo non è padrone
del proprio destino, 5
che ci sono cose che non
possiamo capire.
Se Dio mi assolve
lo fa sempre per insufficienza di prove
A volte Dio uccide gli amanti 10
perché non vuole essere superato in amore
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