Analisi di un testo di Tomasi di Lampedusa

Traccia di un tema per la maturità sperim. brocca 1997

  • Il Principe aveva sempre badato a che il primo pranzo a Donnafugata rivestisse un carattere solenne: […]. Su di un solo particolare transigeva: non si metteva in abito da sera, per non imbarazzare gli ospiti che, evidentemente, non ne possedevano. Quella sera, nel salone detto “di Leopoldo,” la famiglia Salina aspettava gli ultimi invitati. Da sotto i paralumi ricoperti di merletto i lumi a petrolio spandevano una gialla luce circoscritta; gli smisurati ritratti equestri dei Salina trapassati non erano che delle immagini imponenti e vaghe come il loro ricordo. Don Onofrio (1) era già arrivato con la moglie, e cosà ­ pure l’Arciprete che […] parlava con la Principessa delle beghe del Collegio di Maria. […] Tutto era placido e consueto, quando Francesco Paolo, il sedicenne figliolo, fece nel salotto una irruzione scandalosa: “Papà, don Calogero sta salendo le scale. È in frac!”
    Tancredi […] quando udà ­ la fatale parola non poté trattenersi e scoppiò in una risata convulsa. Non rise invece il Principe sul quale, è lecito dirlo, la notizia fece un effetto maggiore che non il bollettino dello sbarco a Marsala. Quello era stato un avvenimento previsto, non solo, ma anche lontano ed invisibile. Adesso, sensibile com’egli era ai presagi ed ai simboli, contemplava una rivoluzione in quel cravattino bianco ed in quelle due code nere che salivano la scala di casa sua. Non soltanto lui, il Principe, non era più il massimo proprietario di Donnafugata, ma si vedeva anche costretto a ricevere, vestito da pomeriggio, un invitato che si presentava in abito da sera
    Il suo sconforto fu grande e durava ancora, mentre meccanicamente si avanzava verso la porta per ricevere l’ospite. Quando lo vide, però, le sue pene furono alquanto alleviate. Perfettamente adeguato quale manifestazione politica, si poteva però affermare che, come riuscita sartoriale, il frac di don Calogero era una catastrofe. Il panno era finissimo, il modello recente, ma il taglio era semplicemente mostruoso. Il Verbo londinese (2) si era assai malamente incarnato in un artigiano girgentano (3) cui la tenace avarizia di don Calogero si era rivolta. Le punte delle due falde si ergevano verso il cielo in muta supplica, il vasto colletto era informe, e, per quanto sia doloroso è pur necessario dirlo, i piedi del sindaco erano calzati da stivaletti abbottonati.
    Don Calogero si avanzava con la mano tesa e inguantata verso la Principessa: “Mia figlia chiede scusa: non era ancora del tutto pronta. Vostra Eccellenza sa come sono le femmine in queste occasioni,” aggiunse esprimendo in termini quasi vernacoli un pensiero di levità parigina. “Ma sarà qui fra un attimo; da casa nostra sono due passi, come sapete.”
    L’attimo durò cinque minuti; poi la porta si aprà ­ ed entrò Angelica. La prima impressione fu di abbagliata sorpresa. I Salina rimasero col fiato in gola.
    Da: Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ”Il Gattopardo”

     

note
1 L’amministratore del patrimonio del Principe a Donnafugata.
2 Il Verbo londinese: la grande moda di Londra.
3 girgentano: di Agrigento.

Il romanzo Il Gattopardo è opera dello scrittore siciliano Giuseppe Tomasi di Lampedusa (896-957) ed è ambientato nella Sicilia del 860. Ha come figura centrale il principe Fabrizio Salina, un uomo di fine cultura e sensibilità, che giudica con animo contrastato gli avvenimenti italiani e siciliani dell’epoca: vede avanzare con spregiudicatezza i nuovi ricchi e ambiziosi (come don Calogero, diventato sindaco); ma vede anche che i giovani nobili, come suo nipote Tancredi, o borghesi, come Angelica, la bellissima figlia di don Calogero, familiarizzano tra loro e vanno incontro alle novità con entusiasmo.
Il brano presenta la scena di un pranzo che il principe dà nel suo palazzo di Donnafugata a vari personaggi di questo paese.

1. Comprensione complessiva

  • Individua le sequenze principali e riassumine il contenuto.

2. Analisi del testo

  • Commenta le sequenze individuate, evidenziando l’alternarsi di descrizioni di sfondo, colpi di scena che creano movimento, riflessioni del personaggio chiave.

  • Illustra in particolare la figura di don Calogero, come appare attraverso le osservazioni del Principe e nel dialogo: con la Principessa.

  • Illustra l’espressione “sbarco a Marsala”, fornendo gli opportuni riferimenti storici.

  • Perché si dice che il frac di don Calogero era “perfettamente adeguato quale manifestazione politica”?

  • Rendi con parole tue il contenuto sarcastico, espresso in modo figurato, dell’espressione ” Verbo londinese si era assai malamente incarnato in un artigiano girgentano cui la tenace avarizia di don Calogero si era rivolta”.

3. Impressioni e riflessioni personali

  • In questa scena, come in tutto il romanzo, sono messe a confronto le idee di un personaggio scettico, perché consapevole delle molte illusioni che nascono dagli improvvisi cambiamenti sociali, e le idee dei giovani, pieni di voglia di vivere e amanti delle novità. Quali sono le tue riflessioni su questo perenne contrasto?