Analisi della poesia Lo steddazzu di Pavese

Lo steddazzu di Cesare Pavese

poesia di Cesare Pavese

analisi di Miriam Gaudio

1997 Maturità sperimentale (Brocca)

Lo steddazzu[1]

L’uomo solo si leva che il mare è ancor buio
e le stelle vacillano. Un tepore di fiato
sale su dalla riva, dov’è il letto del mare,
e addolcisce il respiro. Quest’è l’ora in cui nulla
può accadere. Perfino la pipa tra i denti                   5
pende spenta. Notturno è il sommesso sciacquìo.
L’uomo solo ha già acceso un gran fuoco di rami
e lo guarda arrossare il terreno. Anche il mare
tra non molto sarà come il fuoco, avvampante.

Non c’è cosa più amara che l’alba di un giorno      10
in cui nulla accadrà. Non c’è cosa più amara
che l’inutilità. Pende stanca nel cielo
una stella verdognola, sorpresa dall’alba.
Vede il mare ancor buio e la macchia di fuoco
a cui l’uomo, per fare qualcosa, si scalda;                 15
vede, e cade dal sonno tra le fosche montagne
dov’è un letto di neve. La lentezza dell’ora
è spietata, per chi non aspetta più nulla.

Val la pena che il sole si levi dal mare
e la lunga giornata cominci? Domani                        20
tornerà l’alba tiepida con la diafana luce
e sarà come ieri e mai nulla accadrà.
L’uomo solo vorrebbe soltanto dormire.
Quando l’ultima stella si spegne nel cielo,
l’uomo adagio prepara la pipa e l’accende.               25

NOTA: [1] in dialetto calabrese (più correttamente stiddazzu) indica la cosiddetta “stella di Venere”, che brilla in cielo poco prima dell’alba.

Breve introduzione sull’autore Cesare Pavese, e su questa poesia

Cesare Pavese (1908-1950, piemontese), narratore e poeta, fu uomo impegnato intellettualmente e politicamente. Espresse nelle sue opere il disincanto dopo l’illusione, la solitudine, quasi l’inutilità dell’agire; morì suicida. Scrisse questa lirica quando era stato confinato dal regime fascista in Calabria, nel 936.

Rispondi alle seguenti domande
1. Comprensione complessiva
Ricostruisci sommariamente la scena in cui il poeta si colloca (ora, paesaggio, propri atteggiamenti).
Quale sensazione fondamentale pervade il suo animo.
2. Analisi del testo
Commenta la lirica, soffermandoti sulle parole ed espressioni (puoi anche trascriverle in una lista) che caratterizzano lo stato d’animo del poeta.
Oltre che all’essere umano, sono riferite anche ad altri elementi quali e perché?
Che idea suggerisce il modo con cui è nominato, ripetutamente, l’essere umano presente nella scena?
Metrica. Quasi tutti i versi hanno una stessa misura (data dal primo verso): di quante sillabe?
Cinque versi hanno una misura più lunga: individuali e sottolinea in essi le eventuali pause o le parole sdrucciole.
In questa lirica le rime sono pochissime: sono date da parole che ritornano identiche alla fine di alcuni versi; altre rime sono all’interno dei versi.
Che effetto produce questa voluta povertà di effetti musicali?
3. Approfondisci
Richiamandoti anche a qualche altra opera di Pavese o di altri autori a lui contemporanei, esponi le tue riflessioni sull’esperienza che visse la sua generazione: tra i decenni che precedettero la seconda guerra mondiale, le tragedie prodotte da questa e il periodo immediatamente successivo, che per alcuni fu di grande speranza, per altri di forte delusione.

 

pende stanca nel cielo

una stella verdognola, sorpresa dall’alba.

Vede il mar ancor buio e la macchia di fuoco

a cui l’uomo, per far qualcosa, si scalda;

Audio Lezioni su Cesare Pavese del prof. Gaudio

Ascolta “Cesare Pavese” su Spreaker.

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