Apollonio Rodio

Fu un poeta epico greco dell’età ellenistica (nacque ad Alessandria all’inizio sec. III a. C.). Fu probabilmente scolaro di Callimaco, certamente successore di Zenodoto nella direzione della Biblioteca di Alessandria ed educatore di Tolomeo III Evergete. Secondo una tradizione cominciò giovanissimo a scrivere le Argonautiche e le lesse pubblicamente, riportando un grave insuccesso; irritato e del’uso, si ritirò a Rodi (di qui il soprannome), dove rielaborò il poema con maggiore fortuna. Verosimile è la sua inimicizia con Callimaco. Questi negava la possibilità di riesumare il poema epico e mirava al carme breve, limato e cesellato, mentre Apollonio tentava col suo poema di far rivivere ideali tramontati; ma, in realtà, nelle Argonautiche manca l’afflato eroico e i personaggi del mito sono umanizzati e studiati psicologicamente, con spirito più alessandrino che omerico: omerici sono gli elementi formali, ma l’amore di Medea ha più risalto artistico che le gesta di Giasone. Di Apollonio sono andati perduti gli Epigrammi, i poemetti eruditi sulle fondazioni di alcune città e i lavori critici (su Omero, Esiodo, Archiloco e Antimaco).

Argonautiche:

Poema di Apollonio Rodio (sec. III a. C.) scritto in quattro libri, pari a 5835 esametri. Narra la spedizione degli Argonauti, guidati da Giasone, alla conquista del vello d’oro, custodito nella Colchide presso il re Eeta. Il racconto procede per singoli episodi, densi di erudizione mitologico-geografica e dominati dalla preoccupazione di imitare e interpretare dottamente Omero; solo nell’episodio dell’amore di Medea per Giasone l’ispirazione del poeta acquista sentimento e calore. Al poema si ispirarono Catullo per il lamento di Arianna e Virgilio per la figura di Didone; attraverso la mediazione virgiliana, le Argonautiche furono imitate da Valerio Flacco nel poema omonimo.

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