Appunti sul realismo di Hopper

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Appunti sul realismo di Hopper

Riflessioni sulla sua opera pittorica

1) Realismo, ma non neorealismo

Il realismo di Hopper non ha nulla a che vedere con il neorealismo o con il realismo socialista, cioè non è un realismo con risvolti politici, del tipo: “la società deve cambiare”. Anche gli americani, particolarmente sensibili a queste tematiche negli anni cinquanta, erano caduti in questo equivoco, bollando i pittori vicini ad Hopper come “pittori comunisti”. In realtà egli non opera una “denuncia sociale” con i suoi quadri, come ancora critici o fruitori poco accorti presumono. Infatti non descrive la guerra (come fa Picasso in “Guernica”), né il degrado delle periferie o dei ghetti (come altri pittori americani dell’epoca). Egli al massimo potrebbe, in alcuni casi, sembrar descrivere la solitudine. Colpito dai quadri di Degas, come l’Assenzio, Hopper, in “Sori bleau” e “Summer interior” analizza l’interiorità, la psiche.

Soir bleu

Generalmente, però, la sua pittura è una celebrazione della vita di ogni giorno, della vita delle singole persone, magari malinconiche, fragili, ma mai disperate o arrabbiate.

2) Realismo, ma non “en plein air”

Solamente in una breve parentesi francese, quasi didatticamente, cioè nella sua fase di formazione, giusto per imparare una tecnica, egli si mette a dipingere come i maestri impressionisti, che per lui, del resto, non saranno maestri neanche un po’. Per Hopper la realtà è strettamente collegata con l’immaginazione, nel senso che lui ricodifica mentalmente la realtà, e la ricostruisce in studio, mettendo, per esempio, in “Cape Cod Evening”, un boschetto studiato dal vero, stile New Orleans più che Cape Cod, una donna “finnica”, un uomo yankee, e un cane che si volge che si volge in attesa di una presenza, mentre in altri quadri è un uomo, o una donna a volgersi. Insomma Hopper è come Manzoni, nel senso che accosta al “vero storico”, documentabile, il verosimile.

3) Luce sì, ma non alla “Caravaggio”

La fonte di luce nei quadri di Hopper è diffusa, solare. Non è una luce fortemente contrapposta all’ombra. Non a caso, Hopper ammira di più Mantegna, non per nulla riprende Piero della Francesca e Mondrian. La luce nei quadri di Hopper è interna alla materia stessa. Le ombre sono poche (tranne nelle acqueforti del periodo che precede al sua maturità artistica) e più che altro relative alle persone.

Ombre notturne

Vento di sera

Gli oggetti non emanano ombre, se non raramente. La materia, quindi anche la persona, emana luce dal suo interno. Tanto è vero che ciò che guida l’artista non è il modello, ma il disegno preparatore, meticolosissimo.

4) Tempo sospeso

Il tempo, nei quadri di Hopper, è un tempo sospeso, esattamente come nei fortuiti calchi degli abitanti di Pompei. è come se per un attimo il tempo sin fermasse. Nei quadri di Hopper non ci sono mai scene convulse, e orologi. Io non ho mai visto orologi dipinti nei quadri di Hopper. Forse mi sbaglierò, forse ce ne sarà qualcuno, ma sarà certamente un’eccezione che conferma la regola. Lui non dipinge QUELLA sera, ma una sera in generale, non QUELLA notte, con una data precisa, ma una notte, come tante altre.

Ascolta questa stessa lezione, ad opera dell’autore: Appunti sul realismo di Hopper di Luigi Gaudio, in formato mp3

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