Apuleio

La matrona di Efeso di Petronio in traduzione italiana

Apuleio di Giovanni Ghiselli

Maggio 2011

Apuleio

Il tema di fondo delle Metamorfosi è come si diventa uomini. Il modello è Odisseo, ajnhvr il quale pollw`n d ajnqrwvpwn i[den a[stea kai; novon e[gnw (Odissea, I, 3). Ulisse è ricordato come affamato di conoscenza, curioso di conoscere. La curiosità consente di aprirsi all’alterità ed è una spinta allindividuazione.

 

H. Hesse Demian

:”La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l’accenno di un sentiero. Nessun uomo è mai stato interamente lui stesso, eppure ognuno cerca di diventarlo, chi sordamente, chi luminosamente, secondo le possibilitàCertuni non diventano mai uomini, rimangono rane, lucertole, formiche. Tal’uno è uomo sopra e pesce sotto, ma ognuno è una rincorsa della natura verso l’uomo”[1].

 

Ricordate di certo la favola di Esopo, quando Prometeo, su precisa indicazione di Zeus, plasma uomini e animali. Allorché Zeus si rende conto che gli animali sono molto più numerosi degli esseri umani, ordina a Prometeo di  trasformarne molti in uomini. E questo il motivo per il quale gli esseri umani che non hanno ricevuto la loro forma umana sin dall’origine, si ritrovano con un corpo duomo e l’anima duna bestia”[2].

Pro;~ a[ndra skaio;n kai; qhriwvdh oJ lovgo~ eu[kairo~”[3], la favola è appropriata all’uomo rozzo e brutale.

Pinocchio di Collodi va nel paese dei balocchi dove c’è unallegria, un chiasso, uno strillìo da levar di cervello! Insomma un tal pandemonio, un tal passeraio, un tal baccano indiavolato da doversi mettere il cotone negli orecchi per non restare assordati.  Passavano le giornate in questa bella cuccagna di baloccarsi e divertirsi, senza mai vedere in faccia un libro, né una scuola”. Ma poi i ragazzi si trasformano in somarelli.

In Apuleio vita da asino è vita senza Iside. La vita consacrata a Iside è sacra alla conoscenza.

Sentiamo Plutarco in De Iside et Osiride. Il sacerdote delfico sostiene che la divinità-to; qei`on- non è beata per argento e oro ma ejpisthvmh/ kai; fronhvsei (351d) , per conoscenza e intelligenza

Plutarco etimologizza il nome Iside con oida-so-; più precisamente il tempio  jIsei`on con il futuro ei[somai-saprò- poiché vi conosceremo to; o[n, l’essere 352).

Inoltre  Isin kalou`si para; to; i{esqai met j ejpisthvmh~ kai; fevresqai, kivnhsin ousan e[myucon kai; frovnimon

 (375c) la chiamano Iside  per il lanciarsi con sapere e da essere mosso in quanto ella consiste in un movimento animato e sapiente.

Lucio arriva a sognare Iside dopo avere preso su di sé la tragicità dellesistere e avere raggiunto il culmine della disperazione.

Ancora De Iside. Tifone è un demone cattivo: rossiccio e con pelle dasino. Gli Egiziani di Copto, durante certe feste, maltrattano gli uomini dai capelli rossi e gettano un asino in un precipizio per il fatto che Tifone era rossiccio e aveva la pelle dasino ( dia; to; purro;n gegonevnai Tufw`na kai; ojnwvdh th;n crovan, 362F).

 Gli abitanti di Busiride e di Licopoli, sempre in Egitto, non usano le trombe perché il loro suono ricorda il raglio dellasino. Pensano che lasino sia immondo e di essenza demoniaca ouj kaqaro;n ajlla; daimonikovn dia; th;n pro;~ ejkei`non oJmoiovthta per la sua somiglianza con Tifone.

 Lasino paga il fio della somiglianza con  Tifone dia; th;n ajmaqivan kai; th;n u{brin  (363C) non meno che per il pelo rossiccio.

Tifone rappresenta la brutalità, lemotività incontrollata, tutto quanto in natura è smisurato e  disordinato  to; a[metron kai; a[takton (377), in eccesso e in difetto. Invece tutto quanto è ordinato (kekosmhmevnon) e buono (ajgaqovn) e giovevole (wjfevlimon) è opera di Iside e immagine di Osiride.

 Tifone rappresenta la parte dell’anima soggetta a passioni (to; paqhtikovn e la[logon e il titanikovn, 371B). Tifone viene chiamato anche Seth e impersona ogni turbamento e turbolenza, mentale e corporea. Porta le cattive stagioni, le intemperie, le eclissi di l’una, terremoti, tempeste. Seth significa ciò che tiranneggia e ciò che violenta. Osiride invece presiede all’ordine mentale e naturale.

Tra gli animali domestici to; ajmaqevstaton, il più stupido lo assegnano a Tifone e tra le belve gli attribuiscono le più selvagge: krovkodeilon kai; to;n potavmion i{ppon (371C).

Insomma pavnta ta; fau`la kai; blabera; Tufw`no~ e[rga (371E). Tutto quanto è stupido e dannoso è opera di Tifone.

Tifone non ha  ordine tavxi~, né gevnesi~ generazione, né movimento dotato di misura e ragione kivnhsi~ mevtron e[cousa kai; lovgon (372). Perciò sono da disprezzare quelli che assegnano a Tifone la sfera del sole.

Plutarco confuta quelli che identificano il Sole con Tifone cui non si addice lamprovn, splendore, né capacità di salvare.

Il sole è  piuttosto immagine di Osiride vestito con un colore di fiamma.

Plutarco trova inopportuna e pericolosa l’identificazione totale degli animali con gli dèi da parte degli Egiziani: gli ingenui cadono nella superstizione, i cinici nellateismo (379 E). I Greci si limitano a consacrare un determinato animale a una divinità, come la colomba ad Afrodite e il cane ad Artemide.

 C’è comunque una corrispondenza tra Anubi ed Ecate. Nella Medea di Seneca Ecate risponde a latrati: ter latratus-audax Hecates dedit (840-841). Nell Eneide IV 609: Hecate ululata per urbes.

Platone nella Repubblica descrive gli inesperti di saggezza e virtù: costoro passano il tempo in banchetti ed errano tutta la vita senza mai guardare in alto, ma si rimpinzano, si accoppiano, ingrassano per l’avidità smodata, laktivzonte~  scalciando e cozzando tra loro con unghie e corni di ferro, fino ad ammazzarsi di ajplhstivan   per la loro insaziabilità, in quanto non possono riempirsi di vera realtà (586ab).

Nel Fedone, Socrate parla delle anima che non si sono liberate dall’elemento carnale, greve e terrigno. Quelli che praticarono gozzoviglie, dismisure e ubriacature,  probabilmente si calano nelle razze dei somari (eij~ ta; tw`n o[nwn gevnh)  e di altri animali del genere (82).

La curiositas o periergiva di Apuleio si estende dalla magia nera, al sesso, al misticismo.

Nel romanzo c’è un passaggio dalloscenità milesia al platonismo.

Nietzsche: L’uomo diventa uomo solo se ha la forza di usare il passato per la vita e di trasformare la storia passata in storia presente (Sull’utilità e il danno della storia per la vita).

Lasino è emblematico della stupidità e della lussuria.

In Fedro I, 29, demisso pene, dice al cinghiale: simile si negas-tibi me esse, certe simile est hoc rostro tuo“.

Platone nel Fedro paragona a un quadrupede chi cede all’istinto del piacere e di generar figlioli.

Del resto può andare peggio: Gregorio Samsa di Kafka che era spiritualmente incapace di sposarsi”[4] si è trovato trasformato in uno scarafaggio.

 Osiride è il dio della vegetazione che con Iside generò Horus. La ragione si identifica con Osiride.

Tacito racconta che pars Sueborum et Isidi sacrificat (Germania 9) e aggiunge che tratta di un peregrinum sacrum, un culto esotico e che il simbolo della dea è una liburna (nave leggera e veloce dei pirati illiri): signum ipsum docet advectam religionem“.

  Cfr. Asino doro XI, 4 dove Iside appare con un cymbium aureum pendente dalla mano sinistra. Un vaso doro forma di navicella.

Socrate nel prologo del Fedro dice che deve indagare se stesso per  vedere se non sia una bestia pù intricata  (poluplokwvteron) e più intrisa di brame di Tifone (230a).

Callimaco nel prologo degli Ai[tia si  colloca tra i poeti che amano non il raglio degli asini qorubovntwn, ma larmonioso canto della cicala.

Tifone viene sconfitto ma non annientato poiché Iside non volle che la natura antagonista dellumidità venisse del tutto annichilita (367a).

Lirrazionale infatti non deve essere eliminato: va recuperato al bene, come fa Atena con le Erinni trasformandole in Eumenidi.

Alla fine dellOrestea di Eschilo le Erinni sopravvivono come Eumenidi: Dopo l’intervento razionale di Atena, le Erinni-forze scatenate, arcaiche, istintive, della natura-sopravvivono: e sono dee, sono immortali. Non si possono eliminare, non si possono uccidere. Si devono trasformare, lasciando intatta la loro sostanziale irrazionalità: mutarle cioè da Maledizioni” in Benedizioni”. I marxisti italiani non si sono posti, ripeto, questo problema”[5].

 

 Nelle Metamorfosi, Iside chiama lasino pessima mihique detestabilis belua iam dudum (XI, 6). Alla fine Lucio potrà uscire da quella pelle. Eppure è grato asino meo (9, 13) allasino che gli ha fatto fare le esperienza necessarie.

Nell’Inferno di Dante. Bestialità dell’uomo-asino o uomo-mulo: Vanni Fucci nella bolgia dei ladri (VIII cerchio) si presenta dicendo: Vita bestial mi piacque e non umana-sì come a mul chi fui; son Vanni Fucci-bestia, e Pistoia mi fu degna tana” (XXIV, 124-126).

Nel Satyricon c’è l’uomo lupo (racconto del versipellis).

Agostino elogia Apuleio scrivendo che si distinse in entrambe le lingue come illustre platonico (De civitate Dei, VII, 13). Tuttavia Agostino critica la concezione apuleiana dei demoni  quali mediatori tra gli dèi e gli uomini. Essi sarebbero portavoce degli uomini presso gli dèi.

NellEpistola 138 scrive a Marcellino: Quale fatto più ridicolo e miserevole che confrontare i miracoli di Apuleio e di Apollonio di Tiana[6] a quelli di Cristo?

 Opere minori di Apuleio

 De deo Socratis . E uno studio del demone socratico. I daivmone~ ( i modelli degli angeli cristiani) portano agli dèi le richieste degli uomini. Queste potenze semidivine trasvolano continuamente tra terra e cielo per la salute degli uomini e per uno scambio di messaggi tra dei e uomini.

De Platone et eius dogmate è una sintesi della fisica e dell’etica platonica ricavata soprattutto dal Timeo.

De mundo (di dubbia autenticità) è un rifacimento del Peri; kovsmou pseudo aristotelico.

Fozio patriarca di Costantinopoli (IX d. C.) nella Biblioteca dà notizia delle Metamorfosi di Lucio di Patre, un libro ricco di elementi prodigiosi.

Abbiamo un Lucio o lasino di Luciano ? (120-190) forse una versione abbreviata del testo di Lucio di Patre, un sofista contemporaneo di Luciano. In Lucio o lasino non c’è la parte isiaca che probabilmente è di Apuleio.

Fozio non sa se le Metamorfosi di Lucio di Patre derivino da Lucio o lasino di Luciano o viceversa. Entrambe le opere abbondano di invenzioni fiabesche e sconcezze indicibili.

  Luciano vuole ridicolizzare le superstizioni.

Il romanzo di Apuleio nei codici porta il titolo di Metamōrfosěon libri (unděcim), ma viene chiamato Asinus aureus come fece Agostino in De civitate Dei, XVIII, 18).

La magià nera domina nella prima parte del romanzo. Iside invece incarna la magia bianca. Il malum carmen era considerato un reato già nelle XII tavole e al tempo di Apuleio sussisteva la silana lex Cornelia de sicariis et veneficiis.

La curiositas  che tende alla magia nera può significare un peccato ideologico, può essere u{bri~ nei confronti della natura.

Il comico dei primi tre libri è pieno di paura e affanno. Lucio non è un peccatore spensierato. C’è una mescolanza di sacro e di profano, di mistico e di osceno che dà il senso della rottura dell’equilibrio classico.

Gli insperata atque inopinata verba erano la delizia dell’arcaismo di Frontone, educatore di Marco Aurelio che fu discepolo anche di Erode Attico, uno dei più illustri neosofisti. Uno stile ricco di arcaismi, neologismi, parole prese dal sermo plebeius,  giochi di parole. Nel misticismo orientale c’è il naufragio del mondo antico. Questo di Apuleio è un romanzo di formazione Bildungsroman. Descrive un mondo labile come ha fatto Ovidio. C’è un ritratto del caos morale.

 

 

 

Vita e altre opere (più o meno autobiografiche) di Apuleio

 Visse tra il 125 e il 170. Nasce a Madaura (Numidia-Getulia, Algeria), nell’Africa proconsolare romana la cui capitale era Cartagine.

Nei Florĭda (IX) Apuleio si vanta del fatto di non avere abilità manuale come Ippia di Elide, ma una pluralità di conoscenze che non hanno bisogno di applicazione materiale.

Cfr la  scientia desultoria, lacrobatica scienza, del primo capitolo del romanzo. Apuleio sa scrivere poesie liriche, commedie, tragedie, satire, enigmi, orazioni, dialoghi, sia in greco sia in latino.

 

I FlorÄ­da sono unantologia di 23 passi di conferenze, brani oratòri. L’ambientazione è africana. Ci sono loci communes[7] utili a improvvisare conferenze.

Queste conferenza Risalgono alla diarchia di Marco Aurelio e Lucio Vero (161-169). Apuleio è un seguace della nuova sofistica ma si attribuisce la qualifica di neoplatonico. Segue il platonismo medio[8] che contamina temi accademici e peripatetici.

I nuovi sofisti greci erano forbiti conferenzieri che viaggiavano per le terre dell’impero. I più noti sono Dione (Crisostomo) di Prusa (40-115), Erode Attico (101-177), Elio Aristìde (120-190), discepolo di Erode Attico che fu maestro di Marco Aurelio. Predicavano lesemplarità del passato ed erano in sintonia con il potere romano dal quale ricevono onori e privilegi. Nel 144 Elio Aristìde pronunciò un discorso in lode di Roma. Cfr. Lasino doro 11, 17[9].

La lingua dei retori latini è connotata dall’arcaismo come quella dei poeti. LAfrica diventa una delle regioni più attive dell’impero. Sono africani Frontone, capofila del gusto arcaizzante, Apuleio, Tertulliano, Minucio Felice. Alla morte di Commodo la successione toccherà a Settimio Severo (193-211) un africano di Leptis Magna. Dilaga l’irrazionale.

Apuleio si vanta di coltivare molti generi (XX).

Nel VI discorso parla dei Ginnosofisti l’entità più ammirevole dell’India. Non fanno altro che coltivare la sapienza sapientiam percŏl’unt tam magistri senes quam discipuli iuniores. Odiano lozio e il torpore[10] dell’animo torporem animi et otium odÄ“runt.

I maestri non danno da mangiare ai giovani se non hanno fatto qualche cosa di buono o non hanno appreso niente di buono.

Nel X Apuleio dice che l’Amore è una di quelle potenze intermedie che non si vedono ma si sentono.

Il XVII è un discorso tenuto a Cartagine: la città è bella ma quello che conta è convenientium ratio et dicentis oratio, l’attenzione dei convenuti e lorazione dell’oratore.

Apuleio conosceva bene il greco e il latino: nel De MagÄ«a l’autore ricorda che i suoi stessi nemici dcono di lui nequāquam Grecae linguae imperÄ«tum (87), per niente inesperto di greco.

 

De Magīa. Processo tenutosi nel 158 a Sabrăta a 50 km. Da Oea (Tripoli).

Il genere autobiografico a scopo educativo era nelle corde della seconda sofistica: il saggio vuole ammaestrare il prossimo.

Apuleio era accusato perfino di essere bello. Accusamus apud te philosophum formosum et tam Graece quam Latine-pro nefas!disertissimum (IV). Guarda che delitto!

 Apuleio risponde con i versi con i quali Paride invita Ettore a non spregiare I doni amabili dell’aurea Afrodite: dw`r j ejrata; crusevh~

 jAfrodivth~ (Iliade, III, 64). Del resto anche Pitagora era bello e pure Zenone di Elea. Quanto ai versi erotici, Apuleio (XI) risponde con Catullo: Nam castum esse decet pium poetam; vericulos nihil necesse est (16, 5-6).

Lo specchio riflette la persona con precisione. Gli uomini di aspetto passabile si guardano allo specchio e i lasciano ritrarre. Non lo fanno i deformi come Agesilao. Demostene ripeteva le sue orazioni davanti allo specchio. La povertà non è un disonore. Gli dèi sono superiori agli uomini perché non hanno bisogno di nulla. Antistene in Diogene Laerzio: qew`n me;n i[dion einai mhdeno;~ dei`sqai. Altrettanto nellEracle di Euripide 1345-1346.

Sono seminumida e semigetulo come Ciro fu semimedo e semipersiano. Comunque bisogna considerare non dove è nato uno, ma come è costumato. Mago non è unoffesa. Presso i Persiani il mago era come il sacerdote da noi. La magia buona è gradita agli dèi. Anche i filosofi che scrutano la Provvidenza, come Epimenide, Orfeo, Empedocle, lo stesso Platone, venivano accusati di magia; quelli che cercano lajrchv invece, Anassagora, Democrito, Epicuro, sono accusati di ateismo.

L’accusa relativa ai pesci[11]:  Qui pisces quaerit, magus est?.

 Tra dei e uomini ci sono divinità intermedie che governano i miracoli della magia (43). Pudentilla aveva bisogno di un marito, ma Apuleio, peregrinationis cupiens, desideroso di viaggiare e di imparare, schivava l’ostacolo del matrimonio: impedimentum matrimoni recusaveram” (73). La magia buona ha della forza, ma più forte è il destino: Fatum  rei cuiusque veluti violentissimus torrens[12] neque retineri potest neque impelli (84).

Pudentilla aveva due figli Ponziano e Pudente, e aveva 40 anni, non 60.

Apuleio non aveva motivo di lucro: per lui la ricchezza è la concordia e la pienezza dell’amore coniugale. Apuleio è un  philosophus spernens dotÄ«s (92). Rufino, il suocero di Ponziano, voleva tutto, ma quasi caeca bestia in cassum hiavit (97), rimase inutilmente a gola aperta.

Morto Ponziano, la vedova si muove come una catapulta verso il letto di Pudente che si lascia abbindolare. Lo zio paterno di Pudente, Emiliano, e il suocero di Ponziano, Rufino sono compari. Pudente viene diseducato dallo zio Emiliano. Dimentica perfino il greco e il latino e parla punico. Pudentilla, spinta da Apuleio, ha lasciato Pudente come erede, il che estirpa la radice del processo: l’odioso sospetto di un’eredità bramata ed estorta (101).

Nell’ultimo capitolo (103) Apuleio ripete le accuse e le controbatte con due parole ciascuna

Dentes splendÄ­das (rendi brillanti i denti): ignosce munditias, perdonami la pulizia

Specula inspicis-debet philosophus

Vorsus facis-licet fieri

Piscis esplōras-Aristoteles docet.

Lignum consĕcras (uno scheletro di legno che significava Mercurio)-Plato suadet

Uxorem ducis-leges iubent

Prior nata ista est-solet fieri

Lucrum sectatus es-testamentum lege.

 

  Lo stile di Apuleio è calcolato per piacere all’orecchio. Ci sono arcaismi, espressioni vernacolari, vecchie parole riesumate, nuove parole coniate. La sintassi non è strettamente classica ma nemmeno dirompente.

Filippo Beroaldo il Vecchio (1453-1505) erudito di Bologna dove insegnò poetica e retorica, scrisse Commentarii su Apuleio.

Lasino doro fu trovato dal Boccaccio e tradotto da Boiardo (1440-1494) e Firenzuola nel 1525.

C’è un affresco di Raffaello nella villa Farnesina:

Le nozze di Amore e Piche affresco della volta nella l’oggia di Psiche.

Ci sono altri affreschi di Perin del Vaga, manierista, allievo di Raffaello, a Castel S. Angelo. La serva racconta a Carite.

Amore scoperto da Psiche, fugge. 

Convito degli dèi per le nozze di Amore e Psiche.

Lasino doro

Il narratore si accinge a intrecciare varias fabulas  sermone milesio in  un racconto di tipo milesio. Plutarco nella vita di Crasso definisce le novelle milesie ajkovlasta bibliva (32, 4), libri dissoluti. Implicano la componente erotica. Sono così dette dalle Milhsiakav di AristÄ«de di Mileto (II a. C.) tradotte da Sisenna nell’età di Silla. Nel Satyricon c’è la fabula milesia della Matrona di Efeso (111-112) e quella del Fanciullo di Pergamo (85-87).

Le fabulae saranno raccontate in modo da accarezzare le orecchie benevole del lettore lepido susurro con piacevole mormorio.

Apuleio vuole docere, ma sa che per questo è necessario anche delectare. Viene preannunciata la soluzione isiaca con la menzione di un papyrus aegyptia scritto con l’arguzia di uno stilo niliaco che il lettore dovrà vedere. Quindi figurae fortunaeque hominum in alias immagines conversae. Lio narrante dice di essere greco (attico, corinzio, spartano) e di avere imparato il latino che forse praticherà con qualche frase esotica o popolaresca. La varietà di espressione corrisponde alla sua desultoria scientia, acrobatica scienza. E un sapere mobile, non dogmatico un sapere che trascende lordinario sapere umano” [13].

Può essere la magia, la non fedeltà a un solo genere. Può alludere alla pratica amorosa del donnaiolo[14]. Quindi incipimus fabulam graecanicam. Poggia dunque sulla letteratura greca.

Lector, intende: laetabÄ•ris (1, 1). In questa laetitia C’è una componente ludica e pure una beatificante.

Lio narrante, Lucio, andava in Tessaglia per affari.

 La Tessaglia è la terra delle streghe. Lucano: damnata tellus fatis ( Pharsalia, VI, 413).

Lì nacque l’uso di contare il denaro quod populos scelerata impÄ“git in arma (406). La magia vuole essere controllo del mondo per mezzo dell’irrazionale. La strega tessala più famosa è Erichto congiurata con il Caos: innumeros avidum confundere mundos” (Pharsalia, VI, 509).

Il narratore si accompagna a due altri viaggiatori. Uno racconta e l’altro vorrebbe zittirlo, mentre Lucio vuole ascoltarlo siccome è sitÄ«tor novitatis (1, 2). Inoltre crede che la lepida iucunditas spiani le salite.

 Ascoltare rende possibile la terapia del rovesciamento: mettersi nei panni degli altri, imparare. L’umorismo di Pirandello.

 Lo scettico non vuole sentire mendacia, ma Lucio gli rinfaccia crassae aures, orecchie foderate, e obstinatum cor. Le cose che sembrano false possono rivelarsi vere. Lucio utilizzerà anche le enormi orecchie dasino per imparare[15].

Ci sono cose che sembrano supra captum cogitationis ardua, difficili per la presa di coscienza ma  se esaminate accuratius  possono diventare facili (1, 3).

Insomma There are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt in our philosophy (Amleto, II, 5)

Dunque il narratore, Aristoměne di Egio procede con il racconto giurando sul sole onniveggente che racconterà solo cose vere (1, 5).

 E la storia di Socrate. Quello di Platone secondo Nietzsche rappresenta lottimismo conoscitivo (Carotenuto), la razionalità unilaterale (cfr. Penteo nelle Baccanti).

Aristomene dunque va a Ipata (l’eccelsa) e incontra il commilitone Socrate abbattuto.

Questo gli ricorda la mutevolezza della sorte (1, 6), un topos molto diffuso. Cfr. Solone a Creso ( Erodoto, I 32, 4): pa`n ejsti a[nqrwpo~ sumforhv.

La Tuvch, dice Annibale a Scipione prima della battaglia di Zama fa pendere la bilancia in maniera alterna da una parte e dall’altra, come se trattasse con dei bambini kaqavper eij nhpivoi~ paisi; crwmevnh (Polibio, 15, 6, 8), E Seneca Nulla sors longa est: dolor ac voluptas invÄ­cem cedunt; brevior voluptas (Thyestes, 596-597).

Socrate dunque era stato rapinato a Larissa e rifocillato da unostessa caupona Meroe anus sed admŏdum scitŭla (1, 7) attempata ma piuttosto carina. Gli diede da mangiare e lo portò a letto dove Socrate contrasse una schiavitù pestilenziale e durevole. Quella strega gli aveva portato via tutto. Socrate ne ha ancora paura: è una maga e unindovina saga et divina  (1, 8).

Aveva mutato un suo amante infedele in un castoro, un animale che si libera dagli inseguitori praecisione genitalium  (1, 9), poi aveva fatto altre stregonerie comportandosi quale emula di Medea (1, 10), lallieva di Ecate. Quindi Aristomene e Socrate vanno a dormire. Aristomene cade sotto il letto e testudo factus  (12) vede due donne non giovani: Meroe e la sorella Pantia. Meroe si paragona a Calipso abbandonata da Ulisse che viene ricordato più volte ed è figura di Lucio. Le due streghe straziano Socrate bacchatim (13) al modo delle baccanti. Meroe gli cava il cuore compiendo uno sparagmov~. Aristomene non osa scappare per paura di essere accusato dell’omicidio e torna nel letto grabatÅ­lus conscius della sua innocenza. Cfr. Leopardi Le Ricordanze assiso sul conscio letto, dolorosamente alla fioca lucerna poetando”. Aristomene tenta di impiccarsi ma si spezza la corda. Socrate risorge e riprendono il cammino, ma durante una sosta muore.

Lucio commenta la storia dicendi nihil impossibile arbitror, sed, utcumque fata decreverint ita cuncta mortalibus provenire (20).

Eschilo, Agamennone: το; mevllon h{xei (1240), il futuro giungerà.

Nietzsche: Amor fati è la mia intima natura. Tu stesso povero uomo sei la tua Moira incoercibile che troneggia anche sugli dèi” (Ecce homo).

 

Quindi Lucio va a Ipata e chiede di Milone. Gli dicono che è un avaro.  Viene accolto come lagrimensore K. nel Castello di Kafka.

Prima una adulescentula  gli apre la porta e gli chiede in malo modo se ha un pegno doro per un prestito. Poi Lucio dice che lo manda Demea di Corinto, e la ragazza fa rogat te (22), ti vuole. Cambiamento di status.

Una scena analoga in Il castello di Kafka.

K. giunge allosteria del castello e dopo una prima telefonata fatta dal giovanotto Schwarzer al sottoportinaio viene trattato come un volgare vagabondo che mente, poi dopo una seconda telefonata proveniente dal castello, lo stesso giovanotto lo chiama signor agrimensore”.

Il padrone Milone è avaro e paragona la sua ospitalità a quella della vecchia Ecale. I paradigmi mitici e letterari sono continuamente presenti.

Lucio capisce ed esce per comprarsi da mangiare. Incontra Pitia, un condiscipulus apud Athenas  (i, 24) che è diventato edile e sorveglia l’annona.

Trova cari i pesci comprati da Lucio, e grida Sed non impune! Iam enim faxo scias quem ad modum sub meo magisterio mali debeant coherceri. Et, profusa in medium sportula, iubet officialem suum insuper pisces inscendere ac pedibus suis totos obterere (I, 25 ). Quindi consiglia a Lucio di andarsene, gli basta loffesa fatta al vecchio venditore : Sufficit mihi, o Luci- inquit- seniculi tanta haec contumelia“.

Lucio se ne andò al bagno consternatus ac prorsus obstupidus, costernato e quasi intontito, prudentis condiscipuli valido consilio et nummis simul privatus et cena“.

E, se io ben intendo, Pizia consiglia a Lucio di lasciare il mercato, perché, dopo questo fatto, a lui i mercanti non venderebbero più e si vendicherebbero”[16].

Prepotenza e irrazionalità dei magistrati.

Nel Satyricon il liberto Ganimede dice degli edili trium cauniarum, che valgono tre fichi secchi:  istae maiores maxillae semper Saturnalia aguntsed si nos coleos haberemus non tantum sibi placeret. Nunc populus est domi leones, foras vulpes (44).

Auerbach cerca di chiarire il suo pensiero sulla tendenza alla deformazione spettrale e orrida della realtà“[17] già presente in Seneca e Tacito citando i capitoli I 24-25 del romanzo di Apuleio.

Le Metamorfosi di Apuleio presentano una simile tendenza alla deformazione spettrale e orrida della realtà.

Ammiano Marcellino sviluppa all’estremo la tendenza patetico di Seneca e Tacito dove il sensuale e lorrido hanno preso il sopravvento.

 Un realismo cupo, sommamente patetico, che è del tutto estraneo all’antichità classica”. In Apuleio si trova luguale tendenza alla deformazione spettrale e orrida della realtà“.

Per quanto riguarda l’eros accanto a un’estrema accentuazione della concupiscenzamancano completamente l’anima e l’intimità umana, e continuamente vi si mescola qualche cosa di spettrale e di sadico; la concupiscenza è mischiata ad angoscia e a raccapriccio, pur essendovi non poca melensaggine. Se il sentimento della fatuità universale non fosse così forte, almeno presso un lettore moderno, si sarebbe tentati di pensare a certi scrittori moderni, per esempio a un Kafka, il mondo del quale ci rammenta con la sua orrida deformazione, una pazzia raziocinante”[18].

Auerbach cita il testo da rebus meis in cubicolo conditis (I, 24) a nummis simul privatus et cena (I, 25)

Vi furono e vi sono senza dubbio lettori che su questa storia semplicemente ridono, tenendola per un puro scherzo. Ma ciò non è sufficiente. Il contegno dell’amico allora allora ritrovato, del quale poi non si dice nient’altro, è volutamente malvagio (e ne mancano le ragioni) o è pazzo, ma questo non è detto mai. Non si può respingere l’impressione di un contorcimento fra stolido e spettrale di fatti della vita comuni e mediocri. L’amicoderuba Lucio della sua cena e del suo denaro; di una punizione del venditore, che conserva il suo denaro, non è parolaLa stori, con tutta la sua melensaggine, è stata sottilmente escogitata per minchinare Lucio e giuocargli un cattivo tiro. Ma per quale ragione e a quale scopo? E stoltezza, è cattiveria, è pazzia?”[19]

Nell’eros mancano completamente l’anima e l’intimità umana e vi si mescola continuamente qualche cosa di spettrale e di sadico; la concupiscenza è mescolata ad angoscia e raccapriccio. Si può pensare al mondo di Kafka, orrendamente deformato da una pazzia raziocinante. Si può pensare all’episodio dei pesci che ledile schiaccia con i piedi al mercato (I, 24).Ci troviamo un contorcimento tra stupido e spettrale di fatti della vita comuni e mediocri.

Lucio torna a casa e Milone lo riempie di chiacchiere. Approfitta della capacità che ha il suo ospite di ascoltare.

II Libro

Lucio considerava ogni cosa con curiosità curiose singula coniderabam. Tutto pareva fatato e trasfigurato: ut et lapides quos offenderem de homine duratos crederem, tanto che pensavo che le pietre in cui inciampavo derivassero da uomini induriti, e gli uccelli uomini piumati, e gli alberi uomini con fronde.

Lucio accetta i rischi. Platone nel Fedone scrive kalo;~ ga;r oJ kuvndino~ (114d) bello è il rischio di credere nell’immortalità dell’anima e bisogna fare tali incantesimi a se stesso.

Tutto è animato, tutto subisce metamorfosi. Le cose terrene sono soltanto dei simboli.

Il Faust di Goethe si conclude con l’affermazione che Tutto leffimero è solo un simbolo”[20]. Alles Vergängliche-ist nur ei Gleichniss. Tutto ciò che è passeggero è solo una similitudine”: non è che un’immagine, un simbolo. Noi dobbiamo congiungere (sumbavllein-da cui deriva Suvmbolon- vale: mettere insieme, congiungere) il non eterno con l’eterno, dobbiamo, senza spregiare il transitorio, il mortale, contemplare in esso, attraverso esso, il non transitorio, limmortale”[21].

Proust, La strada di Swann: Volsi il capo a guardare i campanili[22]Ben presto le loro linee e le loro superfici soleggiate si ruppero come se fossero stata una scorza: li vidi simili a tre fiori dipinti nel cielo o alle tre fanciulle della leggenda abbandonate in un luogo solitario quando già calavano le tenebre” (p. 192).

Lucio gironzolava circumibam. C’è l’idea del labirinto molto presente nel Satyricon: Quid faciamus homines miserrimi et novi generis labyrintho inclusi? (73).

Finché lo riconosce e ferma la matrona Birrena. Lucio ha l’aspetto della madre Salvia, è bello per una suculenta gracilitas, una vigorosa snellezza.  Accostamento azzeccato, callida iunctura (Orazio, Ars, 48).

Poi lo stile alto e nobile della non affettazione, della neglegentia: inadfectatum capillum (2, 2), capigliatura senza artificio[23].

Poi oculi caesi, chiari, ma vivi e aquilini e immediatus incessus[24], il modo di camminare naturale. Birrena dice di essere imparentata con Salvia: derivano entrambe dalla famiglia di Plutarco (2, 3). Quindi porta il ragazzo in casa sua che Lucio descrive con un e[kfrasi~: tra le altre opere dell’arte aemula naturae vede un Atteone che guarda curioso optutu  con sguardo curioso (obtueor) Artemide pronta a bagnarsi (2, 4). Era già vicino a tramutarsi in cervo. E una prefigurazione della metamorfosi di Lucio e dei rischi che correrà. Birrena lo mette in guardia da Panfile, maestra di ogni carme sepolcrale, omnis carminis sepulchralis magistra, di ogni negromantico incantesimo. Sa inabissare la luce del mondo nel Chaos (2, 5). Inoltre illa uritur  e tu sei giovane e bello.

Birrena è anxia ma Lucio è curiosus.

E arrivata lexoptata occasio per explere pectus fabulis miris. (2,6)

 Vuole imparare, ma per il sesso sarà meglio pensare a Fotide, formā scitula et moribus ludÄ­cra et prorsus argutula (cfr. animula vagula blandula dell’imperatore Adriano cultore della poesia quale lusus, come i poetae novelli che guardano a modelli pre-augustei. Cfr. anche Ego nolo Florus esse).

La madre putativa, Birrena, si oppone alle esperienze di Lucio. Lucio inizia da Fotide il cui nome ha lo stesso significato di Lucio. Nel romanzo greco la ragazza si chiama Palaivstra. La servetta stava preparando la trippa (2, 7) parabat viscum fartim concisum  minutamente triturata ( si noti il maschile invece di viscus-eris neutro). Si trova in Plauto Poenulus 479. Cfr. fatus in Petronio e cfr. Leopardi il quale nota che il latino parlato è conservatore dell’antichità ed è  la catena tra gli scrittori più antichi e noi. Negli scrittori più antichi si trovano participi contratti come in italiano: postus invece di positus in Ennio” (Zibaldone, 2347).

Fotide decenter undabat (II, 8)  ancheggiava in modo appropriato. E una metafora marina che si usa di solito per le città travagliate povli~ saleuvei (Edipo re, 22-23).

C’è poi un elogio del caput capillumque femminile praecipua pars corporis.  Properzio: si nescis, oculi sunt in amore duces (II 15, 2). Antigone  w koino;n aujtavdelfon   jIsmhnh`~ kavra (v. 1).

T. Mann : il viso dalla forma esotica e piena di carattere. Se nel suo viso qualche cosa anche piccola avesse una forma diversa, probabilmente non desidererei nemmeno il uo corpo. L’amore per il viso è amore spirituale (La montagna incantata).

La stessa Venere Venus ipsa, pur tutta profumata e irrorata, si calva processerit, placere non poterit nec Vulcano suo (II, 8).

A Fotide aggiungeva grazia inordinatus ornatus la non ordinata acconciatura.

Quindi Ars casum simulat [25].   Fedra a Ippolito: in te magis refulget incomptus decor (Fedra, 657), la bellezza trascurata.

Ovidio: Hippolitum Phaedra, nec erat bene cultus, amavit (Ars I, 510).

Parini: il crin Signorenon però senzarte vada negletto su gli omeri a cader”, il Mattino, 1005 ss.

Lucio la bacia e Fotide promette che la sera andrà a trovarlo in camera per fare una forte battaglia. Eros si associa a Eris.

 Quindi arriva del vino da parte di Birrena e Lucio aggiunge

un elogio del vino Veneris hortator et armĭger Liber. Serve a estinguere pudoris ignaviam (II, 11). La barca di Venere ha bisogno di questo solo approvvigionamento hac  sitarchĭā navigium Veneris indiget  solā.

Euripide Baccanti oi[nou de; mhkevt j o[nto~ oujk estin Kuvpri~-oujd j a[llo terpno;n oujde;n ajnqrwvpoi~ (773-774).

Terenzio, Eunuco, 732: Sine Cerere et Libero friget Venus.

Ovidio Vina parant animum Veneri, nisi plurima sumas-et stupeant multo corda sepulta mero” (Remedia, 807-8).

Macbeth Much drink may be said to be an equivocator with lechery: makes him stand to and not stand to (II, 3).

Tacito Liber festos laetosque ritus posuit, Iudaeorum mos absurdus sordidusque (Historiae V, 5).

Quindi c’è la cena da Milone che racconta una storia poco interessante. Milone è l’uomo dalla chiacchiera infinita.

Lucio se ne libera e va nel suo cubilicum dove trova il vino e gladiatoriae Veneris antecenia (2, 15), gli antipasti. L’amore come combattimento. Quando arriva Fotide, Lucio le dice che saevus  Cupido lo ha già colpito con la sua sagitta.

Questo Cupido armato di frecce lo troviamo raffigurato esemplarmente nel Pervigilium Veneris un carme anonimo di 93 tetrametri trocaici presente nell AnthologÄ­a latina che raccoglie autori dal II al VI sec. Amore è armato anche quando è feriatus, in vacanza, ed è nudo: Nimphae cavete quod Cupido pulcher est-totus est in armis idem quando nudus est amor“(33 ss.).

 Continua il linguaggio militaresco Fotide gli fa: proeliare et fortiter proeliare, nec enim tibi cedam nec terga vertam (II, 17) Hodierna pugna non habet missionem.

Ovidio, negli Amores scrive:”Militat omnis amans, et habet sua castra Cupido;/Attice, crede mihi, militat omnis amans “(I, 9, 1-2).

A quella notte di amore fatta di salti, flessioni (pendulae Veneris fructu me satiavit, una Venere altalenante con Fotide che lo cavalcava)  e pure conluctationes, ne seguirono altre.

 

Quindi Lucio va a cena da Birrena e qui c’è la storia di Thèlyphron (II, 21-30), una storia di streghe che strappano a morsi le facce dei cadaveri. Telifron (qhluvfrwn= di animo femminile) racconta di una sua guardia notturna perché questo non avvenisse. Arriva una mustÄ“la, una donnola che lo fissa e lo fa sprofondare nel sonno. Quando si sveglia il cadavere è intatto. Telifron fa una gaffe e viene coperto di improperi e picchiato. Sicché se ne va come Penteo o come Orfeo scerpiti da donne infuriate.

Durante il funerale, lo zio del morto accusa la vedova di avere avvelenato il marito per l’eredità e per compiacere l’amante (II, 26). Tema del dilagare dell’adulterio già in Seneca: eo ventum est ut nulla virum habeat nisi ut adulterum inrÄ«tet (De beneficiis 16, 3).

 La donna reagisce con pianti studiati emeditatis fletibus (II, 27). Quindi lo zio fa venire avanti un sacerdote di Iside, un egiziano vestito di lino e con il capo rasato. La gente attende un miracolo. Il cadavere si alza e parla. Il tema della morte e resurrezione torna più volte e culmina nella rinascita di Lucio. Il marito accusa la moglie che si mette a litigare con il cadavere parlante. Poi il morto racconta che le streghe di notte lo chiamarono per nome. Rispose il guardiano che si chiama come lui e gli levarono naso e orecchie e gliele sostituirono con della cera. In effetti Telifron ha naso e orecchie finti. Il racconto è finito e i commensali sghignazzano.

Birrena dice a Lucio che il giorno seguente festeggeranno sanctissimum Deum risum (II, 31). Il dio Riso appartiene alla costellazione di Dioniso. Licurgo eresse una statua al Riso e introdusse nei simposi lo scherzo come addolcimento della fatica e della durezza della vita (Vita di Licurgo, 25,4). Eraclito, lo stoico della prima età imperiale, nelle Allegorie omeriche sostiene che Zeus ignora le lacrime e che il suo essere a[klausto~ si addice alla sua divinità. Cristo certamente non ride come gli dèi greci.

Strabone, geografo dell’età di Augusto, scrive: Gli uomini imitano bene gli dèi quando fanno del bene, ma ancora meglio quando sono felici (o{tan eujdaimonou`si, Geografia, X, 3, 9).).

 

Lucio poi torna a casa e crede di uccidere tre briganti (II, 93).

Libro III.

La mattina Aestus invadit animum, una marea di turbamento gli invade l’animo. Di nuovo metafora marina. E un presagio. Infatti la casa si riempie di magistrati e Lucio viene trascinato via da due littori. Per strada molta gente lo guarda ridendo. Viene portato prima in tribunale, poi in un teatro affollatissimo. Cera anche gente salita sulle statue, nonnulli per fenestra et lacunaria semiconspicui, sbirciavano da finestre e soffitti.

Ancora Kafka La Jiulius strasse al cui principio K. si fermò un istante era formata ai due lati da case quasi informi abitate da povera gente. Essendo domenica mattina, la maggior parte delle finestre era occupata, vi stavano uomini in maniche di camicia che fumavano e tenevano bambini appoggiati sul davanzale (Il processo, cap. II). I personaggi di K. sono schiacciati dalla colpa. Fromm Il linguaggio dimenticato : il Processo va letto come un sogno. K. è sempre preoccupato di ricevere, mai di dare. Cerca aiuto soprattutto nelle donne. E arrestato nello sviluppo. Il prete gli dice: Tu cerchi troppo l’aiuto degli altri”.

Parla l’accusatore, poi Lucio chiede ascolto e attenzione da parte dellhumanitas publica.

l’ascolto è la pietà naturale dell’anima” (Steiner, Vere presenze). Emone a Creonte bouvlh/ levgein ti kai; levgwn mhde;n kluvein; (Antigone, 757).

Lucio dice che si è trattato di legittima difesa.

Chiama a testimonio l’occhio del Sole che vede tutto e della Giustizia. Simile invocazione da parte di Medea: w Zeu`, Divkh te Zhno;~,  JHlivou te fw`~ (Medea, 764). Poi la gente si mette a ridere. Arriva una donna con un bambino e una vecchia. Entrambe agitano rami dolivo che è il segno dei supplici (Edipo re, 3). Chiedono giustizia piangendo. La vecchia chiede di vedere i corpi degli uccisi: vengono portati i cadaveri che però, scoperti, si rivelano tre otri gonfi e crivellati di colpi. Allora cohibitus risus libÄ•re iam exarsit in plebem (III, 10). I magistrati spiegano che ogni anno si celebra una festa Deo Risui (11). Vorrebbero onorare Lucio che però si è offeso.

 

Essere derisi è una delle offese massime nella tragedia: Medea ammazza i figli per non essere canzonata. La Medea di Euripide dice a se stessa: ouj gevlwta dei` s j ojflei`n- toi`~ Sisufeivoi~ toi`sd j   jIavsono~ gavmoi~ (vv. 403-4

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