Argomentare con internet

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di Luigi Gaudio

Cosa c’entra l’argomentazione con internet?

su Libertà di educazione n. 24 – ottobre 2010

Direi che la risposta a questa domanda è che non c’entra direttamente. Intendo dire che non è il mezzo di internet (o del computer) che di per sé favorisce l’argomentazione, anzi, per certi aspetti, potrebbe sfavorirla, se non addirittura inibirla in alcuni casi, e comunque la mette in secondo piano.

O la persona possiede una capacità argomentativa prima di accostarsi al mezzo comunicativo, oppure difficilmente la acquisisce da internet. Al massimo uno può giocarsi in internet, può rendere ragioni di quello che dice, come vedremo, ma non impara da interne ad argomentare.

Per inquadrare meglio, e approfondire, il problema, occorre però chiedersi: io, in quanto docente, o studente, cosa faccio in internet?

Ci sono tre modalità di approccio al mezzo che possono aiutarci a capire i diversi stili “argomentativi” che uno utilizza: la scrittura creativa, la fruizione interattiva e la fruizione non-interattiva.

1.       La scrittura creativa. Internet ha permesso a molti di esprimersi, di pubblicare le proprie opinioni, di comunicare, attraverso blog, siti web, pagine web, oppure articoli pubblicati da altri. Quando uno non si parla addosso, quando ha la pretesa di dire qualcosa di significativo su un argomento, la capacità di argomentare, di dare ragioni di quello che si sta scrivendo o dicendo è un aspetto importante della comunicazione. Troppo spesso, però, si pone l’accento sugli aspetti grafici, esteriori, accattivanti , del messaggio, e non sul contenuto. Talvolta l’immediatezza, la facilità del mezzo, avvicina i ragazzi a questi strumenti, e li allontana dai libri, che implicano comunque una fatica maggiore nell’approccio, e questo non ha a che fare con la argomentazione, che implica riflessione, vaglio critico e analisi, per la quale è necessario del tempo, mentre il mezzo, di per sé, privilegia la rapidità, la velocità, la sintesi. Inoltre, chi scrive su internet spesso si rivolge ad un pubblico già selezionato, ad una nicchia scelta, per cui non c’è bisogno di argomentare, quando il gruppo è già solidale e consenziente. La maggior parte dei siti web, inoltre, compreso il mio sito atuttascuola.it, sono semplici contenitori o vetrine (web 1.0), cui si accede senza che sia presente o necessariamente conosciuto colui che offre questo materiale.

2.       La fruizione interattiva. Le cose cambiano con il web 2.0. In questo caso, infatti, gli articoli e le pagine web sono corredate da uno spazio, in fondo, in cui è possibile lasciare i propri commenti. A questo punto dare ragioni, rispondere in modo argomentativo a chi critica non è più un optional, altrimenti si corre il rischio di ottenere un effetto contrario a quello voluto nella propria comunicazione. Rimane sempre il fatto che uno acquisisce la propria capacità argomentativa altrove, ma almeno, con il web 2.0, cambia l’atteggiamento del soggetto fruitore, che diventa atteggiamento attivo e non più inerte.

3.       La fruizione non-interattiva. Malgrado il web 2.0, comunque, rimane il fatto che, o per mancanza di tempo, o per oggettivi impedimenti, la maggior parte delle volte una persona semplicemente fruisce di materiali didattici senza interagire. A questo punto però, data la prospettiva personalistica che abbiamo adottato sin dall’inizio, diventa fondamentale capire che tipo di fruitore abbiamo di fronte, dal momento che non è detto che per forza tutti i fruitori non-interattivi siano privi di capacità argomentativa. A questo scopo, per semplificare e schematizzare, abbiamo diviso tutti i fruitori non interattivi in tre categorie: il fruitore passivo, il fruitore entusiasta, il fruitore argomentativo.

a.       il fruitore passivo. La gran parte degli alunni ricerca informazioni e materiale didattico in rete in modo poco consapevole. Il professore assegna un compito, e lo studente medio cerca di assolvere a questo compito con una rapida ricerca in rete, magari dedicando a questo pochi minuti poco prima di spegnere il computer, dopo ore in cui ha chattato o giocato, o fatto altro. Il suo scopo è quello di mettere a posto la coscienza propria (e magari del genitore), ma non impara nulla da questo lavoro, perché appunto dedica pochissimo tempo. L’insegnante argomentativo, però, darà ben poco peso a questo genere di lavoro. Se il suo scopo non è quello di uno studio quantitativo, ma qualitativo, non potrà premiare lo studente che presenta una tesina o una ricerca di 50 pagine, o una presentazione copiata da chissà chi, perché quello che conta è imparare, non presentare un lavoro apparentemente approfondito. L’informazione non vuol dire automaticamente formazione, e non è detto che tutto quello che copi e incolli, o che stampi, sia stato acquisito.

b.      il fruitore entusiasta. Esiste però una seconda categoria di studenti, direi meno numerosa della prima, ma comunque consistente, ed è la categoria di quelli che apprendono anche da internet. Per loro, internet è come una enciclopedia continuamente aggiornata. Questi ragazzi creano ricerche con word e presentazioni con power point appassionandosi a quello che fanno, e capendo quello che stanno studiando, perché investono molto più tempo rispetto agli altri. Anche il professore se ne accorge, e premia a questo punto la buona volontà, l’impegno profuso. Il limite, però, di questa seconda categoria di studenti, è l’eccessivo entusiasmo , che non sempre è compatibile con una sana criticità. Così, lo studente crede sempre a tutto quello che è scritto, e la frase ingenua “l’ha detto la TV” è sostituita dalla più recente, ma altrettanto ingenua “era scritto su internet” come se questo costituisse una garanzia assoluta.

c.       il fruitore argomentativo. Argomentare, invece, è un passo in più, che c’è solo quando la fruizione è veramente consapevole, quando è chiaro un giudizio, quando uno è in grado non solamente di prendere informazioni, ma di selezionarle, e di motivare le proprie scelte. Una capacità di questo tipo uno non la acquisisce automaticamente da internet. Questa è una di quelle cose che si imparano solo in un approfondimento dello studio , in un rapporto con un altro, che generalmente è un insegnante, ma potrebbe essere anche un compagno di classe, o un amico, più avanti in questo percorso di consapevolezza.

Ritornando quindi a quello che dicevamo all’inizio di questo articolo, siamo arrivati, con il nostro percorso, a spiegare perché il rapporto tra internet e l’argomentazione non è un rapporto diretto, come invece potrebbe essere quello instaurato con un insegnante che aiuta ad acquisire questa capacità argomentativa. Ci sono delle cose per le quali le macchine possono venire in aiuto, ma non possono proprio sostituire la persona. L’argomentazione è una di queste cose.

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