Arrivano i cinesi!

Saggio breve o articolo di giornale

Ambito artistico-letterario

REDAZIONE DI UN SAGGIO BREVE O ARTICOLO DI GIORNALE

CONSEGNE

Sviluppa l’argomento scelto o in forma di saggio breve” o di articolo di giornale”, utilizzando i documenti e i dati che lo corredano e facendo riferimento alle tue conoscenze ed esperienze di studio.
Da’ un titolo alla tua trattazione.
Se scegli la forma del saggio breve”, indica la destinazione editoriale (rivista specialistica, ricerca o relazione scolastica, rassegna di argomento culturale, altro).
Se scegli la forma dell’articolo di giornale, indica il tipo di giornale sul quale ipotizzi la pubblicazione (quotidiano, rivista divulgativa, giornale scolastico, altro).
Per analizzare l’argomento, puoi riferirti a circostanze immaginarle o reali (mostre, anniversari, convegni o eventi di rilievo).
Non superare le quattro o cinque colonne di metà di foglio protocollo.

Ambito socio-economico

Arrivano i cinesi!

1. «Cinesi, concorrenza sleale» Gli artigiani: rispettare le regole per superare la crisi del settore

SAN GIOVANNI (Udine). La crescente concorrenza rappresentata dalla massiccia manovalanza offerta dai cinesi o quelli provocati dalla globalizzazione fa paura agli imprenditori del Manzanese. Questa in sintesi la forte preoccupazione espressa dai piccoli artigiani rappresentanti il settore dei controterzisti, in particolar modo quello del settore tappezzieri del Distretto della sedia, nel corso di un incontro tenutosi l’altra sera a San Giovanni al Natisone organizzato dalla Confederazione Nazionale Artigianato e della Piccola media impresa.

Una presenza massiccia, oltre un centinaio, che ha voluto esporre il proprio pensiero su una crisi del settore già di per sé strutturale, che ora rischia di assumere proporzioni maggiori per la presenza in zona di nuove attività lavorative svolte dagli immigrati cinesi. «Sono tanti, veramente tanti – ha esordito Luigi Martino, Presidente del Cna di Manzano e vice presidente del Con.Ga.Fi. di Udine – e le caratteristiche principali dei loro laboratori sono quelle di porre una situazione di competitività e di convenienza per le ditte committenti con grave danno all’economia delle piccole aziende di questo Distretto. Dobbiamo trovare strategie comuni per combattere questa concorrenza, talvolta sleale, ha proseguito, se vogliamo difendere il lavoro di tanti anni di sacrifici. Se nel passato questa zona era capace di produrre il 35 per cento del mercato mondiale, vuol dire che si era costruito insieme un mercato competitivo e di qualità». «Il problema della concorrenza – ha concluso Martino – esiste ed è grave, non lo dobbiamo ritenere un fattore di discriminazione nei confronti di questi lavoratori, ma cercare di creare le condizioni per una concorrenza leale sotto ogni profilo».

«Esperienze di questo tipo – ha poi affermato Giovanni Forcione, direttore provinciale Cna (nella foto) – sono state vissute in altre zone d’Italia con effetti talvolta devastanti per il mercato e per l’occupazione. Allora, ha proseguito, prima che sia maggiormente scombussolato un equilibrio già di per sé precario dobbiamo batterci affinché su un piano della legalità e del rispetto delle regole, e ciò dovrà valere anche per gli industriali, vengano create le condizioni per una libera e costruttiva concorrenza». Ne è seguito poi un dibattito, che ha evidenziato maggiormente le preoccupazioni di chi opera nel campo della tappezzeria, ma non sono mancate neppure quelle esposte dai piccoli imprenditori del settore terziario già fortemente colpito per gli effetti della globalizzazione e del conseguente trasferimento delle linee di produzione (quelle dei prodotti dei semilavorati che nel distretto è la maggior componente) dei grandi gruppi industriali della zona del Manzanese nei paesi dell’Est.

«Per la tutela dei nostri prodotti e la salvaguardia dell’economia del Distretto – ha affermato Martino, prima di concludere l’incontro – dobbiamo confidare nel marchio di qualità le cui regole e finalità verranno presentate in questi giorni. Questo dovrà essere la conferma e la salvaguardia del prodotto sedia e deve diventare la nostra garanzia».

Giovanni Mainardis (Messaggero Veneto DOMENICA, 09 NOVEMBRE 2003)

2. Cina VS India: alla conquista del mercato globale
(i dati sono stati desunti  dal giornale  “La Repubblica”, lunedì 7 febbraio 2005 pag.15 ) a cura di Matteo Mazzoni, IV A – del Liceo Scientifico Statale A.Pacinotti di La Spezia.

Secondo un rapporto della CIA dal titolo “Mapping the global future”, entro il 2020 Cina e India saranno le nuove protagoniste del mercato globale, con una costante crescita paragonabile all’ascesa degli USA diventati un secolo fa la maggiore potenza mondiale. Vediamo  quali sono le caratteristiche numeriche di questi due fenomeni globali

CINA: In 25 anni diventa la seconda potenza economica mondiale con un reddito pro-capite medio di 1000$, investimenti stranieri raccolti nell’ultimo anno di 60 miliardi di $, investimenti in infrastrutture di 24 $ spesi per ogni abitante, un aumento del PIL nell’ultimo anno del 9,5%, ed una distribuzione della popolazione attiva nei seguenti settori economici: 15% agricoltura, 32% servizi e 53% industria.

INDIA: In 20 anni affranca 210 milioni di abitanti dalla fame, con un reddito pro-capite medio di 500$, investimenti stranieri raccolti nell’ultimo anno di 6 miliardi di $, investimenti in infrastrutture di 2 $ spesi per ogni abitante, un aumento del PIL nell’ultimo anno del 5,9%, ed una distribuzione della popolazione attiva nei seguenti settori economici: 24.9% agricoltura, 48.2% servizi e 26.9% industria.

I due giganti, come si vede dalla tabella riassuntiva, non vanno esattamente di pari passo: secondo le previsioni dell’agenzia di intelligence americana, infatti, sarà la Cina, nei prossimi decenni, a superare gli Stati Uniti, non l’India.

Ma l’India , comunque, può contare su importanti risorse quali ad esempio

  • Conoscenza dell’inglese molto diffusa (eredità coloniale)
  • Sistema giudiziario efficiente
  • Ottimi istituti universitari scientifici (gli indiani laureati in matematica, fisica, ingegneria sono in numero nove volte maggiore rispetto a quello dei loro colleghi cinesi)
  • In generale, se la Cina risulta imbattibile nell’hardware, l’India ha il suo punto forte nel SOFTWARE

E’ infine utile precisare alcuni concetti non prettamente economici, che non possono essere sintetizzati in numeri, ma sono ugualmente importanti per la comprensione di questi fenomeni.
Il regime comunista cinese è incredibilmente efficace nel promuovere la deregulation, le privatizzazioni e un ambiente più accogliente per gli investitori  stranieri. Veloce, decisionista, efficiente, il governo cinese è altrettanto rigido e, negli ultimi anni, ha dato prova della propria debolezza: senza un’opposizione è difficile correggere i propri errori, che tendono a stratificarsi, creando un malcontento che può sfociare in crisi violenta. Lo scontro economico tra i due colossi asiatici, dunque, sembra essere ancora lontano da un esito finale.

3. “Europa e Cina alla guerra del tessile”

Il contrasto sull’importazione dei prodotti tessili cinesi rischia non solo di lacerare la trama già piuttosto logora del cosiddetto libero commercio internazionale ma anche di spaccare l’Europa.Il tentativo cinese di annientare l’industria tessile e calzaturiera europea – con l’eccezione di alcune fasce di altissima qualità – semplicemente non può essere accettato da Paesi con una rilevante presenza di questi settori produttivi, dalla Grecia alla Francia, ma soprattutto dall’Italia che ne vedrebbe stravolta la propria struttura industriale.
La Cina, però, se usa contro l’Europa il bastone delle esportazioni di camicie e scarpe, fa balenare agli europei anche la carota di enormi contratti per l’industria meccanica. Agli “altri” europei, infatti (e in particolare ai tedeschi) potrebbe essere assegnata la ricostruzione dell’intera rete ferroviaria cinese, un lavoro di 10-20 anni. E il torrente delle esportazioni di camicie, mutande e reggiseni – a prezzi così stracciati da risultare inferiori a quelli delle materie prime necessarie per fabbricarli – potrebbe essere uno strumento di pressione da parte di Pechino per indurre Bruxelles a revocare il divieto alla vendita di armi alla Cina, proclamato dopo la sanguinosa repressione dei moti studenteschi del 1989. Montando i congegni elettronici europei sui loroaerei e missili, i cinesi sarebbero in grado di sfidare militarmente gli Stati Uniti, quantomeno in Asia. In questo modo, le calze e i calzini cinesi su cui il commissario europeo Mandelson ha deciso di aprire un’inchiesta, superando amletiche esitazioni, entrano sull’orizzonte delle grandi strategie internazionali e su di essi possono scivolare i precari equilibri europei e mondiali.

Mario Deaglio, Università di Torino (La Stampa 27/04/2005)

4. “Duro monito cinese all’Europa”
“La Cina è fermamente contraria a restrizioni agli scambi imposte da altri Paesi. Non è il principale responsabile del brutale aumento delle esportazioni di tessili su certi mercati” ha affermato il suo ministro del Commercio, Bo Xilai. “Prima della mondializzazione c’è stato un periodo transitorio di l0 anni durante il quale alcuni Paesi non hanno preso provvedimenti. Per questo si è verificata l’impennata dell’ export, per questo siamo già intervenuti per lirnitarla con varie misure, tra cui l’incremento dei dazi doganali all’export”. Qualora il messaggio non fosse stato abbastanza chiaro, Bo ha fatto diffondere un comunicato via internet: “Noi speriamo che l’Unione europea sia consapevole delle conseguenze negative che avrebbe una sua decisione in materia di clausole di salvaguardia. Speriamo quindi che eviterà di influenzare il commercio bilaterale con azioni unilaterali”. ,(Il Sole 24 Ore 27/04/2005)