Babilonia

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di Maria Paola Viale

Coordinate: 32°32′11″N 44°25′15″E / 32.53639, 44.42083

Babilonia (detta anche Babele, Babel o Babil) era una città della Mesopotamia antica, situata sull’Eufrate, le cui rovine coincidono oggi con la città di Al Hillah, nella Provincia di Babilonia in Iraq a circa 80 km a sud di Baghdad. Fu la città sacra del regno omonimo nel 2300 a.C. e capitale dell’impero Babilonese nel 612 a.C.
È il primo esempio di metropoli moderna; all’epoca di Alessandro Magno contava forse un milione di abitanti. Babele in lingua ebraica significa “Porta di Dio” (Bab-El).

Mappa della città

La città

Il nome viene dal sumero “KA.DINGIR.RA” la cui traduzione in accadico dà Bab-Ilani, che significa « la Porta degli Dei » [1]. Fu dal II millennio a.C. la capitale d’un potente impero. Passò poi sotto la dominazione Amorrea, venne distrutta dagli Ittiti, sottomessa ai Cassiti, agli Elamiti e poi dagli Assiri. È liberata da Nabopolàssar, padre di Nabucodonosor II.

La città venne presa dai Persiani nel 539 a.C. di cui diventa provincia. Viene annessa poi nel 331 a.C. all’impero di Alessandro Magno.
La città era famosa nell’antichità soprattutto per la ziggurat, chiamata in sumerico Etemenanki, che si traduce “Casa delle fondamenta del cielo e della terra”, e che molto probabilmente diede origine alla leggenda della Torre di Babele. Era anche nota per la strada processionale, che si apriva con la porta di Ishtar (oggi ricostruita nel Pergamon Museum di Berlino), i suoi templi e, una delle sette meraviglie del mondo, i giardini pensili. Centro di astronomia e di astrologia. Benché espertissimi nell’osservazione del cielo, non sembra però che i Babilonesi abbiano notato la precessione degli equinozi. Nelle innumerevoli tavole di argilla, sia sumeriche che babilonesi, scoperte in Iraq, si trovano la soluzione di vari problemi matematici, fra cui quella di equazioni di secondo grado.
Il re Hammurabi (Amorriti) redasse uno dei più antichi codici legislativi, il Codice di Hammurabi. Il suo sovrano più conosciuto fu Nabucodonosor II (624 a.C.~582 a.C.), che distrusse il tempio di Gerusalemme nel 587 a.C. e ne deportò la popolazione, celebre episodio riportato nella Bibbia.
Babilonia fu una delle città più popolose del mondo antico e fu la prima metropoli nella storia umana ad avere 200.000 abitanti[2]. Un maestoso palazzo cinto da poderose mura era la sede del reggente della città che in epoca persiana divenne il satrapo della regione. Nelle vicinanze stava una delle sette meraviglie del mondo, i Giardini pensili di Babilonia, mastodontica opera fonte di ammirazione anche per Alessandro Magno che, conquistata Babilonia, rimase innamorato di questi favolosi luoghi.
 

Il mito della fondazione di Babilonia

Poiché nell’universo regnava il Caos, la dea Tiamat e il dio Marduk si scontrarono. Marduk voleva mettere ordine nell’universo e combatté fino a quando non uccise la malvagia Tiamat. Poi Marduk prese il corpo della sua nemica Tiamat e lo divise in due parti: con metà formò il firmamento celeste, con l’altra metà formò le fondamenta della terra. Poi Marduk assegnò a tutti gli altri dei i loro posti e creò il Sole, la Luna, le stelle. Ma gli dei gridarono: – Signore Marduk tu hai affidato un compito a ciascuno di noi ma non hai dato a nessuno l’incarico di servirci e di sostenerci mentre noi lo eseguiremo. Rispose Marduk: – Prenderò sangue di Kingu e fango e ne formerò un piccolo fantoccio. Il suo nome sarà Uomo. Uomo servirà gli dei. Allora gli dei soddisfatti gridarono: – Signore Marduk, noi vorremmo mostrarti la nostra gratitudine costruendoti un santuario sulla terra. Per due anni interi lavorarono ed al terzo anno la città di Babilonia fu innalzata e, sopra a tutti, si ergeva il santuario di Marduk.

Babilonia nella Bibbia

La Porta d’Ishtar ricostruita al Pergamonmuseum di Berlino

Nella Bibbia Babilonia viene utilizzata come metafora del male, in contrapposizione alla Gerusalemme celeste nell’Apocalisse giovannea.
Il profeta Isaia (Is 13, 19;14, 22-23) ha predetto la sua distruzione circa due secoli prima del suo effettivo verificarsi nel 539 a.C.[3]
L’odio per Babilonia nella Bibbia è probabilmente dovuto al fatto che il Regno di Israele fu spesso conteso tra le due superpotenze del Medio-Oriente: l’Egitto e Babilonia. Per molto tempo fu un semplice stato cuscinetto tra questi due imperi. Tra l’altro furono i Babilonesi con Nabucodonosor II a distruggere Gerusalemme e a deportare gli ebrei a Babilonia.

Babilonia nella cultura

Alcuni aspetti mitici della metafora di Babele nella nostra cultura sono prevalenti.

  • La multiculturalità

  • il confronto con il diverso

  • il problema linguistico della traducibilità parziale delle lingue o l’intraducibilità

  • le strategie della comunicazione che mette in moto e l’intraducibilità tra una fede a un’altra

  • Il tema del segreto

Tra gli altri, se ne è occupato Paolo Fabbri in Elogio di Babele (2003), che analizza i temi culturali positivi della leggenda di Babele o di Babele intesa come metafora.

Babilonia nell’arte

Si suddivide in tre fasi:

  • antico-babilonese, dal 1849 al 1595 a.C.

  • medio-babilonese, dal 1500 al 600 a.C. circa

  • neo-babilonese, dal 612 al 539 a.C.

Le espressioni artistiche babilonesi seguirono le tendenze dei popoli semitici o indo-europei che, in alternanza, occuparono la zona nel corso dei secoli. La presenza dei popoli semiti è rintracciabile per una maggiore eleganza e fantasia rispetto allo stile più grave dell’arte sumera, allo stesso modo in cui il periodo neo-babilonese sostituirà il gusto dell’eleganza raffinata a quello assiro impregnato di crudele fastosità..[4]
Per quanto riguarda l’arte antico-babilonese, purtroppo questa è poco visibile a causa delle acque sotterranee che rendono difficili gli scavi nello strato specifico, quindi è documentata grazie a qualche scultura recuperata e agli elementi architettonici-scultorei-pittorici presenti nella città di Mari sull’Eufrate, in stile babilonese dell’epoca. Nell’architettura la tecnica usata è ancora quella mesopotamica dei mattoni crudi, con la cottura solo per la pavimentazione e le fondamenta. La struttura del tempio è quella priva di un basamento artificiale, quindi bassa in altezza, mentre il modello del palazzo segue lo schema del tempio che presenta un numero grande di sale attorno ad un nucleo centrale costituito da due cortili.
Le sculture babilonesi mostrano variazioni nello stile, tendendo dai gusti tardo-sumeri a manifestazioni plastiche più rotonde, piene e realistiche.
Dopo la fase intermedia, nella quale l’arte babilonese subisce una battuta di arresto sotto il dominio dei Cassiti (1600-1200 a.C.), e subisce per qualche secolo l’arte assira, bisognerà attendere il periodo neo-babilonese per assistere ad una rifioritura del movimento artistico.
Nel periodo neo-babilonese, dopo l’esaltazione dell’espressività racchiusa nel palazzo, si amplifica il gusto del tempio, che diviene il luogo centrale anche per l’arte assumendo forme sempre più imponenti (ziggurat). Nei palazzi diventa dominante il gusto delle torri di forma quadrata, della enorme sala del trono e la raffinatezza dei Giardini pensili di Babilonia. Una delle caratteristiche più peculiari dell’arte di questo periodo restano comunque i mattoni smaltati raffiguranti immagini simboliche di animali fantastici, che ricoprono le porte come le mura.[4] (fonte: Wikipedia)

Paola Viale

Insegnante di scuola primaria in Liguria

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