BENEDETTO CROCE

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ITALIANO

Intuizione pura e liricità dell’arte nell’estetica crociana:

L’arte è pura intuizione che si risolve immediatamente in “espressione”, nell’identità cioè di contenuto e forma (il problema desanctisiano). L’arte va giudicata di per sé nei suoi momenti poetici. L’arte, e in particolare la poesia, è ritenuta libera da qualsiasi condizionamento e riferimento empirico, intellettuale, storico. Un cardine fondamentale della sua concezione è l’autonomia dell’arte. Bisogna distinguere nell’opera d’arte i momenti poetici da quelli non poetici. Alcuni passi della Divina Commedia sono poetici, altri non, perché in questi ultimi l’arte non è autonoma nei confronti della struttura ideologica e teologica. Croce critica anche i veristi, perché non sono sempre capaci di fotografare la realtà, critica gli artisti decadenti per il loro irrazionalismo e afferma che il concetto di intuizione che ha Pirandello non coincide con quello suo di “intuizione pura”

 

STORIA

Dopo la conquista del potere, il fascismo comincia ad elaborare una propria dottrina ufficiale . Uno dei primi tentativi di codificazione degli ideali politici e culturali del regime è il MANIFESTO DEGLI INTELLETTUALI DEL FASCISMO. Nel documento vengono ricostruite le origini storiche del movimento e i caratteri dell’ideologia mussoliniana. È evidente l’ispirazione idealistica della concezione dello Stato sottoscrive il Manifesto degli intellettuali antifascisti.

Secondo gli intellettuali fascisti la violenza è giustificata dall’ambiziosa missione del regime. L’opposizione liberale antifascista sente la necessità di prendere posizione e trova un punto di riferimento proprio in Benedetto croce che scrive il CONTROMANIFESTO ANTIFASCISTA, documento sottoscritto da decine di studiosi e artisti che esprimono il loro dissenso dal regime mussoliniano. Croce denuncia la  debolezza del pensiero fascista caratterizzato da contraddizioni, ribadisce la rottura violenta con il fascismo e rivendica i meriti della classe dirigente liberale

 

FILOSOFIA

La sua filosofia oppone  al culto della scienza sperimentale e all’ingenuo materialismo positivistico un rinnovato idealismo storicistico: concepisce la realtà come storia, come continuo divenire dello spirito umano. Croce intende “spirito” come unità profonda dell’uomo, forza vitale, realtà che diviene. Croce è un attento lettore di Hegel, ma propone una radicale riforma della dialettica hegeliana attraverso le categorie della distinzione. Hegel aveva studiato il movimento dialettico come carattere proprio dello spirito, alla luce dei principi di opposizione e di riappropriazione nell’atto della sintesi. Per Croce l’attività dello spirito si esplica in campi distinti, si esprime in una attività teorica quanto in una pratica, secondo il seguente schema:

spirito: 1) attività teoretiche (arte e filosofia, definita come vera scienza)

2) attività pratiche (economia e morale)

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