Bisogna acciuffare l’occasione che è calva di dietro – di Giovanni Ghiselli

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Nella chiesa
cattolica coesistono persone e personaggi molto diversi: dai preti solidali con
gli ultimi, a quell’inqualificabile don Corsi che giustifica il femminicidio,
ad alcuni cardinali che sostengono l’anticristiano strapotere dei ricchi, una
tirannide che rimarrà del tutto priva di controllo, se la voce dei poveri,
della maggioranza oramai, e di chi la rappresenta, non riuscirà a entrare nel
parlamento della Repubblica. Per fortuna altri cardinali e lo stesso Pontefice
non esitano a criticare il capitalismo sfrenato.

Non è vero che
i tecnici al governo hanno restituito dignità all’Italia.
 Questi personaggi monotoni, grigi, privi di
slanci vitali, di sentimenti etici evidenti e di sensibilità estetica, dopo
essere saliti al potere con un colpo di Stato organizzato dai poteri forti,
sono serviti a consolidare la prepotenza di chi controlla le banche, la
finanza, i mercati. Il loro caporione ha snocciolato per giorni una sinistra
congerie di concetti anemici, senza mai toccare l’essenza dei problemi, senza
vedere nulla al di là dei conti più meschini.
L’assoluto, il divino, gli è intollerabile.
Il suo comportamento corrisponde a un continuo
abbraccio dell’antiassoluto. Alla negazione del Bello, del Buono, del Giusto.
Tra gli uomini costui non vede “altro vincolo che il nudo
interesse, lo spietato pagamento in contanti… ha affogato nell’acqua gelida del
calcolo egoistico i santi fremiti dell’esaltazione religiosa, dell’entusiasmo
cavalleresco” [1],
della carità cristiana.
I suoi discorsi sono laide preghiere
“davanti all’empio tabernacolo delle Banche” [2].
Si dice cristiano diffamando il Cristo, chiunque egli sia [3].
La religione di
Cristo, quella dei Vangeli, è un grido di guerra lanciato contro l’ingiustizia,
le disuguaglianze tra gli uomini, l’oppressione degli ultimi. Il Vaticano se
appoggiasse l’uomo delle banche e della finanza rischierebbe di diventare “una
spelonca di ladroni”, come il tempio nel quale Gesù rovesciò i banchi dei
cambiavalute
[4].
Non citerò altri luoghi della Buona Novella.
Si tratta di un testo pieno di sollecitudine per quanti tra uomini e donne sono
i più deboli e hanno più bisogno di aiuto. Ora l’agenda di Monti  costituisce l’antitesi del Vangelo: è un vero
e proprio dys-angèlo, una cattiva novella con cui questo dys-angelista ribadisce
oppressione e disuguaglianza e scava un solco sempre più profondo tra i pochi
che possiedono troppo e i troppi che non hanno il necessario.
I furfanti bigotti cercano talora di
coprire le loro malefatte con brani evangelici, mentre  il loro comportamento, la loro impudente e
sporca idolatria del denaro sono vere profanazioni e bestemmie.  
Infatti secondo l’apostolo Paolo il
valore massimo è la caritas:”Si
linguis hominum loquar et angelorum, caritatem autem non habeam, factus sum
velut aes sonans aut cymbalum tinniens
[5],
se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, però non avessi la carità,
diverrei un rame risonante o un cembalo che squilla. E ancora:”Nunc
autem manet fides, spes, caritas, tria haec; maior autem ex his est caritas
” [6]
ora dopo tutto restano fede, speranza e carità, questi tre pilastri, ma la più
grande è la carità.
Monti ha manifestato la sua assoluta
mancanza di carità, oltre che di buon gusto e di educazione, con la battuta
crudele, odiosa e volgare che ha fatto sulla “statura accademica” di Brunetta.
Attaccare gli avversari deridendoli per le 
loro imperfezioni e  difetti
fisici è da fascisti, anzi da nazisti. 
Il Vangelo, la
buona novella dei discepoli di Cristo, è uno dei grandi testi dell’Umanesimo,
se con questa categoria intendiamo amore per l’umanità.
Quell’amore che  Sofocle attribuisce a Teseo  nell’Edipo
a Colono
: ” so di essere un uomo” dice il re di Atene (v.567). Questo
sapere è la prima scienza che si dovrebbe insegnare nelle scuole e nelle
chiese. E’ la coscienza della propria umanità senza la quale ogni atto violento
diventa possibile.
Il sapere
di essere uomo che cosa vuole dire?
Significa
incontrare una creatura mezza distrutta come è Edipo cieco, esule e mendico,
provarne pietà, incoraggiarla facendole domande, chiedendole innanzitutto di
che cosa abbia bisogno.
Poi vuol
dire  ascoltare il supplice, mettersi nei
suoi panni e  comprenderlo con simpatia
poiché siamo tutti effimeri, sottoposti al dolore e destinati alla morte. Teseo
offre ospitalità e aiuto al vagabondo cieco, in quanto, sa, appunto, di
appartenere all’umanità e sente il bisogno di non essere disumano.
E’ una
dichiarazione di quella filantropia che si diffonderà in età ellenistica e
partorirà l’humanitas  latina. :”Homo sum”: dice un personaggio di Terenzio,  humani nil a me alienum puto ” [7] ,
sono uomo e tutto ciò che è umano mi riguarda.
Le prime
parole del Decamerone riprendono
questa  verità inconfutabile per chi
abbia coscienza della condizione di uomo: “Umana cosa è l’avere compassione
degli afflitti”.
Nel film di Stanley Kubrick, Paths of glory, Orizzonti di gloria (1957), l’avvocato difensore e comandante
dei  soldati accusati ingiustamente di
codardia, poi fucilati, conclude la sua arringa indirizzando, invano, alla
corte marziale questo appello: “I can’t
believe that the noblest impulse of man, his compassion for another, can be
completely dead here. Therefore, I humbley beg you, show mercy to these men
”,
io non posso credere che il più nobile impulso dell’uomo, la compassione per il
prossimo, sia completamente morta qui. Perciò, vi prego umilmente, mostrate
pietà verso questi uomini. 
Avere
compassione significa mettersi nei panni degli altri, condividerne e alleviarne
le sofferenze. Ebbene, il signor Monti incarna l’antitesi di questo umanesimo e
non si capisce come possano appoggiarlo coloro che si spacciano per  seguaci di Cristo.  Seguaci e imitatori del Nazareno sono i preti
che, come il santo di Assisi, donano ai poveri quello che hanno, e impiegano la
propria vita per aiutare  gli ultimi.
Penso a don Milani, a don Gallo, a don Ciotti e ad altri autentici vicari di
Cristo. Lo stesso Papa non ha mancato in molte occasioni di manifestare la sua
solidarietà ai derelitti della terra. In queste occasioni è stato vicario di
Cristo e imitator Christi come San
Francesco.   
L’egregio
signor Monti dopo avere consultato i suoi mandanti e avere fatto i suoi conti,
ha detto, con tanta degnazione e altrettanta sfrontatezza, che è disposto ad
accettare il comando di una coalizione il cui programma, di fatto, in rebus ipsis, è allargare il divario
tra  la povera gente, sempre più
numerosa, e i ricchi sempre più ricchi. Lo spread scandaloso da eliminare è
questo, non quello pesato sulla bilancia di questi rivenduglioli  e fatto pesare su noi tutti.
“Non
sarò contro qualcuno” ha detto l’esoso pedante. Infatti per lui, e per i suoi
padroni, il povero è una nullità, non è nessuno. Per tutti i figli della luce,
uomini siffatti non hanno niente di bello né di buono. Tanto è vero che
vogliono  subordinare la bellezza, la
cultura, la morale  ai decreti del
mercato. Non sanno che cosa siano le rose della Pieria, non  hanno la minima idea di cosa significhi
frequentare le Grazie e le Muse.
Sono
degli snob, ossia dei maleducati ripieni di evidentissima affettazione,
incapaci di signorile disinvoltura: non hanno stile e non hanno nemmeno la
sapienza, pur se possiedono qualche sapere.
Infatti Il sapere non è sapienza to;
sofo;n
  d 
j ouj  sofiva (Baccanti , v.
395). Questo è Euripide che contrappone al sapere neutro la sapienza femminile,
produttiva, generatrice di vita.
I  volti 
senza espressione, le maschere scolorite, di questi tecnocrati  dalla diligenza oscura e maligna fanno venire
in mente i cattivi educatori rappresentati da Aristofane nelle Nuvole.
Fidippide, il ragazzo mandato a quella scuola
dal padre Strepsiade, perché vi impari a non pagare i debiti, in un primo
tempo  rifiuta quei  maestri lazzaroni  anche per il loro colore giallastro,
malsano:” puah! quei furfanti,  ho
capito. Tu dici quei ciarlatani, quelle facce pallide ( vv. 102-103)  .
Hermann
Hesse un grande autore tedesco ed europeo, ebbe a scrivere: “Io, che in genere
amo così fervidamente tutto ciò che è nuovo e rivoluzionario, in questo sono
senz’altro retrivo, e dai ceti colti pretendo un certo idealismo, una certa
disposizione a discutere e a capire del tutto indipendentemente da ogni
vantaggio materiale, insomma un resto di umanesimo.”[8].
I
personaggi dimentichi dell’umanesimo, anche se sono baroni dell’Università, non
sono persone colte, poiché queste non possono ignorare la solidarietà tra tutti
gli uomini.
Marco Aurelio, imperatore [9]  e filosofo, scrive: noi siamo nati per darci
aiuto reciproco (“
pro;”
sunergivan
“), come i piedi, le mani, le
palpebre, come le due file dei denti. Dunque l’agire  uno a danno dell’altro è cosa contro natura
(“
to;
oun ajntipravssein ajllhvloi” para; fuvsin
“) [10].
Questa idea 
di humanitas che qui in Italia
risale al circolo scipionico  è stata e
sarà ripresa nei secoli dei secoli in ogni parte d’Europa: in Devotions upon Emergent Occasion   John Donne [11]
per esempio  scrive:” Nessun uomo è un’isola conclusa in sé;
ogni uomo è una parte del Continente, una parte del tutto. Se il mare spazza
via una zolla, l’Europa ne è diminuita, come ne fosse stato spazzato via un
promontorio..la morte di qualsiasi uomo mi diminuisce, perché io appartengo
all’umanità, e quindi non mandare mai a chiedere per chi suona la campana (“for whom the bell tolls [12]);
suona per te.
Io spero che la campana sia già suonata
per l’ultima volta sul governo di certi tecnici del tutto incapaci e privi di 
 politikh; tevcnh, di arte politica che deve essere fondata sul rispetto e sulla giustizia.
Senza
questi valori, ricorda e ammonisce Platone nel Protagora,  gli umani si disperdevano
e perivano: allora Zeus, temendo l’annientamento della nostra specie, mandò
Ermes a portare tra gli uomini rispetto e giustizia perché costituissero gli
ordini delle città: “
Ermh’n
pevmpei a[gonta eij” ajnqrwvpou” aijdw’ te kai; divkhn, i{n eien
povlewn kovsmoi
” (322c).  
Parlano
di economia costoro, si presentano quali uomini economicamente stilizzati, ma
sono dei dissipatori poiché penalizzano la scuola, la cultura, e sperperano lo
spirito.
La faccia anemica, sepolcrale di Monti, il suo rauco ringhio
da cane invecchiato alla catena, hanno cercato di farci paura  con la storia del baratro nel quale stavamo
cadendo, dal quale ci avrebbe salvati.
Stazio nella Tebaide
scrive: “ “nil falsum trepidis” (VII,
131), nulla è falso per chi è spaventato, ed è quindi disposto a credere a
tutto.
La paura dunque è funzionale al potere. Joachim Fest riporta
queste parole di Hitler: “La gente ha bisogno della paura risanatrice. La gente
vuole temere qualcosa, pretende che la si intimidisca e che ci sia qualcuno cui
assoggettarsi tremando. Non avete forse constatato voi stessi, con i vostri
occhi, che dopo lo scontro nei locali pubblici, sono proprio quelli che le
hanno buscate i primi a chiedere di entrare nel partito? Cosa sono dunque
queste chiacchiere sulla crudeltà, e perché vi scaldate tanto per un atto di
violenza? E’ proprio quello che la massa vuole. La massa pretende qualcosa che
le faccia orrore”[13].
Infatti: le torri gemelle hanno potenziato la cricca di Bush
e in Italia la crisi economica ha offerto occasioni a chi vuole soffocare la
democrazia.
Dobbiamo acciuffare l’occasione di ripristinarla, prenderla
per il ciuffo, poiché l’occasione, come si sa, è calva di dietro e la vita
umana è breve, non è una pedina che, dopo una mossa sbagliata, si possa rimettere
in gioco.
Giovanni Ghiselli g.ghiselli@tin.it
Note:
[1]
Manifesto
del partito comunista
 di Marx-Engels, p. 59.
[2]
J. K. Huysmans, Controcorrente (del
1884) p. 218.
[3]
Pindaro nell’ Olimpica IX afferma che diffamare gli dei è
odiosa sapienza (
tov ge loidorh’sai qeouv”ejcqra; sofiva, vv. 37-38),
[4]
Matteo, 21, 12.
[5]
Ep. Ad Conrinthios, I, 13, 1.
[6]
Ad Corinthios, I, 13, 13.
[7]Heautontimorumenos  ,77.
[8]
H. Hesse, La Cura
, (del 1925), p. 27.
[9]
161-180.
[10]
Ricordi , II, 1
[11]
1572-1631
[12]
E’, notoriamente, il titolo di un romanzo di 
Hemingway, 1940
[13]
Hitler, Una biografia, p. 214
.
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