Breve storia della tv italiana

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di Filippo Saluzzo

Al termine della seconda guerra mondiale, dal punto di vista strettamente bellico, lo spionaggio venne momentaneamente accantonato mentre la scena internazionale venne occupata dalla televisione.  Mentre sul piano della produzione e dell’apparato organizzativo la tv si afferma come un semplice prolungamento della radiodiffusione, dal punto di vista della fruizione segna un passaggio cruciale diventando il linguaggio connettivo di tutto il sistema dei media. 1 primi esperimenti di telediffusione si ebbero in Germania con l’occasione dei giochi olimpici del 1936 che radunarono oltre 160.000 telespettatori davanti agli schermi tedeschi; a differenza di quanto successe per la radio l’avvento della seconda guerra mondiale non accelerò lo sviluppo al contrario ne rallentò l’espansione che avvenne al termine del conflitto: se, infatti nel 1945, negli Stati Uniti erano disponibili 10.000 apparecchi nel 1961, cioè nello stesso periodo in cui la rai introdusse in Italia il secondo canale, erano 35 milioni.  La televisione si pose così come una sorta di centrifuga del sistema mediatico, in grado cioè di fornire qualsiasi genere di forme di comunicazione: dalla pubblicità all’informazione, dalla fiction al documentario, dall’intrattenimento all’educazione.  Dopo le sperimentazioni del 1953, mai rese pubbliche la Rai comincia il suo servizio il 03/01/1954: un solo canale che può raggiungere solo ed esclusivamente gli italiani del Piemonte, Lombardia, Toscana, Liguria, Umbria e Lazio.  Successivamente il segnale viene potenziato e potrà coprire il 97% del territorio nazionale; inizialmente i programmi duravano 4 ore: dalle 17.30 fino alle 19.00 con la “tv dei ragazzi” e dalle 20.45 fino alle 23.00 con l’informazione del tg. In questi primi anni di servizio, infatti, la televisione si presentò soprattutto come mezzo d’informazione e di cultura con il difficile compito, simile a quello della radio, di unificare gli italiani.  Ed ecco che cominciano a verificarsi i primi sviluppi tecnici e le prime rivoluzioni con risvolti sociali: nel 1957 viene introdotta la pubblicità con quattro minuti di spot al giorno, dal 1961, come già detto, si ha l’introduzione del secondo canale, le ore di trasmissione salgono a 11 e cominciano a prendere sempre maggior importanza le trasmissioni di fiction e di intrattenimento come Lascia o raddoppia, condotto da Mike Bongiorno, che si rivelò un vero e proprio fenomeno di proporzioni incredibili ( i dirigenti rai furono costretti a cambiare l’orario di programmazione dopo le lamentele dei gestori di cinema che rimanevano vuoti a causa del sovrapporsi degli orari degli spettacoli con quelli del quiz) oppure programmi come “uno due e tre” con i comici Tognazzi e Vianello che furono espulsi dopo aver preso in giro il presidente della repubblica.  La tv di quegli anni ci è molto utile anche per capire la situazione del nostro paese nel dopo guerra: pro i come “viaggio nella valle del Po alla ricerca dei cibi perduti” di Mario Soldati o “chi legge?” costituiscono un pretesto per un viaggio in Italia in cui lo spettatore viene portato nei luoghi più incredibili.  Ne veniva fuori l’immagine di un paese in cui, nel pieno del boom economico, un terzo dei suoi abitanti non sapeva ancora leggere.  Continuando nella sua evoluzione la tv arriva a ma svolta nel 1975: termina il monopolio rai e cominciano a diffondersi le emittenti private.

dalla tesina multidisciplinare “La comunicazione dagli anni trenta ad oggi”  esame di stato 2005 – Filippo Saluzzo

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