Caravaggio

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Caravaggio di Laura Alberico

Quando non c’è energia non c’è colore, non c’è forma, non c’è vita” – Michel’angelo Merisi da Caravaggio

Chiamato il “pittore maledetto” perché dell’arte ha usato il “luminismo” come strumento rappresentativo del contrasto e delle emozioni. Dalle tele, in cui lo sfondo è quasi sempre scuro, i corpi rappresentati sembrano nascere e mostrarsi nella loro realtà più vera, sottomessi o ribelli, ad esprimere il tumulto della loro condizione. Pittore, o meglio, scultore della tela perché il rilievo del movimento riesce a rendere lo spazio tridimensionale sulla superficie lineare, ha usato il colore per rendere più vive e concrete le immagini. Nature morte che sprigionano il colore della terra, un tepore che mostra frutti maturi come simboli di una vena che pulsa sotto la pelle della tela. Occhi sempre aperti e spalancati che fanno risaltare le istantanee del dolore, della sottomissione, della lotta, linee sinuose e un candore compatto che manifestano l’innocenza della umana condizione. La luce, che non è mai fredda, sembra, in alcuni dipinti, allontanare e quasi respingere il buio, vuota e pericolosa spirale da cui la vita e la fede devono difendersi e lottare. La tecnica di realismo pittorico rende le opere di Caravaggio capaci di trasmettere l’essenza stessa della verità, una verità che si mostra nuda e affiora, materializzandosi, sulla tela.

Laura Alberico

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