Cos’ nel mio parlar voglio esser aspro. Parafrasi e commento delle rime di Dante – di Carlo Zacco

Parafrasi interlineare e commento delle rime petrose di Dante

di Carlo Zacco

Cos’ nel mio parlar voglio esser aspro

 

 

Struttura. La canzone si compone di sei stanze + congedo, e può dividersi in tre parti, di due strofe ciascuna:
1)
L’azione d’Amore;
2)
L’azione della donna;
3)
L’azione del poeta (vendetta);
Rovesciamento dello Stilnovo. La canzone si allontana radicalmente dallo Stilnovismo, e anzi ne rovescia esplicitamente i caratteri, in particolare i temi amorosi:
1)
La donna prima era apparizione miracolosa che elevava l’amante; ora è creatura crudele e insensibile, portatrice di una forza sensuale devastante, che fa soffrire e conduce a morte;
2)
L’amante si poneva di fronte all’oggetto d’amore in modo estatico, contemplativo; ora il rapporto tra i due è conflittuale e violento: l’amante vuole vendicarsi, e infliggere a lei gli stessi tormenti.
Gli effetti devastanti di Amore. Il tema degli effetti devastanti d’Amore non è nuovo, ma era già  presente in Cavalcanti e nel Dante giovane, tuttavia le differenze con quel tipo di poetica sono sostanziali:
1)
in Cavalcanti e Dante crudele era Amore, non la donna, la quale restava immune dai tratti negativi; qui è la donna ad essere crudele, e ciò esclude ogni sua idealizzazione e sublimazione;
2)
la poesia precedente insisteva sulle sofferenze dell’amante; ora invece queste si riversano anche sull’amata, tramite il desiderio di vendetta dell’amante. A maggior ragione la donna non è più vista come oggetto lontano e irraggiungibile, non è più oggetto di culto mistico, ma è fatta di carne e ossa.
Stile. Se le rime della loda di Beatrice esigevano uno stile «dolce», quelle per la donna petra richiedono uno stile aspro, in grado di esprimere la durezza dei sentimenti provati. I primi due versi sono una vera e propria dichiarazione di poetica, nella quale Dante dice di voler adeguare lo stile alla dimensione dei suoi sentimenti; in questo Dante obbedisce alla poetica medievale che esige corrispondenza tra materia e mezzi formali impiegati per esprimerla. Lo stile aspro si esprime dunque in questo modo:
 – Livello fonico. Dante ricerca l’asprezza dell’espressione attraverso lo scontro da suoni duri:
1)
Nessi consonantici aspri. Nesso TR: petra, impetra, arretra, faretra, squatra, atra, latra; nesso  RZ: scorza, forza,
ferza, terza, scherza, sferza;
altri nessi: SPR, RM, ZZ, RS, RR, ND.
Soprattutto in posizione di rima.
2)
Sequenze di suoni aspri. Talora in allitterazione: sua persona di un diaspro; a scorza a scorza; in d’ogni guizzo stanco; scudiscio e ferza; com’orso quando scherza; le rime: sfida/strida; perverso/riverso/disperso/verso; mezzo/rezzo; squatra/latra; borro/soccorro;
3)
Rime rare e difficili. Parole scarsamente attestate (ferza/sterza, squatra/latra); rime equivoche (latra/latra); rime derivate (ferza/sferza, petra/impetra).
 – Livello lessicale. Termini rari (atrame, rezzo, squatra, latra);
 – Livello sintattico. La sintassi è lontana da quella piana delle dolci rime stilnovistiche: sono presenti molte subordinate e faticose circonvoluzioni;
inversioni (mi tiene in terra d’ogni guizzo stanco), ellissi (com’io [ho ritegno] di dire);
 – Livello retorico. Uso esorbitante di linguaggio figurato: tutta la poesia è un susseguirsi incalzante di metafore (militari, navali), immagini e paragoni; e tutte richiamano alla violenza, alla sofferenza, alla morte.
Sperimentalismo. Lo sperimentalismo è tale da far pensare che l’interesse del poeta  non sia tanto contenutistico quanto formale, o che comunque che l’esercizio formale prenda il sopravvento sulla materia: in questo caso, la nuova materia amorosa diventa solo un pretesto per il nuovo tipo di espressione.
Lo sperimentalismo delle petrose prelude già  al plurilinguismo che sarà  proprio della Commedia.