Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io. Parafrasi e commento delle rime di Dante – di Carlo Zacco

Guido i’ vorrei
L’amicizia poetica. Il tema dell’amicizia poetica compare sin dal vocativo d’apertura. Seguendo il modello provenzale del plazer, Dante esprime il desiderio di un isolamento dal mondo esterno,  insieme ad una cerchia di iniziati, legati da comunanza d’affetti e di gusti. Questa comunanza di gusti è sottolineata da espressioni come: «a voler vostro e mio», «in un talento», «distare insieme crescesse il disio», «ragionar sempre d’amore».
 – Il plazer. Gli elementi che qualificano questo sonetto come un esempio di plazer provenzale è l’elenco di cose piacevoli o desiderate che costituisce il contenuto:
1) Desiderio di essere messi in un vascello in cantato che obbedisce al volere dei poeti;
2) Desiderio l’incantesimo renda il vascello immune dalle intemperie, e che faccia anzi crescere la voglia di stare insieme;
3) Desiderio di avere con sé le proprie donne amate;
4) Desiderio di «ragionar sempre d’amore», ed essere contenti.
Il tema dell’amore. Al motivo dell’amicizia intellettuale si unisce quello dell’amore, che è indispensabile all’amicizia stessa: il «ragionar d’amore» infatti costituisce il fulcro della comunanza d’intenti dei tre amici, l’attività privilegiata, se non l’unica, che l’autore desidera compiere una volta messo nel vascello in compagnia degli amici e delle donne; nei versi finali si dice che proprio tale attività sarà fonte di grande piacere per tutti.
L’atmosfera fiabesca. Questo sogno è espresso mediante immagini che creano un’atmosfera fantastica, fiabesca, incantata. Questa proviene dai romanzi cavallereschi arturiani, ricchi di elementi magici e meravigliosi, in particolare il riferimento è agli incantesimi di Mago Merlino, «il buono incantatore», che in uno di questi romanzi appronta una nef de joie et de deport (nave di gioia e divertimento).
Parole chiave. Nel sonetto compaiono una ricca serie di parole-tema che fanno tutte riferimento al campo semantico del desiderio, il quale, in virtù dell’incantesimo, dovrebbe potersi tradurre in realtà: i vorrei, al voler vostro e mio, in un talento, crescesse il disio.
Sodalizio tra poeti. Questa poesia è dunque un sogno di evasione costruito secondo i criteri del plazer provenzale, con l’inserzione di elementi tipici dei romanzi arturiani. Il tema fondamentale è quello dell’amicizia poetica: Dante si rivolge agli amici Guido Cavalcanti e Lapo Gianni, poeti stilnovisti  che condividevano i suoi stessi ideali si poesia. Il sodalizio tra poeti è uno dei tratti distintivi della scuola stilnovista, e il tema dell’amicizia poetica non è importante solo a livello biografico
(Dante ci parla di due suoi amici/colleghi poeti) o storico-letterario (lo Stilnovo appare quindi come «scuola» poetica,  con idee condivise), ma anche ideologico:
1) lo stilnovo in quanto «scuola» prevede che vi sia un gruppo di fedelissimi d’amore, una ristretta cerchia di eletti accomunati da quella gentilezza di cuore di cui parla Guinizzelli;
2) ciò si concretizza nel ragionar d’amore, cioè seguire i dettami d’amore, comporre cioè poesia sulla base di ciò che Amore
«spira»;
3) di questo sodalizio fanno parte anche le tre donne gentili, cioè quelle donne che evidentemente hanno «intelletto d’amore», che saranno destinatarie privilegiate delle «nove rime» di Dante.
L’incantesimo. Questo sodalizio poetico è espresso qui mediante un’immagine di viaggio d’evasione, in una dimensione di sogno/incantesimo, che si concretizza del motivo del vascello incantato. Dante ha tratto questa immagine dalla poesia romanzesca oitanica, in particolare arturiana. Questo particolare motivo lega il sonetto alla tradizione cortese, dalla quale Dante si distacca in parte nelle «nove rime», e questo spiega l’esclusione di questo sonetto dalla Vita Nuova.