Crocefisso nelle scuole

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Rassegna stampa

Quel crocifisso che unisce, divide e fa riflettere…

Tuttoscuola – novembre 2009
E’ singolare che testate giornalistiche di orientamento così diverso come l’Osservatore romano, il Foglio e il Riformista, seguite da tante altre, abbiano ripreso le parole scritte nel 1988 sull’Unità dall’intellettuale di origine ebrea Natalia Ginsburg a difesa dell’esposizione del crocifisso nelle scuole italiane. Parole sulle quali si è registrata in Italia una convergenza quasi generale.

Ne riprendiamo qui di seguito anche noi i passi che toccano più direttamente il problema di cui si discute in questi giorni  perché ci sembrano di grande attualità e di straordinaria compostezza in un clima di contrapposizioni tanto strillate quanto banali come quello che troppo spesso, e da troppo tempo, caratterizza il dibattito politico-culturale nel nostro Paese.

L’ora di religione genera una discriminazione fra cattolici e non cattolici, fra quelli che restano nella classe in quell’ora e quelli che si alzano e se ne vanno (…). Ma il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente“.

E ancora: “Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo.

Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. Chi è ateo, cancella l’idea di Dio ma conserva l’idea dei prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine.

E’ vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini. E di esser venduti, traditi e martoriati e ammazzati per la propria fede, nella vita può succedere a tutti. A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola”.

Anche a noi sembra un bene. E ci sembra che il principio di uguaglianza cui si sono ispirati i giudici della Corte di Strasburgo sia affermato meglio dal simbolo della croce che da astratte sentenze prive di senso della storia.

Crocifisso. Il governo presenta il ricorso

Tuttoscuola – 6 novembre 2009
Nella conferenza stampa svoltasi al termine del consiglio dei ministri di questa mattina il premier Berlusconi ha confermato che “il consiglio ha deciso di ricorrere immediatamente contro questa sentenza” perché “è una decisione assolutamente non rispettosa della realtà per un paese cattolico come il nostro”.

Silvio Berlusconi ha citato a questo punto anche un noto testo di Benedetto Croce per ribadire la sua contrarietà alla sentenza della Corte Europea dei diritti umani contro il crocifisso nelle aule scolastiche: “Come ebbe a dire Benedetto Croce, il nostro paese non può non dirsi cristiano…“..

In ogni caso,  ha poi aggiunto il capo del governo italiano, quella della Corte di Stasburgo “non è una sentenza coercitiva“, e non potrà impedire all’Italia di tenere i crocefissi nelle aule qualunque sia l’esito del ricorso. Che comunque il governo ha deciso di presentare. Se ne occuperà il ministro degli esteri Franco Frattini.

 

Sul crocifisso ampia convergenza di laici e cattolici

Tuttoscuola – novembre 2009
Gli argomenti utilizzati da gran parte di coloro che sono intervenuti in questi giorni nel dibattito sviluppatosi dopo la pubblicazione della sentenza della Corte di Strasburgo (di cui peraltro non si conoscono le motivazioni analitiche) sono ampiamente convergenti, pur provenendo da esponenti di ambienti culturali diversamente orientati, in senso cattolico o laico.

Fanno eccezione alcuni (pochi, per fortuna) oltranzisti dei due schieramenti, i neocrociati che impugnano la croce come un’arma da combattimento e i neoghibellini che la vorrebbero cancellare dalle aule e dalla storia.

Gli altri, cioè quasi tutti, pensano come il laico Magris che “il crocifisso, simbolo di sofferenza, non può offendere nessuno” (Corriere della Sera del 7 novembre 2009), o che “sia per i credenti sia per chi non crede il crocifisso parla in maniera molto più profonda e molto più ampia di non poche ristrettezze“, come dice il vescovo di Terni-Amelia Mons. Vincenzo Paglia, responsabile della Conferenza Episcopale Italiana per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso.

La più argomentata contestazione dell’estremismo di segno laico-laicista viene peraltro non dal mondo cattolico ma da quello laico di ispirazione liberale, erede di una tradizione che pur ebbe in passato punte di forte contrapposizione alla Chiesa, se non di aperto anticlericalismo. Ne è testimonianza l’articolo di Piero Ostellino, anch’esso pubblicato dal Corriere della Sera dello scorso 7 novembre, nel quale si sostiene che “con la sentenza di Strasburgo è nata una nuova forma di religione, in nome del rifiuto della religione come storia, prima ancora che come concezione trascendentale dell’esistenza“.

Per una sorta di nemesi, insomma, l’iperlaicismo rischia di convertirsi nel suo contrario, in una nuova forma di clericalismo. Diciamo che non se ne sente il bisogno…

Il precedente del 2003/1. L’ordine di rimozione del crocifisso

Tuttoscuola – novembre 2009
Nell’ottobre 2003 un giudice del tribunale dell’Aquila, Mario Montanaro, accolse il ricorso presentato da Adel Smith, presidente dell’Unione Musulmani d’Italia, disponendo la rimozione del crocifisso esposto nelle aule della Scuola materna ed elementare Antonio Silveri di  Ofena, frequentata dai figli dello stesso Smith.

Nella sentenza si trovavano argomentazioni simili a quelle utilizzate dalla Corte di Strasburgo: il fatto che la presenza del simbolo della croce poteva indurre gli alunni a ritenere che esistesse una “inequivoca volontà dello Stato, trattandosi di scuola pubblica, di porre il culto cattolico al centro dell’universo, come verità assoluta, senza il minimo rispetto per il ruolo svolto dalle altre esperienze religiose e sociali nel processo storico dello sviluppo umano“, e che in tal modo si presumesse tra gli alunni “una omogeneità che, in verità, non c’è mai stata e, soprattutto, non può sicuramente affermarsi sussistere oggi“.

A questi argomenti Montanaro aggiungeva inoltre che la presenza del crocifisso nelle aule si poneva in contrasto con quanto stabilito dalla Corte costituzionale in materia di salvaguardia del pluralismo religioso e culturale, “che può realizzarsi solo se l’istituzione scolastica rimane imparziale di fronte al fenomeno religioso“.

 

Il precedente del 2003/2. Il contrordine del tribunale

Tuttoscuola – novembre 2009
A un mese di distanza dalla sentenza il tribunale dell’Aquila tornò però sulla materia stabilendo che la competenza non era del giudice ordinario, ma di quello amministrativo, cioè del TAR, perché non si era in presenza della lesione (“ancorché subliminale”) di un diritto soggettivo, ma solo di una questione amministrativa, l’applicabilità o meno della normativa che regolava la materia, cioè delle disposizioni sul cosiddetto “ordinario arredamento delle aule scolastiche“, risalenti agli anni venti, formalmente mai revocate, e quindi ancora in vigore.

Scrivemmo allora (TuttoscuolaNEWS n. 128 dell’1 dicembre 2003) che la controversia era destinata a complicarsi, e che ci sarebbe stato molto lavoro per magistrati e avvocati, forse anche per la Corte costituzionale. Ma  che “quello della presenza del crocifisso nelle aule delle scuole statali italiane non è, o almeno non è soltanto, un problema giuridico, sul quale rassegnarsi ad assistere alle sottili controversie degli azzeccagarbugli. Il problema è prima di tutto politico-culturale, e riguarda il valore che si vuol assegnare a quel simbolo: se si esplicitasse, nelle forme, eventualmente anche giuridiche, più adatte, il significato di misericordia, dialogo, non violenza che il crocifisso esprime, non ci sarebbe ragione per chiederne la rimozione. Sarebbe un simbolo amichevole anche per gli allievi di religione non cristiana“.

Non abbiamo cambiato idea.

 

Multa di 500 euro a chi toglie il crocifisso: accade a Scarlino
Tecnica della Scuola – 7 novembre 2009
di Reginaldo Palermo
Nel Comune di Scarlino, il sindaco PD firma una ordinanza che sanziona con 500 euro di multa chiunque tolga il crocifisso dalle aule scolastiche. La motivazione ? Il crocifisso fa parte dell’arredo scolastico, come prevedono due Regi decreti del 1924 e del 1928.
Il Sindaco di Scarlino (PD), a capo di una giunta di cui fanno parte assessori del PD e dell’Italia dei Valori, non ha dubbi: il crocifisso deve rimanere nelle aule scolastiche.
E, per dare forza alla sua tesi, mette nero su bianco e firma una ordinanza che sanziona con 500 euro di multa chiunque si azzardi a togliere il crocifisso dalla parete.
Interessanti le motivazioni addotte nelle premesse del provvedimento.
Il richiamo principale è ai “Regolamenti del 1924 e 1927 sugli arredi scolastici” come si legge nell’ordinanza che però, sul punto è leggermente imprecisa: in realtà il Regio decreto del 30 aprile 1924 e il Regio decreto del 26 aprile 1928 riguardano rispettivamente l’ordinamento degli istituti di istruzione media e quello dell’istruzione elementare. Entrambi, comunque, prevedono che il crocifisso sia parte integrante dell’arredo di ogni aula scolastica.
Ma c’è di più, almeno sotto il profilo politico: “il crocifisso – secondo il sindaco Maurizio Bizzarri – esprime in Italia , in chiave simbolica, l’origine religiosa di valori civilmente rilevanti quali tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, libertà, solidarietà, rifiuto di ogni discriminazione” e proprio per questo “in condivisione con il ricorso dello Stato Italiano” l’ordinanza impone “di mantenere il crocifisso nelle aule delle scuole del comune di Scarlino come espressione dei fondamentali valori civili e culturali dello Stato Italiano, perlomeno fino all’esito del ricorso alla Corte europea, salvo diverse disposizioni”.
D’altronde, ribadisce il sindaco nel provvedimento, “l’esposizione del crocifisso in una sede non religiosa non assume un significato discriminatorio sotto il profilo religioso, poiché rappresenta valori civilmente rilevanti che ispirano il nostro ordine costituzionale, emergono dalle norme fondamentali della Carta costituzionale, sono base del nostro convivere civile, delineano la laicità propria dello Stato a prescindere dalla religione seguita dagli alunni”.
L’ordinanza è già stata notificata al dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Scarlino-Gavorrano che dovrà trasmetterla a tutti i plessi del Comune.
Nei prossimi giorni la Polizia municipale controllerà che i due Regi decreti del “ventennio” siano applicati in tutte le aule scolastiche del Comune; in caso contrario potrebbero scattare le multe.

 

4.000 croci distribuite fuori dalle scuole per protesta

Tecnica della Scuola – 5 novembre 2009
Oggi sono state distribuite quattromila croci francescane ai ragazzi fuori da alcuni licei di Roma. L’iniziativa è stata voluta da Aldo Di Biagio, responsabile Italiani nel mondo del Pdl, per protestare contro la sentenza della Corte europea per i Diritti dell’uomo sui crocifissi nelle aule delle scuole. “Distribuire la croce francescana tra i giovani ha rappresentato per me un sincero invito alla riflessione – ha detto – e soprattutto un segnale di apertura al confronto ed al dialogo interreligioso che proprio questo simbolo vuole evidenziare. Qualcosa di profondamente lontano dall’immagine quasi oppressiva e provinciale che una certa Europa ha voluto definire in questi giorni“.
La singolare protesta si è svolta davanti ad alcuni istituti del centro della Capitale, in particolare al liceo Visconti in piazza del Collegio Romano, dove era presente lo stesso Di Biagio. “I giovani hanno apprezzato – ha commentato – molti si sono fermati a parlare con me e con i miei collaboratori per capire, chiedere e dare il pieno sostegno all’iniziativa. Molti di loro dimostrano di comprendere che parte della cultura italiana ed europea trae origine proprio da quel pezzetto di legno, e che questa ricchezza identitaria e culturale si colloca ben oltre le posizioni e le ortodossie confessionali“.
Questo è lo spirito dell’interrogazione presentata a Frattini e a Ronchi a firma mia e di molti colleghi del Pdl – ha spiegato poi – in cui chiediamo quali provvedimenti intendono predisporre al fine di garantire il mantenimento di un simbolo culturale e valoriale come il crocifisso nell’ambito degli spazi pubblici e quali iniziative intendono valorizzare e sostenere al fine di aprire un confronto con le istituzioni europee finalizzato al chiarimento della posizione italiana a sostegno della piena valorizzazione del simbolo come espressione dell’identità cristiana dell’Italia e dell’Europa intera“.

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