DEBITO PUBBLICO

Pubblicità

Sharing is caring!

Pubblicità

Scienza delle finanze

La classica distinzione tra finanza ordinaria e straordinaria con l’affermarsi della finanza funzionale ha perso gran parte della sua importanza, in quanto il debito pubblico è diventato nel tempo una fonte di entrate ordinarie a far fronte al deficit di bilancio, insomma LO STRUMENTO ORDINARIO DI FINANZIAMENTO DEI DEFICIT DI BILANCIO (vedi anche critiche dei neoliberisti all’economia del disavanzo). In particolare come si è già visto a proposito del disavanzo e della politica di risanamento dei conti pubblici in Italia la principale causa del disavanzo a partire dagli anni ’70 è diventata proprio la spesa per il pagamento degli interessi maturati sui prestiti contratti in precedenza dallo stato e da cui la necessità di contrarre sempre nuovi prestiti emettendo altri titoli del debito pubblico secondo un circolo vizioso ben noto: spesa pubblica incontrollata e debito pubblico che si autoalimenta nel tempo con conseguente difficoltà di risanamento della finanza pubblica.

Si ricordi che “crisi fiscale dello stato assistenziale” è stata dovuta ad una cattiva applicazione della teoria keynesiana del deficit spending, teoria che è stata alla base degli stati sociali e democratici del secondo dopoguerra.

Si comprende così come sia diventato un obiettivo prioritario soprattutto in virtù dell’adesione dell’Italia all’area euro, quello del risanamento e in particolare della RIDUZIONE DEL DEBITO PUBBLICO. Per debito pubblico si intende l’indebitamento del settore pubblico per far fronte alla copertura del fabbisogno pubblico mediante il ricorso a prestiti pubblici (emissioni di titoli a debito pubblico). In altre parole per la sostenibilità della situazione dei conti pubblici in relazione al vincolo di bilancio cioè di spesa pubblica imposto dal patto di stabilità si impongono delle scelte politiche per ridurre il fabbisogno e il rapporto debito pubblico/PIL: vanno in questa direzione oltre alla riduzione dell’onere degli interessi sul reddito pubblico che si dovrebbe perseguire attraverso una crescita economica, sia la recente riforma del patto di stabilità con un’interpretazione più flessibile dei parametri, sia il processo di privatizzazione avviato in Italia negli anni ’80. per quanto riguarda la destinazione dei proventi alla riduzione del debito pubblico. Infine quanto all’ONERE DEL DEBITO PUBBLICO SULLE GENERAZIONI FUTURE si può riassumere quanto segue: il debito si scarica sulle generazioni future in termini di minori consumi e di minori investimenti (effetto di piazzamento) e quindi di minore crescita e di minore reddito pro capite, insomma abbassamento del tenore di vita; il cosiddetto “servizio del debito pubblico “, che significa restituire i prestiti ricevuti dallo stato, è comunque oneroso, ma lo è ancora di più per un paese che vivendo al di sopra delle proprie possibilità ha contratto questo debito verso l’estero.

di Francesco Avolio

Pubblicità
shares
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: