DIMMI CHI ERANO I BEATLES

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Dimmi chi erano i Beatles

recital musicale didattico del prof. Gaudio

Molto semplicemente un gruppo di quattro ragazzi di Liverpool, legati essenzialmente da una grande passione per la musica, che avrebbero potuto tranquillamente restare un complessino, come ce n’erano tanti, di imitatori inglesi degli idoli d’oltreoceano del rock&roll (Elvis, Chuck Berry, Little Richard, Fats Domino), ma che invece, anche per indubbie doti personali e originali, che li distinsero, diventarono un fenomeno musicale interessantissimo per la storia del rock e della musica pop contemporanea, che ha inciso tra il 1962 e il 1970 una serie di LP memorabili, senza contare poi l’attività solistica dei singoli Beatles che portò alla creazione di altri brani famosi di cui oggi non ci occuperemo, come Imagine, Woman e Free as a bird (John Lennon), My love, Ebony and Ivory, Goodnight Tonight (Paul McCartney), My sweet lord, Bangladesh (George Harrison), ecc

I WANT TO HOLD YOUR HAND

E’ uno dei singoli più venduti del gruppo, prenotato nei negozi fin dall’inizio per un milione di copie, cosa incredibile all’epoca. “Composto e cantato dalla coppia Lennon-McCartney si rivela subito un successo senza precedenti: pochi tratti melodici e un coro trascinante fanno di <<I want to hold your hand>> la canzone-bandiera del gruppo, fornendo la chiave musicale e interpretativa che definiscono lo <<stile Beatles>> per antonomasia.” John Reed “Beatles story” ed.Gammalibri, pag.53

“Oh, per favore dimmi che lascerai che io sia il tuo uomo, e dimmi, per favore che mi lascerai tenere la mano. Voglio tenerti la mano. E quando ti tocco, Mi sento felice nell’intimo, è una sensazione così forte, che non riesco a nascondere il mio amore. Non riesco a nasconderlo, non posso nasconderlo.”   

IF I FEEL

“Una melodia suadente, uno stile ammiccante e dolciastro farà la fortuna di questo brano del 1964. Ottima la prova al canto, ben coordinato tra John e Paul, ancora alle prese con testi banalotti e privi di mordente”. John Reed “Beatles story” ed.Gammalibri, pag.60

If I feel segna un progresso [importante nella prima fase produttiva , quando i Beatles avevano appena smesso di essere una band di rockettari da 360 serate all’anno nei locali di Amburgo o di Liverpool], con accordi strutturalmente complessi e intricate armonie vocali, che Paul e John, su loro espressa richiesta, cantarono in un unico microfono”. Marc Lewisohn “Beatles otto anni ad Abbey Road” pag.82

“Se mi innamorassi di te mi prometti di essere sincera e aiutarmi a capire? Poiché sono già stato innamorato prima, ed ho scoperto che l’amore era qualcosa di più che tenersi solamente per mano. Perciò spero che tu comprenda che mi piacerebbe amarti e che lei piangesse quando saprà che stiamo insieme. Dato che non riesco a sopportare la sofferenza, e mi spiacerebbe se il nostro nuovo amore andasse in fumo.” 

TICKET TO RIDE

La canzone ” presenta un attacco arpeggiato, preludio alla voce di John, supportata come sempre da cori e controvoci. Gli assoli chitarristici, novità assoluta, sono a cura di Paul. Tutto l’impianto appare complessivamente più equilibrato, compreso un ritrovato Ringo come misurato batterista” John Reed “Beatles story” ed.Gammalibri, pag.69

“Mi sto intristendo e credo sia perché oggi, sì, la ragazza che mi fa impazzire mi ha lasciato. S’è presa un biglietto per viaggiare, s’è presa un biglietto per viaggiare e non le importa nulla. Ha detto che vivere con me la sta deprimendo, eh sì, e che non si sarebbe mai sentita libera con me intorno. Non so perché corra tanto, avrebbe dovuto pensarci due volte, avrebbe dovuto parlarne con me prima di decidere di dirmi  

HELP

Questo brano scritto da John Lennon è, “a suo dire, assolutamente autobiografico in quel momento. Si tratta di un rock ben giocato, nei ritmi e negli stacchi, con il supporto delle solite voci perfettamente affiatate. Il ritmo è incalzante e vario, e compaiono alcune raffinatezze strumentali, poco eclatanti ma che testimoniano del salto qualitativo in atto.” John Reed “Beatles story” ed.Gammalibri, pag.71

“Aiuto! Ho bisogno di qualcuno. Aiuto! Non dico di uno qualsiasi. Aiuto! Sai che ho bisogno di <<qualcuno>>. Aiuto! Ora la mia vita è cambiata così tanto, la mia indipedenza sembra divenire confusione, e ogni tanto mi sento così insicuro. So solo di aver bisogno di te come mai prima. Aiutami se puoi, mi sento giù, e apprezzerei molto la tua presenza, aiutami a tornare con i piedi per terra; non vuoi, per favore, aiutarmi?” 

YESTERDAY

È uno “tra i brani più celebri del quartetto, talmente significativo che anni dopo, durante laspra polemica tra McCartney e Lennon, quest’ultimo in un momento d’odio griderà, rivolto a Paul: <<L’unica cosa di buono che hai fatto è stata Yesterday!>>, come dire che neanche la cattiveria più falsa poteva intaccare la bellezza sfolgorante del brano. Paul si accompagna da solo alla chitarra – il quartetto darchi verrà aggiunto in seguito – in un brano malinconico e ispirato, dalla struttura melodica perfetta. Splendida l’interpretazione, dolce e disperata, su un testo nato buffescamente (<<Una mattina, appena sveglio, mi misi al piano e cominciai a suonare. Ne saltò fuori questo pezzo, poiché è così che succede, no? Le canzoni vengono fuori da sole. Comunque non mi riusciva per niente di trovargli un titolo che scandisse le tre sillabe iniziali; così, sul momento, lo chiamai “Scrambled eggs” – uova strapazzate. Per un paio di giorni restò intitolato così, poi pensai alla parola “yesterday” e il teso cominciò a costruirsi, diventando una canzone>> Paul McCartney)”. John Reed “Beatles story” ed.Gammalibri, pag.73

“Ieri, tutti i miei problemi sembravano così lontani, ora sembra che siano tornati. Io credo in ieri. Improvvisamente non valgo la metà di quello che ero un tempo, un ombra aleggia su di me. Oh, ieri è passato senza che me ne accorgessi”. 

MICHELLE

“Rappresenta un gioiello di composizione, quanto mai vacuo però nel testo, a base dei soliti –ti amo- ho bisogno di te- ma come mai riuscirò a dirti quello che voglio dire. Splendida l’introduzione chitarristica” (John Reed “Beatles story” ed.Gammalibri, pag.77) e anche il giro di basso. Dice infatti Paul McCartney in unintervista: “Non mi dimenticherò mai di quando scrissi la linea di basso per Michelle, perché fu quasi un lavoro alla Bizet: un basso che letteralmente avvolgeva la canzone. Ed era qualcosa che si poteva fare con il basso, il che mi eccitava. Marc Lewisohn “Beatles otto anni ad Abbey Road” pag.29

“Michelle <<ma belle>>, sono parole che stanno bene insieme, mia Michelle. Ti amo, ti amo, ti amo, è tutto quello che voglio dire. Finché non troverò un modo, dirò le sole parole che, so, tu capirai”.  

DAY TRIPPER

“Intervistati nel 1966, John e Paul compresero anche Day Tripper tra le composizioni <<forzate>>, scritte sotto pressione per uscire con un singolo. Ancora una volta, la forzatura non è palese, almeno per i non intenditori. Tanti altri autori musicali sarebbero stati più che fieri di scrivere un pezzo come quello”. Marc Lewisohn “Beatles otto anni ad Abbey Road” pag.124 

IN MY LIFE

“Delicata e pregevole fin dallesordio è scritta da Lennon. Splendido lintermezzo finto-clavicembalo e le punteggiature di chitarra. Il testo è in linea con il “nuovo” Lennon”, (John Reed “Beatles story” ed.Gammalibri, pag.78) che racconta cioè esperienze di vita e di contestazione, e non solo di amore. Lassolo di tastiera venne suonato da George Martin, che all’inizio “tentò con un organo Hammond, ma senza successo. A questo punto Martin optò per il piano, ma cerano problemi per suonare il genere dassolo che desiderava, una cosa in stile barocco, al giusto tempo. La soluzione fu suonarlo a velocità dimezzata per poi inserire il nastro a velocità doppia. Funzionò, e la canzone era completa, e diventò anche uno dei pezzi più pregiati dei Beatles”. Marc Lewisohn “Beatles otto anni ad Abbey Road” pag.127

“Ci sono luoghi che ricorderò per tutta la vita, sebbene alcuni di essi siano cambiati, alcuni per sempre, non certo in meglio; alcuni sono andati e altri rimangono. Tutti questi posti e i loro momenti ricordo ancora con amori e amici; alcuni sono morti e alcuni vivono ancora: nella mia vita li ho amati tutti”.  

ELEANOR RIGBY

“Uno dei capolavori di Paul McCartney, in un arrangiamento affascinante, con il supporto di un [doppio] quartetto darchi. Pennellate timbriche in sottofondo, per la voce semplice e ispirata di Paul che percorre la tessitura armonica con naturalezza e impennate improvvise. Splendido il coro e la controvoce del finale.” John Reed “Beatles story” ed.Gammalibri, pag.83

In realtà la partitura degli archi è dovuta a George Martin, che si disse “ispirato in gran parte da Bernard Herrmann, soprattutto dalle musiche di scena che aveva scritto per il film di Truffaut Fahrenheit 451.” Affermò infatti Martin: “Mi colpirono molto specialmente quelle sonorità stridenti degli archi. Quando Paul mi disse che voleva che, in Eleanor Rigby, fossero gli archi a tenere il ritmo, mi venne subito in mente la partitura di Herrmann”. Marc Lewisohn “Beatles otto anni ad Abbey Road” pag.152

“Ah, guarda tutti coloro che sono soli. Ah, guarda tutti coloro che sono soli. Eleanor Rigby raccoglie il riso in chiesa, dove è stato celebrato un matrimonio, e vive in un sogno. Aspetta alla finestra, indossando il volto che conserva in una caraffa vicino alla porta: per chi, tutto ciò? Padre McKenzie scrive il testo di una predica che nessuno ascolterà: nessuno si avvicina. Guardalo mentre lavora, mentre si rammenda i calzini di notte, quando non c’è nessuno. Cosa gli importa? Tutti coloro che sono soli, da dove vengono? Tutti coloro che sono soli, a chi appartengono?” 

WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS

“Cantata da Ringo e resa celeberrima anni dopo nell’interpretazione di Joe Cocker, è un motivetto semplice e orecchiabile, splendido nelle linee melodiche e corali, che ben si presta ad arrangiamenti tipo <<soul>>”. John Reed “Beatles story” ed.Gammalibri, pag.94

Da notare il fatto che Ringo, simpaticissimo e sempre allegro, era ben visto dagli altri, che cercavano sempre di riservagli una canzone almeno per ogni album in cui lui cantasse, e spesso John e Paul si mettevano al lavoro espressamente per scrivere una canzone per Ringo, come in questo caso, anche perché, confessò ridendo Paul, spesso quando Ringo faceva sentire preventivamente i suoi pezzi, gli altri facevano fatica a trattenersi dal ridere o dal ridicolizzare le armonie sempliciotte del simpatico batterista.

“Cosa fareste se cantassi stonato? Vi alzereste e ve ne andreste via? Prestatemi ascolto e vi canterò una canzone, e proverò a non stonare. Ce la farò con un piccolo aiuto da parte dei miei amici. Sto per provare con un piccolo aiuto da parte dei miei amici. Cosa posso fare quando il mio amore non c’è? (Ti preoccupa rimanere solo?) Come mi sento alla fine della giornata? (Sei triste perché resti solo con te stesso?) No, ce la farò con un piccolo aiuto da parte dei miei amici, andrò forte con un piccolo aiuto da parte dei miei amici, voglio provare con un piccolo aiuto da parte dei miei amici.”  

LADY MADONNA

“Rock & roll puro, con tanto di sezione fiati, quasi per sottolineare continuità con la propria storia. La musica contrasta con il testo, tenero e sconsolato, nella descrizione di un altro personaggio femminile nella poetica di Paul”. John Reed “Beatles story” ed.Gammalibri, pag.105

Da notare che la partitura della sezione fiati no era stata scritta da Paul in precedenza, ma venne messa giù dagli stessi sassofonisti durante la seduta di registrazione, dopo aver sentito la canzone per la prima volta da Paul al pianoforte”. Marc Lewisohn “Beatles otto anni ad Abbey Road” pag.278

“Lady Madonna, i bambini ai tuoi piedi si chiedono come farai a cavartela. Chi trova i soldi quando devi pagare laffitto? Credi che il denaro piova dal cielo? Lady Madonna abbandonata sul letto, ascolti la musica che ti risuona in testa. Il martedì pomeriggio non finisce mai. Mercoledì mattina i giornali non sono arrivati. Giovedì sera le calze erano da rammendare.”  

HEY JUDE

“In occasione di una visita a Chintya, prima moglie di John Lennon, Paul elabora, durante il viaggio in macchina, la struttura portante di un brano divenuto celeberrimo, Hey Jude. <<Ero abbastanza affiatato con Julien, il figlio di Chintya e John>>, racconta lo stesso Paul. <<Così mentre li raggiungevo, in macchina, canticchiavo questo motivetto; qualcosa tipo <<Hey Jules, non prendertela>>. Non so proprio perché proprio <<Hey Jules>>; mi era venuto così, suonava bene. In seguito pensai che sarebbe stato meglio <<Jude>>” John Reed “Beatles story” ed.Gammalibri, pag.108

Nacque così una canzone che diventò uno dei testi più belli, che possiamo riferire ad ogni persona in difficoltà. “Il finale, poi, è inaspettato e originalissimo, con un ritornello ripetuto allossessione, accompagnato da unorchestra sinfonica e scandito da battiti di mani”. Importante e rivoluzionaria è anche la durata della canzone: sette minuti e undici secondi nella versione pubblicata. John Reed “Beatles story” ed.Gammalibri, pag.110

“Hey Jude, non prendertela, prendi una canzone triste e migliorala, ricordati di conservarla nel cuore, così potrai cominciare a migliorarla. E ogni volta che provi dolore, Hey Jude, calma! Non caricarti il mondo sulle spalle. Perché sai bene che è pazzo chi interpreta la vita con poco slancio; finisce per rendere il proprio mondo ancora più squallido”.  

BLACKBIRD

“Tenero acquerello acustico di Paul per chitarra e voce. Una linea melodica scarna ed essenziale, con poche impennate, in un’atmosfera notturna, immobile e fredda”. John Reed “Beatles story” ed.Gammalibri, pag.115

Anche il resoconto della seduta di registrazione presso gli studi di Abbey Road della EMI è molto scarna: “Fu una registrazione priva dartifici”. Marc Lewisohn “Beatles otto anni ad Abbey Road” pag.289

“Merlo, che canti nella morte della notte, prendi queste ali spezzate e impara a volare. Per tutta la vita hai solo aspettato questo momento per librarti. Merlo, che canti nella morte della notte, prendi questi occhi scavati e impara a vedere. Per tutta la vita hai solo aspettato questo momento per essere libero”.  

OB-LA-DI, OB-LA-DA

“La canzone che nell’opinione di buona parte degli ascoltatori resta la più divertente e divertita tra le canzoni dei Beatles, fu nella realtà una delle più difficoltose incisioni del quartetto, con una versione originale e non uno ma due rifacimenti, che occuparono molte sedute di registrazione” [fino ad esasperare John Lennon]. Marc Lewisohn “Beatles otto anni ad Abbey Road” pag.296 

I WILL

“Melodia preziosa e perfetta che [pur essendo pubblicata nel 1968] ricalca moduli espressivi dei Beatles di qualche anno prima. Ottimo larrangiamento, con un arpeggio in “finger picking” su percussioni esotiche.” John Reed “Beatles story” ed.Gammalibri, pag.116 

GET BACK

“È da considerarsi uno dei più scintillanti rocknroll della discografia dei Beatles, sebbene composto da Paul, più propenso in genere ad atmosfere soft. Lincisione vanta la partecipazione di Billy Preston, tastierista nero che valorizza al massimo la struttura calda e rutilante del brano.” John Reed “Beatles story” ed.Gammalibri, pag.122

“La dolce Loretta Martin credeva di essere una donna, ma, per la verità, non era che un uomo; tutte le ragazze intorno a lei dicono che sta per avere ciò che si merita, ma lei se la cava come può. Torna indietro, torna indietro, torna là, al luogo cui appartenevi.” 

SOMETHING

Dopo un’esperienza solista brutta e opaca, George Harrison si riscatta inventando per il nuovo album dei Beatles questa canzone che “diventerà a buon diritto un classico del gruppo, degno di figurare accanto ad altri celebri hits” John Reed “Beatles story” ed.Gammalibri, pag.124

HERE COMES THE SUN

“Probabilmente il capolavoro di George Harrison, qui al meglio della sua ispirazione intimista e solare. Eccellente la resa timbrica di chitarre acustiche ed elettriche alternate, insieme ad un accompagnamento ritmico puntuale e avvolgente”. John Reed “Beatles story” ed.Gammalibri, pag.125

“Lispirazione per Here comes the sun era venuta ancora una volta attraverso Eric Clapton, anche se in maniera meno diretta del solito. I problemi daffari della Apple stavano diventando sempre più grevi e stancanti; un bel giorno di primavera, George decise di marinare la scuola, e di fermarsi a riposare nellassolato giardino di casa Clapton, con la chitarra dell’amico. Il senso di liberazione gli fece germogliare in mente Here comes the sun; e la registrazione riesce a catturare perfettamente quelle sensazioni, fin dagli accordi d’apertura della chitarra acustica, che squilla con vera gioia”. Marc Lewisohn “Beatles otto anni ad Abbey Road” pag.398

THE LONG AND WINDING ROAD

Questa canzone fu purtroppo il pretesto perché il complesso si sciogliesse ufficialmente, anche se di fatto i Beatles non erano già più un gruppo da oltre un anno, certamente da quando era morto il loro manager Brian Epstein. “Non appena Paul sente larrangiamento imposto da Phil Spector [il nuovo produttore] a The long and winding road la situazione precipita. Da una canzone semplice e senza pretese, per canto e pianoforte, essa era stata trasformata in ridondante partitura orchestrale, piena di violini e cori. Paul reclama, tenta un accomodamento, e poi, pieno di stizza, decide di lasciare il gruppo. Lo fa con grande cl’amore, annunciando la decisione alla stampa e avvisando i compagni di aver intenzione di incidere al più presto un lavoro solista”. John Reed “Beatles story” ed.Gammalibri, pag.130

LET IT BE

È l’ultimo e importante singolo dei Beatles, “un brano assolutamente splendido e avvolgente, nella più pura tradizione McCartney” John Reed “Beatles story” ed.Gammalibri, pag.131

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