Discorso di Calgaco

Cornelli Andrea

L’IMPERIALISMO ROMANO NELLA LETTERATURA LATINA

DALL’AGRICOLA:

DENUNCIA DELL’IMPERIALISMO ROMANO NEL DISCORSO DI CALGACO

<<Ogni volta che esaminiamo le cause della guerra e la situazione critica in cui ci troviamo, mi sento grandemente incoraggiato a sperare che oggi il vostro accordo darà inizio al recupero della libertà per la Britannia intera: giacché vi siete raccolti tutti insieme, siete liberi da servitù, non ci sono terre alle nostre spalle, e neppure il mare offre rifugio, con la flotta romana che ci stringe da vicino. E cos’ la battaglia e le armi, onorevoli per i valorosi, sono nel medesimo tempo la via più sicura anche per i vili. Nelle precedenti battaglie, in cui con esito vario si combatté contro i Romani, c’era nelle nostre braccia una speranza d’aiuto, giacché noi, i più nobili di tutta la Brà ­tannia, e per questo posti nei suoi recessi più segreti, da dove non vediamo Nidi di popoli asservà ­ti, anche gli occhi conservavamo intatti dal contagio della schiavitù. Noi, posti all’estremo confine del mondo e della libertà, fino ad oggi siamo stati protetti dal nostro isolamento stesso, che manteneva celata ogni notizia di noi. Ora l’estremo lembo della Britannia è accessibile, e tutto ciò che è ignoto si immagina straordinario; ma nessun popolo c’è più in là, niente se non flutti e scogli e, ancor più pericolosi, i Romani, alla cui prepotenza è vano sperar di sfuggire con la sottomissione e il rispetto. Predatori del mondo, ora che tutto devastando hanno esaurito le terre, frugano il mare. avidi se il nemico è ricco, bramosi di dominio se è povero, non l’oriente, non l’occidente è bastato a saziarli. ricchezza e povertà in loro soltanto destano la medesima sfrenata brama. Rubare, trucidare, rapinare con falso nome chiamano impero, e dove fanno il deserto, la chiamano pace.

La natura ha voluto che a ciascuno fossero sommamente cari i propri figli e parenti. i primi ci sono portati via dalle leve, a servire lontano; le nostre spose e sorelle, quando pure riescano a sfuggire alle voglie del nemico, sono poi violate con il pretesto dell’amicizia e dell’ospitalità. Beni e sostanze se ne vanno per il tributo, il frutto dei campi e la fatica di un anno per la contribuzione in frumento, i nostri corpi stessi e le nostre mani si consumano nel rendere praticabili foreste e paludi, tra percosse e insulti. Gli schiavi, che sono nati per servire, sono venduti una volta sola, e sono i padroni a provvedere al loro mantenimento: la Britannia ogni giorno compra la sua schiavitù, ogni giorno la nutre. E come fra gli schiavi gli ultimi arrivati sono oggetto di scherno anche per i compagni di schiavitù, cos’ in questa massa di servi a cui è stato ridotto da tempo il mondo intero, noi, ultimi e disprezzati, siamo aggrediti per essere sterminati, giacché non abbiamo campi fertili, o miniere, o porti, per sfruttare i quali valga la pena di mantenerci in vita. Inoltre il valore e la fierezza dei sottoposti non sono graditi ai dominatori, e la lontananza e l’isolamento stessi, quanto più offrono sicurezza, tanto più destano sospetto. E cos’ non c’è speranza di scampo: animo dunque, sia che la salvezza sia che la gloria soprattutto vi stiano a cuore. “