Edgar Allan Poe


Racconti del terrore

(detti anche a seconda delle edizioni racconti dell’orrore o racconti fantastici)

Edgar Allan Poe conosce bene, decenni prima della psicanalisi, la mente umana. Sa quindi che la paura non viene solo da pericoli esterni (extraterrestri, licantropi, vampiri, ecc…), ma può essere causato da uno stato psichico interiore. Scrive quindi questi racconti fantastici, proprio negli anni in cui sembrava trionfare con il positivismo la concezione scientifica di un ordine razionale, con il positivismo. Egli, che è stato anche redattore di giornale, predilige la forma del racconto a quella del romanzo, proprio come si trattasse di un fatto di cronaca. Del resto la parola novella richiama l’idea di un fatto recente (vedi le “news”) che richiama l’attenzione per il suo carattere insolito. Esattamente la forma giusta per narrare fatti “molto” insoliti, quali quelli di queste raccolte di Edgar Allan Poe. Che si segua Todorov che dice che “il fantastico è l’esitazione della ragione”, oppure Lovecraft, secondo il quale “con il fantastico si instaura la paura”, Poe comunque si inserisce con le caratteristiche originali, “predecadentiste”, per non dire “prenovecentesche” del suo narrare. Egli detta quelli che saranno i CARATTERI DEL GENERE LETTERARIO:

  1. Poe utilizza un narratore interno alla vicenda, favorendo cos’ l’identificazione del lettore con il personaggio, cosa talvoltsa fuorviante.

  2. Poe scrive racconti brevi, perché i suoi testi devono inchiodare il lettore alla sedia. Egli è il primo quindi a utilizzare l’artificio della suspence

  3. La collocazione temporale è generalmente indeterminata e indeterminabile, al contrario dei contemporanei Scott e Manzoni, che insistevano sul valore di documento storico del testo letterario

  4. Il protagonista è spesso legato ad una famiglia in via di estinzione e vive in un vasto edificio dall’architettura gotica, fatiscente e isolato.

  5. I monologhi prevalgono sui dialoghi, in quanto la focalizzazione è interna e non esterna, come invece nei racconti di Hemingway o Verga

  6. La fisionomia del protagonista è spesso in lenta degradazione lungo il testo

  7. Spesso il narratore racconta a posteriori (flashback) ricostruendo la propria nevrosi e riflettendoci in un punto di morte, in bilico tra resonto razionale della propria vita e sorgere dell’irrazionalità 

  8. prevalgono gli spazi chiusi (es. palazzi), che si restringono ancora di più quando si avvicina l’ala inquietante della morte (cella, cantina, sotterraneo, tomba)

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