Eloisa ed Abelardo

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Lezioni del prof. Gaudio

A puro titolo di esempio

  • Stavo cercando video su Régine Pernoud e ho trovato il suo su “Eloisa e Abelardo“. Bellissima lezione! Grazie, molte grazie.
    Arcadio Lobato

Canovaccio della lezione del prof.  Luigi Gaudio

Abelardo ed Eloisa sono una coppia amorosa entrata a far parte dell’immaginario collettivo europeo, come Tristano e Isotta, Paolo e Francesca, Romeo e Giulietta, ma rispetto alle altre, che sono inventate, tranne quella di Paolo e Francesca,  questa è una storia vera.

Una volta tanto, però, come nel libro della Pernoud, mettiamo prima il nome della donna, cioè Eloisa ed Abelardo

Ma perché sempre prima l’uomo? Chi l’ha detto? Perché non Isotta e Tristano, Francesca e Paolo, Giulietta e Romeo?

Il XII secolo è il secolo dell’amore, appunto da Abelardo ad Andrea Cappellano, dalle poesie d’amore in latino (Abelardo ne ha scritte molte, ma non ci sono pervenute) alle poesie d’amore in provenzale, dalla teologia sull’amore e su Maria di San Bernardo, a

Abelardo è un personaggio eccezionale, perché preannuncia:

1) la poesia provenzale d’amore

2) le poesie goliardiche, ad esempio i carmina burana dei goliardi. Non a caso Goliardia, goliardio, derivano da Golia, il soprannome di Abelardo

3) l’università la Sorbona nasce dopo le fantastiche lezioni a Parigi di maestri come Abelarddo

4) la scolastica e in generale il rifiorire della filosofia. Abelardo è il primo ad usare il termine di Teologia. Prima si diceva la scrittura, lectio divina, ecc.. con Abelardo nasce quella disciplina di studio che poi sarà centrale nel secolo seguente.

Ricordiamocelo sempre: non si potrebbe capire il grande duecento italiano se non ci fosse stato un grande milleecento (XII secolo) francese: non ci sarebbe stata la scuola siciliana senza i provenzali, non ci sarebbe stato l’amore stilnovisticamente inteso, senza l’amore cortese

Questo amore è fra un professore trentasettenne e una sua studentessa diciannovenne.

Immagino cosa state pensando in questo momento. Eccolo qui il solito professore pervertito matusalemme, che si innamora di una sua allieva, e d in effetti Eloisa era una sua alunna. Pervertito quasi pedofilo, vergognati.

E così noi insegnanti passiamo spesso per maniaci, come se non pensassimo ad altro, se non a deflorare le nostre giovani studentesse.

Ma chi l’ha detto? Chi l’ha detto che i professori sono sempre vecchi, brutti e indesiderabili?

In realtà Eloisa nutre amore, non solo rispetto, per il professore, e lo fa spontaneamente, non perché nessuno glielabbia imposto.

I due si amano e il loro rapporto è perfetto, completo, profondo.

Pietro Abelardo era uno studioso geniale, che seguì le lezioni anzitutto di Roscellino, che  poi divenne tra i suoi più acerrimi oppositori in anni successivi, perché Roscellino era nominalista, e quindi non riusciva a conciliare la molteplicità delle persone della trinità, con l’unità della natura divina, cosa che invece faceva perfettamente lortodosso Abelardo.

Infine andò a Parigi a seguire le lezioni di Guglielmo di Champeaux.

Provate a immaginare che ventata di genio, di novità, che portava un giovane studente che ne sapeva di più dell’insegnante, cioè dello stesso Guglielmo di Champeaux.

Nel senso che Abelardo faceva delle domande alle quali l’insegnante non era in grado di rispondere mentre lui sì.

Immaginate cosa doveva pensare Guglielmo di Champeaux di un allievo del genere. Capite che Abelardo non è esattamente uno che va attirandosi simpatie. Tra l’altro, aveva tanti pregi, ma sicuramente non quello della modestia.

Tra i suoi principali allievi ci furono alcune delle menti più attive del secolo, come Arnaldo da Brescia (ma la sua amicizia non lo favorì molto nei confronti del papa Innocenzo II) e Giovanni di Salisbury, segretario dell’arcivescovo Thomas Becket (vedi Assassinio nella cattedrale di Eliot)

Era evidente a tutti che il posto di professore nella Scuola della cattedrale di Parigi (Notre Dame) doveva essere suo, ma altri meno capaci, intellettualmente parlando, erano più bravi nei rapporti i potere (guarda un po cosa succedeva nel XII secolo, guarda un po come è similie a quelo che accade ancora oggi)

LIBRI:

Con le sue opere, in particolare il Sic et Non, si può dire che abbia fondato la logica occidentale, dimostrando come la ragione umana possa arrivare a importanti risultati senza bisogno di appoggiarsi pedissequamente alle Sacre Scritture. Egli ha elaborato i principi di identità e di non-contraddizione che furono alla base della filosofia scolastica nel secolo successivo.

ABELARDO INCONTRA ELOISA

Proprio al culmine del suo successo come insegnante a Parigi, la giovane parigina Eloisa oincomincia a frequentare le sue lezioni nel 1116.

Abelardo farà un figlio con lei, la sposerà, ma poi sarà evirato dai parenti di lei.

 

1130 LETTERA AD UN AMICO DE CALAMITATIBUS,  la Historia calamitatum mearum

Prima lettera:

Caro amico, ti elenco e ti racconto tutte le disgrazie (calamitates appunto) che mi sono capitate nella vita. Credo che nessun uomo sia stato più sfortunato di me, e a nulla mi sono valsi il successo e la considerazione che pure andava acquistando presso i miei studenti, come grande professore ed insegnante.

 

LETTERA SECONDA (DI ELOISA AD ABELARDO)

Il tono della lettera, scusate la banalizzazione, ma è più o meno il seguente: ma come, sei andato a parlare della tua vita, anche di quello che ti è successo dopo la nostra disgrazia AD UN AMICO, e NON A TUA MOGLIE? Inoltre nella tua lettera di tutto tieni conto tranne dei miei sentimenti, ma lo sai quanto ho sofferto in questi anni per la lontananza che ci ha separato? IL sacramento che ci ha legato, ci ha legato per sempre, quindi io mi sento profondamente ancora legata a te, innamorata, nel senso più profondo del termine di te. E tu? Di tutto vai parlando con il tuo amico, tranne dei miei sentimenti. Vedo che sei bravo ad elogiare e consolare te stesso, ma non pensi minimamente a consolare me. Mi sembra che tu ti stia dimostrando un po egoista, ed ho il sospetto che tu non abbia amato me sinceramente, ma ti sia lasciato trasportare dall’eros, e ora che non ti attraggo più sessualmente parlando a causa delle note vicende, non provi assolutamente nulla per me.

Citazioni:

«Non ho voluto soddisfare la mia volontà e il mio piacere, ma te e il tuo piacere, lo sai bene».

«Ma quelle voluttà d’amanti che provammo insieme… ovunque io mi volga sempre  me le ritrovo dinnanzi. Ho davanti agli occhi sempre e soltanto te, l’amore che  abbiamo avuto, i luoghi dove ci siamo amati, i momenti in cui siamo stati vicini. Mi si presentano davanti agli occhi, annunciate dal desiderio che le accompagna, e le  immagini straripanti di languore che si susseguono non mi risparmiano neanche quando dormo. Perfino nel mezzo della celebrazione della messa, quando più pura deve essere la preghiera, i fantasmi osceni di quelle voluttà si impadroniscono così voraci della mia malinconia e me la trasportano, oscillando come in un gioco di lussuria, tanto che mi abbandono più a quelle turpitudini che alla preghiera.»

 

LETTERA TERZA (DI ABELARDO A ELOISA)

Più o meno il tono della lettera è il seguente:

Cara Eloisa, il tuo problema è proprio questo: mi inviti a ricordare, ma noi dovremmo dimenticare, invece che ricordare i nostri momenti di felicità insieme. Del resto adesso il nostro amore dovrebbe essere indirizzato ad altro: insieme amiamo invece che continuare ad amarci l’un l’altro, cosa che del resto è impossibile nelle nuove contingenze. Se io stesso che ho subito una violenza, non ci penso più, perché dovresti tu?

 

LETTERA QUARTA (DI ELOISA AD ABELARDO)

Citazioni:

«Il piacere che ho conosciuto è stato così forte che non posso odiarlo».

«Perché la sublimazione si dovrebbe raggiungere soltanto annichilendo i sensi e il sentimento d’amore che si prova verso un’altra persona?»

Come a dire: sono contenta che tu sei riuscito a dimenticare, ma io umanamente parlando proprio non ci riesco

 

LETTERA QUINTA (DI ABELARDO A ELOISA)

Più o meno il tono della lettera è il seguente:

adesso tra di noi l’unico rapporto che ci può essere è quello fra un abate (orma io sono convertito a Dio e a null’altro penso) ed una badessa

 

LETTERA SESTA (DI ELOISA AD ABELARDO)

Eloisa questa volta obbedisce e, nella sua terza e ultima lettera dal Paràclito, promette che non parlerà mai più del passato e dei propri sentimenti ad Abelardo.

 

LA CONDANNA DI ABELARDO PER ERESIA

In realtà è dovuta ad una serie di malintesi e di gelosie. Insegnanti troppo invidiosi dei successi che mieteva Abelardo fra gli studenti, come un certo Alberico, che prese il suo posto nella scuola della cattedrale, anche se non valeva neanche la metà di Abelardo, convocarono un piccolo concilio a Soissons nel 1122, e lo costrinsero a bruciare i suoi libri considerati eretici

In realtà Abelardo era un precursore, era un profeta, e il secolo seguente gente come un certo Anselmo d’Aosta, un certo San Tommaso, non fecero altro se non portare alle estreme conseguenze le proposizioni di Abelardo, proseguire sulla sua strada, non prenderne un’altra: questo fecero i filosofi della Scolastica.

Poi nel 1139 addirittura un alto prelato zelante convinse San Bernardo che era unautorità riconosciuta al tempo, dell’eresia di Abelardo.

Il problema è che Abelardo e Bernardo erano troppo diversi tra loro, e quando nel 1139 Bernardo ebbe un colloquio con lui, affinché lui rinnegasse  certe espressioni un po troppo ardite per l’epoca, ad esempio sulla dimostrazione filosofica della Trinità. Abelardo non ci pensò neanche. Per Bernardo la Trinità era un argomento di fede, un mistero, un dogma, punto e basta, per Abelardo era un problema, cioè una questione su cui poteva esercitarsi la ragione. Cosa ce l’ha data a fare la ragione Dio a noi uomini? Per Abelardo la ragione, come la logica, la dialettica, non erano in contraddizione con la fede, anzi potevano portare alla fede, per Bernardo la fede è una cosa, la ragione è un’altra.

Due caratteri troppo diversi, l’uno mistico e serafico, l’altro logico e deduttivo.

Così Bernardo scrive il Trattato contro alcuni capitoli degli errori di Abelardo, e Abelardo scrive l Apologia e non gliele manda certo a dire a Bernardo, cioè diciamo che non è proprio diplomatico, come forse avrebbe dovuto essere nella circostanza. Egli definisce Bernardo un demonio travestito da angelo della luce, così la sua apologia, tutt’altro che giovargli, moltiplicò la sua fama di eretico.

2 giugno 1240 prima domenica dopo Pentecoste a SENS cerimonia solenne nel corso della quale Abelardo vuole fare un pubblico discorso per confutare le accuse di eresia rivoletegli da Bernardo.

Poi, però, Abelardo si rifiutò di prendere la parola, e questo fu interpretato come una ammissione di colpa e accelerò il processo di condanna per eresia di Abelardo, anche da parte del Papa Innocenzo II.

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