Frank Lloyd Wright

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Frank Lloyd Wright (1869-1959), per la sua vastissima attività di architetto, che già intorno al 1900 aveva raggiunto una notevole maturità artistica, e per i suoi numerosi scritti, fu uno dei più importanti pionieri dell’architettura moderna. Anche nel settore del mobile le sue riflessioni sulla funzione di forma e materiale, come pure il suo confrontarsi con le più importanti teorie artistiche e sociali della sua epoca, furono di importanza decisiva. Le idee di Wright, oltre a subire l’influsso delle forme geometriche essenziali dei giocattoli di Fròbel, traevano origine dalle impressioni che egli aveva ricevuto nella fattoria del nonno, impressioni che destarono in lui una decisa predilezione per la natura e la tendenza a un impiego ‘ naturale ‘ dei materiali. La sua attività nello studio del più grande architetto americano dell’epoca, Louis Sullivan, ebbe per la sua formazione un’importanza pari agli intensi rapporti che egli intrattenne con la cultura giapponese. All’Esposizione Universale di Chicago del 1893 il Giappone espose la copia di un tipico edificio giapponese, che fu adibita a ‘ museo ‘ per dipinti e xilografie; lo stesso Wright possedette una considerevole raccolta di tali opere. Nel 1905 Wright visitò per la prima volta il Giappone. La ‘ traduzione ‘ della pianta aperta giapponese nel paesaggio delle periferie delle città americane, congiuntamente all’attenzione per le case storicizzanti e rustiche – ad esempio quelle di Henry Hobson Richardson – e alla ripresa della tradizione inglese del camino come punto centrale della casa, condusse all’ideazione delle cosiddette ” prairie houses “, che Wright progettò tra il 1900 e il 1910 e costituirono il suo primo, importante contributo nel campo dell’architettura moderna.

Nel suo articolo Prairie Architecture, apparso nel 1931 nel volume Modern Architecture, Wright espose le sue idee sulla ” prairie house “. Era convinto che fosse giusto ” ridurre al minimo il numero degli elementi necessari della casa e dei singoli ambienti e connettere il tutto come uno spazio recintato, articolato in modo tale che luce, aria e vista potessero conferirgli un senso d’unità “. Tutte le proporzioni della casa dovevano essere ” umane in modo libero “. Voleva ” che i mobili – per quanto possibile – avessero un ruolo di architettura organica “, voleva ” identificarli con l’edificio e progettarli in forme semplici, realizzabili con le macchine. Ancora una volta linee rette e forme ad angolo retto “.

Le sei opere di Wright

 

Casa Winslow, sobborgo di Chicago (1893)

Pianta: asse di simmetria molto forte, accentuato – in prospetto – dalle due finestre ai lati della porta.
Il bow-window estende il soggiorno sul giardino retrostante.
Il camino è il fulcro della composizione.
La novità consiste nel volume, con due livelli: quello superiore è molto compresso e schiacciato da tetto fortemente aggettante.
Wright scrive: “bisogna liberarsi dall’abbaino, eliminando inutili corpi sovrapposti”
 

 

Casa Robie, Chicago (1908)

Lotto allungato, parallelo alla strada: un asse è privilegiato, la pianta risulta allungata.
L’impressione è quella di piani sovrapposti, come vassoi.
Il camino fa da perno: vi si appoggia anche la scala che dà accesso alle camere e anche all’esterno sembra che i tetti vi siano agganciati.
Sono stati disegnati da Wright anche gli arredi interni e i vetri colorati delle finestre.
Tra il 1910 e il 1911, Wright lascia Chicago e compie un viaggio in Europa (Germania, Italia e Austria), chiamato a Berlino da un famoso editore per pubblicare i suoi lavori in un pregiato volume di disegni acquerellati di grande formato.

Tornato in America è incaricato di progettare i Midway Gardens.

 

Midway Gardens, Chicago (1913 – 1914)

L’opera è stata demolita nel 1929. Il complesso, situato a sud di Chicago, comprendeva un ristorante, un club privato, un giardino terrazzato all’aperto, con struttura a cupola per l’orchestra.
È lungo 100 metri per ogni lato e si presenta simmetrico in pianta e in prospetto.
L’asse centrale dell’edificio non individua l’ingresso: le entrate principali si trovano nelle due torri angolari e nel belvedere. Entrare nei Midway Gardens significava attraversare un luogo che offriva un numero notevole di sorprese.
Il committente intendeva rinnovare un parco divertimenti in disuso, trasformandolo in un giardino per concerti all’europea.
Wright deriva alcune idee da edifici e progetti per spazi ricreativi a lui precedenti e si ispira ad alcune costruzioni della World’s Columbian Exposition del 1893, il cui sito – tra l’altro – confinava con il lotto dei Midway Gardens.
Nel suo viaggio in Europa, Wright aveva certamente visitato spazi per il divertimento.
Il progetto è stato elaborato più volte, cambiando la disposizione degli elementi di base del giardino, del ristorante e del club. Il processo di elaborazione proseguì anche durante la fase di costruzione dell’opera: molte modifiche, non riportate nei disegni, vennero apportate in cantiere.
Oltre alla disposizione e alle forme, cambiano anche i particolari e i motivi decorativi.
Da notare l’inserimento di superfici decorate all’interno della muratura e i giunti di malta profondamente scavati su tutti e quattro i lati di ogni singolo mattone, in modo da creare una rete decorativa di linee nere.
La struttura era in cemento armato e laterizi.
Per Wright “è errato pensare che l’uso legittimo della macchina precluda quello della decorazione. E’ esattamente il contrario. La decorazione, segno della fantasia, è oggi più vitale di quanto mai sia stato ogni altro sistema o “strumento””Nel 1932 Henry-Russel Hitchcock e Philip Johnson, in occasione della mostra allestita presso il Museum of Modern Art of New York e sulle pagine del relativo catalogo, criticarono duramente l’opera di Wright, perché la decorazione era considerata fuori moda e “anti-moderna”.
La decorazione è da mettere in relazione con il soggiorno europeo di Wright e con l’architettura Secessionista; inoltre, hanno guidato Wright le idee di Sullivan legate al concetto che per creare la decorazione è necessario usare tecnologie e materiali moderni, abbinati a una geometria astratta delle forme e a un rinnovato studio della natura.

 

Casa Kaufmann, Pittsburg (1932 – 1936)

È la casa per i fine settimana della famiglia Kaufmann, immersa in un bosco con corsi d’acqua e una cascata.
Il committente scrive: “Wright concepì l’edificio come una serie di vassoi distanziati da brevi massi di pietra e irrigiditi nei bordi. Fissò la massa del camino direttamente su un grosso macigno, e intorno ad esso proiettò gli spazi”.
La “scatola” tradizionale è distrutta: non esistono pareti, schemi geometrici, simmetrie
L’accesso alla casa avviene per gradi: si attraversa un ponte, poi si procede nello stretto corridoio tra il retro della casa e la scarpata montana.
Si tratta di un edificio “organico”: i materiali impiegati sono la pietra della cascata; anche il pavimento è in pietra naturale levigata; le pareti esterne sono vetrate.

 

Laboratori Johnson Wax, Racine (1936 – 1939)

L’edificio per la grande industria di prodotti chimici e per la pulizia è una grande piastra chiusa, senza finestre.
Uffici dei dipendenti sono collocati in uno spazio comune, con luce che entra dall’alto.
Le colonne sono strutturali realizzate per mezzo di grandi funghi che diventano l’elemento caratterizzante dell’edificio.

Guggenheim Museum (1949 – 1959)

Unisce in sé due aspetti: fa riferimento alle rocce, alla solidità e insieme dà l’idea di movimento e dinamicità.
L’edificio rifiuta qualsiasi relazione tipologica, di modulato e di scala con il contesto urbano in cui è collocata. L’idea è quella di introdurre un edificio con carattere e forma inconsuete nel contesto di New York.
L’ascensore deposita il visitatore all’inizio della leggera pendenza della rampa elicoidale; al centro dell’edificio c’è un grande vuoto e lo spazio espositivo (continuo e a spirale) è spostato sul limite del volume.
La luce entra dall’alto; non ci sono finestre.
Non è un museo tradizionale: è uno spazio per la sperimentazione e la creazione artistica.

di Stefano

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