Genova affoga nella melma: di chi la colpa? – di Giuseppe Castronovo

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Cec’è: avete visto? Che disastro a
Genova!
Salvo: il guaio è che trattasi
dell’ennesimo disastro!
Alessio: Salvo…., hai proprio
ragione a definirlo ennesimo! Stavo leggendo che l’ultimo risale al 2011 e che
le ferite, lasciate appena tre anni fa,
non sono state ancora del tutto rimarginate.

Giacomo: giova ricordare, amici
miei, che Genova è stata colpita da disastri simili, solo per citarne i più
gravi, nel 1993, nel 1992, nel 1970.

Ludovico: opere di sistemazione
idraulica che aspettano da anni e nel frattempo i genovesi , con cadenza
periodica, vedono distrutto tutto quello che nel frattempo hanno con tanta
fatica realizzato.
Giacomo: ma  fatto più grave, amici miei, mentre Genova affoga coperta da fango e detriti, la politica
si autoassolve attribuendone la colpa alla mala
burocrazia.
Lei, Prof. Vezio, cosa può dirci in merito?
Vezio: tutti addosso alla
burocrazia! Ma la burocrazia, nonostante le sue
indubitabili pecche, con tutte queste leggi che dicono tutto e il contrario di
tutto, fa quello che può.  La vera e più
grave carenza, unitamente a corruzione e
malaffare, amici miei, ricordatevelo: stanno di casa in Parlamento.
Giacomo: prof. Vezio…, Lei di solito così
pacato nei suoi interventi, questa volta sta facendo delle affermazioni che io
ed altri personalmente possiamo condividere. Ma Lei oggi ci parla di corruzione che alberga in Parlamento. Non le sembra
un’affermazione grave?
Filippo: lasciamo che il Prof.
spieghi compiutamente il suo pensiero.
Vezio: che la corruzione alloggi
in Parlamento non lo dico io. Lo diceva, già 2000 anni fa, lo scrittore latino Tacito quando scriveva “corruptissima
Repubblica plurimae leges”, che tradotto vuol dire “quando la Repubblica è
molto corrotta fa moltissime leggi.
E poiché, amici miei, le leggi le fa
il Parlamento , sono questi luoghi (Montecitorio e Palazzo Madama)  la fonte di molti dei nostri guai. E questa è
un’affermazione che ben si attaglia alla nostra classe politica attuale e agli
innumerevoli guai che sta attraversando il nostro Paese. Vi faccio un esempio
concreto.
Giacomo: ecco, è proprio questo
che Le chiediamo. Prosegua.
Vezio: poiché a Genova la
politica è criticata per la mancata realizzazione delle opere idrauliche
necessarie,
vi posso dire con estrema
tranquillità e certezza che le opere non sono state realizzate per una
motivazione molto più semplice di quanto voi possiate pensare: sono le leggi che imbrigliando la stessa politica e la  burocrazia lo impediscono rendendo complicate
anche le cose semplici.
Giacomo: Prof. prosegua pure ma,
trattandosi di un discorso ad alto contenuto tecnico, sicuro di interpretare il
pensiero di tutti noi, Le chiedo di essere ancora più chiaro.
Vezio: volentieri! La tragedia di
Genova ruota tutta quanta attorno alle “Regole sugli
appalti per la realizzazione delle opere pubbliche”.
Ebbene, dovete
sapere che secondo una ricerca dell’Ufficio studi per la legislazione straniera
della Biblioteca della Camera dei Deputati, il recepimento di due Direttive
europee del 2004, in
materia di appalti pubblici, è stato così risolto:
la Germania   le ha recepite con una Legge di  38 articoli
l’ Inghilterra    97
la Francia   295
la Spagna  441
l’ Italia  616 
Sono numeri che non sentiremo mai in televisione!
Ludovico: come mai?
Vezio: i politici parlandone
lancerebbero melma nelle loro facce! Ecco perché non ne parlano. A questi
articoli bisogna poi aggiungere la Legge sui lavori pubblici della Regione
Liguria e il Regolamento del Comune di Genova sui lavori pubblici.
Amici, io non faccio
commenti!  Ma se i numeri sono questi
critichiamo pure la Germania e la Merkel, ma
la differenza tra noi e loro sta anche in questi numeri.
Giacomo: questa è una marea
normativa forse più pericolosa della marea di melma che ha ferito la “Città della Lanterna”.
Franco: con  questi numeri in effetti non possiamo andare
molto lontano. Ecco perché, in Italia, gli appalti pubblici sono occasione di
lavoro più per Magistrati e Avvocati che per Carpentieri.
Vezio: al legislatore italiano piace
appesantire la normativa approvata in Europa oltre il limite della
ragionevolezza: con 616 articoli, Voi capite bene, che ci sono più passaggi
burocratici e quindi più spazio per ricorrere all’interpretazione delle leggi e
dei singoli articoli.  Ed furia di  “interpreta tu che poi
interpreto io”
  le opere restano
impantanate nella melma delle procedure burocratiche da svolgersi prima negli
Uffici dei Politici che devono approva i relativi progetti e poi negli Uffici
della burocrazia che queste decisioni deve portare a compimento, nella speranza
che non intervenga anche la Magistratura a verificare ed interpretare  il tutto,
interpretazioni politiche e burocratiche comprese.
E poiché con 616 articoli “c’è spazio perché la ragione stia sia dalla parte mia che
dalla parte tua”,
 permettetemi
ancora una volta il richiamo alla saggezza dei nostri padri romani dicendo che “dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur” che
attualizzando possiamo così tradurre: “mentre Politica,
Burocrazia e Magistrature civili, penali, amministrative e contabili  discutono e
interpretano i 616 articoli, i figli di quella che un tempo fu la “gloriosa
Repubblica Marinara”  affogano nella
melma”.
(dai dibattiti svolti al Circolo
della Concordia)

Giuseppe Castronovo

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