La donna nella poesia di Giovenale

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La donna nella poesia di Giovenale di Alice Fusè

Giovenale fu uno scrittore di satire (ne scrisse infatti 16 suddivise in 5 libri), il cui principale intento era moralistico: la sua attenzione si concentrava sui vizi, sulla parte negativa della condotta umana e sui tempi moderni, in cui tale componente ha raggiunto la sua massima intensità. Le sue satire hanno quindi una funzione di vera e propria denuncia della decadenza dei costumi, aspetto particolarmente evidente nelle satire propriamente dette dell’indignatio (le prime sette), dove lo sdegno dell’autore nei confronti di certi comportamenti è scelto con lo scopo di provocare indignazione presso i lettori.

La sesta satira è un feroce attacco contro le donne, viste all’interno di quella fondamentale struttura della società che è il matrimonio; secondo Giovenale le donne dell’epoca mancavano totalmente di pudicizia e di moralità, doti decantate dal mos maiorum, tanto che quella che appariva essere l’unica soluzione per i mariti – quella cioè di segregarle in casa – veniva considerata inutile perché

sed quis custodiet ipsos custodes?

(vv. 34 7-348)

La lussuria quindi è il principale capo d’accusa, ma non il solo: a questo vengono aggiunti tutti quegli atteggiamenti che rendono una donna insopportabile al proprio marito come la prepotenza derivata dalla ricchezza, l’autoritarismo, la mascolinità, l’amore per il greco e le manie sportive e culturali.

Nasce così una l’unga e ricca galleria di figure femminili negative come quella della matrona che chiede al marito di crocifiggere un servo perché

“hoc volo, sic iubeo, sit pro ratione vol’untas”

(v. 223)

(lo voglio io, io così ordino,: la mia volontà sia una ragione sufficiente)

o della donna saccente che confronta e critica gli autori per cui si può solo sperare che

soloecismum liceat fecisse marito

(v. 456)

(che sia lecito al marito fare un errore di grammatica)

Ciò che colpisce è la compresenza di colpe gravi e di difetti e manie più o meno innocenti, tutti ugualmente descritti con sdegno. Questo avviene perché agli occhi del satirico tutti questi comportamenti appaiono come deviazioni da quell’antico costume che vedeva la donna completamente subordinata al marito, segregata in casa, priva di cultura e di interessi intellettuali.

di Alice Fusè

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