Gli Area

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Compresenza di italiano e linguaggi non verbali e multimediali

Ricerca e sperimentazione nei linguaggi del gruppo musicale degli Area

MUSICA E VITA: ABOLIRE LE DIFFERENZE

 “Fu la musica il motore di quanto sto per raccontare, ovvero dell’irriducibile desiderio di alcuni ragazzi di praticare la propria arte senza compromessi. Lo show business avrebbe voluto che suonassimo in chiave di denaro, senz’altro scopo se non quello di compiacere il maggior numero di persone e vendere il più possibile. La sinistra ortodossa premeva per l’arte al servizio delle masse e tendeva a liquidare la complessità formale come ‘cervellotica antipopolare’. Noi eravamo determinati a seguire esclusivamente la nostra ispirazione e a fare i conti soltanto con il nostro talento. In un’epoca in cui tutti vogliono qualcosa da te, questo atteggiamento è già di per sé rivoluzionario”. Patrizio Fariselli, musicista degli Area.

Musica totale internazionalista

di Raimondo Cetani, Claudio Fabretti

Raccogliendo matrici musicali diverse – dal jazz al progressive passando per l’avanguardia – gli Area si sono rivelati tra le band più coraggiose e originali del rock italiano. Ma a lasciare il segno è stata anche e soprattutto l’incredibile voce del cantante, Demetrio Stratos

Area

Gli Area iniziano la loro avventura musicale alla fine del 1972, raccogliendo musicisti di diverse estrazioni: pop, free-jazz, sperimentazione elettronica e contemporanea, con la volontà comune del superamento delle singole esperienze artistiche per approdare a una “musica totale”. All’inizio il gruppo è composto da Victor Edouard Busniello ,
Giulio Capiozzo, Yan Patrick Erard Djivas (già con Lucio Dalla), Patrizio Fariselli, Giampaolo Tofani e il greco Demetrio Stratos (nato ad Alessandria d’Egitto). Successivamente, Busniello lascerà il gruppo e Djivas entrerà a far parte della Premiata Forneria Marconi (Pfm) e sarà rimpiazzato da Ares Tavolazz i. Il sesto componente-ombra del gruppo è Gianni Sassi (Frankestein), fondatore della Cramps Records e ideatore dei progetti culturali più geniali di quel periodo. Già partecipe del movimento Fluxus Italiano, Sassi si occupa anche dei testi e dell’immagine della band.

Quella degli Area è “musica di fusione di tipo internazionalista”, come la definisce Stratos, cantante e anima della band: “Ognuno di noi – raccontava in un’intervista del 1974 – portava un’esperienza particolare, si è cercato di fare una musica stile ‘totale’. Io vengo dalla Grecia, uno ha avuto esperienze di musica elettronica a Londra, due vengono dal jazz, uno dalla musica contemporanea, e cerchiamo di fondere, di avere un connubio tra dodecafonia e rock, fra rock e musica balcanica”. Si passa così dalla sperimentazione “colta” (vicina a Cage) al jazz-rock, dal folk mediorientale alla canzone popolare mediterranea. Uno degli obiettivi del gruppo, infatti, è quello di legare un sound prettamente sperimentale alle sonorità mediterranee e italiane, per sottrarle al mondo della sottocultura in cui la critica italiana le ha relegate. Pur provenendo, come molti altri gruppi dell’epoca (Banco, Pfm etc), dall’esperienza del beat italiano, gli Area si caratterizzano anche per la radicalità dei contenuti e del linguaggio musicale adottato, che identificano utopie e desideri della generazione degli “anni di piombo”.

L’album d’esordio Arbeit Macht Frei (dal famigerato motto dei campi di sterminio nazisti), registrato in un cascinale della bassa padana, è da molti considerato il capolavoro del progressive rock italiano degli anni 70. I componenti degli Area mostrano tutte le loro potenzialità espressive: jazz (Djivas, Fariselli e Capitozzo), canzone (Stratos), rock (Tofani). Il culmine lo si trova nella dirompente “Luglio, agosto, settembre (nero)”, dove in soli quattro minuti si sintetizzano le varie anime della band, alla ricerca sperimentale di un nuovo genere musicale. Il pezzo, che coinvolge tutta la generazione di giovani post 68, è il manifesto del loro stile nervoso e graffiante, che spazia dall’improvvisazione free jazz al rock, mentre dalla musica etnica vengono ripresi i tempi dispari e i modi “orientaleggianti”. Non manca poi qualche momento di sperimentazione pura, come “L’abbattimento dello Zeppelin”, o più incline al jazz-rock come “Le labbra del tempo”.
Arbeit Macht Frei viene definito dai critici “radical music” perché tende ad andare alle origini del significato politico del movimento pop e perché vuole portare alle estreme conseguenze le linee di rottura del tessuto musicale.

A mettersi in luce in questo insolito ensemble progressive-folk è soprattutto Stratos, le cui sperimentazioni vocali non hanno eguali in Italia. Già con John Cage nel 1974 nella composizione “Mesostics”, Stratos sviluppa una tecnica vocale straordinaria, che comprende l’uso di diplofonie e di armonici vocali, nonché un’estensione quasi inarrivabile: i 7000 Htz raggiunti nella sua massima escursione lo pongono sull’olimpo dei cantanti di tutti i tempi. La sua formazione musicale e la sua estrazione culturale conducono a una fusione fra inflessioni culturali mediterranee-mediorientali e musica sperimentale.

L’impegno politico degli Area si colloca nell’area della protesta extraparlamentare, senza nascondere simpatie per un certo “folklore” filo arabo “International Popular Group”, sigla che accompagna sempre la sigla Area, e una certa simpatia per il movimento, tanto da allegare come gesto provocatorio, all’uscita di Arbeit Macht Frei, una minacciosa pistola di cartone. Spiegava Stratos nel 1974: “Il contenuto politico secondo me c’è anche senza che io dica: ‘Noi facciamo un pezzo per i compagni palestinesi…’. In radio non ci hanno mai trasmessi, chiaramente tutti avevano dei blocchi morali, si scandalizzavano perché abbiamo fatto un pezzo che si chiamava ‘Settembre Nero’. Non c’è bisogno oggi di spiegare questo tipo di musica: ci sono solo cinque musicisti che hanno una rabbia repressa perché hanno suonato per tanti anni quello che volevano i padroni”.

Su Caution Radiation Area predomina la totale sperimentazione che produce brani paranoici e al limite del caos e della sopportazione, come “Lobotomia”, dedicato a Ulrike Meinhof, il cui suono lancinante e ossessivo è accompagnato dal vivo da una particolare gestione scenica, e la nevrastenica “Mirage?”, ma anche sprazzi di free jazz in “Crescita Zero” e sonorità orecchiabili in “Cometa Rossa”.

Il successivo Crac! parte subito con un brano folgorante come “L’elefante bianco!”, che mette in luce ancora una volta l’elevata caratura musicale dei membri di questo insolito ensemble. Non mancano le classiche puntate al jazz, che riscopriamo sia in “Implosion e nervi scoperti” che nella contemporanea “Area 5”. Più si ascolta, più si inizia ad intravedere la linea politica del gruppo. I risvolti politici si evidenziano sia ne “La Mela di Odessa” sia soprattutto in “Gioia e rivoluzione” con versi lapidari e utopisti: “…il mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia ciò che pensa della vita; con il suono delle dita si può fare una battaglia che ci porta sulle strade, della gente che sa amare”.

A monopolizzare l’attenzione è ancora una volta il canto straziato e lancinante di Stratos: “Io mi offro come cavia per fornire tecniche sul mio strumento: la voce, senza chiedermi se devo vendere 20000 dischi o prendere tre milioni a sera andando in giro a cantare – spiegava il cantante degli Area -. Le cose che faccio da solo sono cose molto particolari che si chiudono all’interno di un circuito di persone molto specializzate. Ma questo non significa chiudersi”.

Are(A)zionee` forse l’unico live degli Area degno di essere ascoltato e recensito. Qui si rivitalizza la sperimentazione rispetto alla versione in studio. L’album comprende canzoni celebri del loro repertorio come “Luglio, agosto, settembre (nero)”, “Cometa Rossa” e una versione da pelle d’oca de “L’Internazionale”.

Su Maledetti si fondono accenni di jazz con musiche folkloristiche dei Balcani, evidenti in “Gerontocrazia”. Nascono nuove e prime collaborazioni tra cui Steve Lacy (sax soprano) e Paul Lytton (percussioni).

Gli Dei Se Ne Vanno, Gli Arrabbiati Restano (1978) segna una svolta musicale in cui l’inventiva e il genio artistico non hanno più niente da dire. Le canzoni diventano brevi e poco significative, l’aspetto musicale viene progressivamente meno come dimostra “Il Bandito del deserto”. Non manca l’improvvisazione portata alla esasperazione, come in “Vodka Cola” . Per concludere si intravedono stralci di radici jazz in “FFF” che riescono ad elevare anche se per poco la valutazione complessiva del disco.

Prima della sua prematura scomparsa, avvenuta nel 1979, Stratos dà vita ad alcune incisioni di sola voce: “Metrodora” e “Cantare la voce”, nelle quali riaffiora, a tratti, il vertice espressivo delle sue sperimentazioni vocali con gli Area. Nel 1979 alla vigilia di un grande concerto organizzato a Milano all’Arena Civica, Stratos muore in un ospedale newyorkese, stroncato da un’aplasia midollare fulminante. Dopo la sua morte, la musica degli Area si stempera in un jazz-rock piu’ convenzionale, come si può ascoltare su Tic & Tac: virtuosismo e fraseggi vacui spaziano per tutto l’album che resta il peggiore della loro carriera e prelude allo scioglimento.

Nel corso degli anni ’80 gli elementi superstiti della band si distinguono come solisti di jazz e autori di musiche per la tv. Negli anni 90 il gruppo si ricompone, prima come trio (Capiozzo-Fariselli-Tavolazzi) poi come quartetto (con Dalla Porta al basso e Condorelli alla chitarra). Su Chernobyl 7991 Capiozzo e Fariselli, rimasti gli unici due componenti dell’originario nucleo degli anni 70, riescono a ripresentare il sound che aveva caratterizzato gli Area nelle prime tre uscite. A distanza di 20 anni dall’esordio, ritroviamo l’immancabile impronta jazz ed echi della sperimentazione contemporanea. Su tutte le tracce, svetta un brano di John Cage intitolato “Il Silenzio” e la più orecchiabile “Deriva”; che esce fuori dai canoni e dalle sonorità che hanno sempre contraddistinto il gruppo in questi lunghi anni. Alla morte improvvisa di Giulio Capiozzo nell’agosto del 2000 la nuova formazione degli Area si è nuovamente disgregata, ma dalla sue ceneri è nata l’esperienza del Patrizio Fariselli Project, che nel 2001 si concretizza nell’album “Lupi Sintetici e strumenti a gas”.

Del tutto peculiari nel panorama musicale italiano dell’epoca, i dischi del periodo d’oro degli Area possono competere con il miglior progressive e kraut-rock dei 70. E molte delle loro intuizioni anticipano di vent’anni la world-music e le contaminazioni che oggi contraddistinguono molte delle produzioni musicali pop, rock e jazz.

Discografia

33 giri e cd

·                     1973 – Arbeit Macht Frei (Cramps, CRSLP 5101)
·                     1974 – Caution Radiation Area (Cramps, CRSLP 5102)
·                     1975 – CRAC! (Cramps, CRSLP 5103)
·                     1975 – Are(A)zione (Cramps, CRSLP 5104)
·                     1976 – Maledetti (maudits) (Cramps, CRSLP 5105)
·                     1976 – Teatro Uomo, concerto dal vivo
·                     1976 – Parigi Lisbona (Cramps)
·                     1977 – anto/logicamente (Cramps)
·                     1978 – 1978 gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano! (Ascolto, ASC 20063)
·                     1979 – Event ’76 (Cramps, 5205-107)
·                     1980 – Tic & Tac (Ascolto, ASC 20224)
·                     1980 – Area ’70 (Cramps)
·                     1993 – Gioia e rivoluzione, raccolta
·                     1997 – Chernobyl 7991 (Sony)
45 giri

·                     1973 – L’abbattimento dello Zeppelin/Arbeit Macht Frei (Cramps, CRSNP 1701)
·                     1974 – L’internazionale/Citazione da G. L. Jackson (Cramps, CRSNP 1702)

Partecipazioni a raccolte live

·                     1976 – Parco Lambro
·                     1979 – 1979 Il concerto – Omaggio a Demetrio Stratos (Cramps, 5203 001)

Formazioni

1973-4
·                     Demetrio Stratos: voce, organo
·                     Paolo Tofani: chitarra, sintetizzatore
·                     Victor Busnello: sassofono, flauto, clarinetto
·                     Patrizio Fariselli: tastiere
·                     Patrick Djivas: basso
·                     Giulio Capiozzo: batteria, percussioni
1974-9
·                     Demetrio Stratos: voce, organo
·                     Paolo Tofani: chitarra, sintetizzatore
·                     Patrizio Fariselli: tastiere
·                     Ares Tavolazzi: basso
·                     Giulio Capiozzo: batteria, percussioni
1979-1983
·                     Patrizio Fariselli – tastiere
·                     Larry Nocella – sassofono
·                     Ares Tavolazzi – chitarra, basso, voce
·                     Giulio Capiozzo: batteria, percussioni
inizio 1993
·                     Ares Tavolazzi – chitarra, basso, voce
·                     Giulio Capiozzo: batteria, percussioni
·                     Patrizio Fariselli: tastiere
fine 1993-1997
·                     Patrizio Fariselli – pianoforte, tastiere
·                     Giulio Capiozzo – batteria, percussioni
·                     Paolo Dalla Porta – contrabbasso
 

Un articolo

GIOIA E RIVOLUZIONE

Periodico italiano info

di Luca Giudici – 10 giugno 2009

Tra pochi giorni, il 13 giugno, cade il trentennale della morte di Efstratios Demetriou, meglio noto in Italia come Demetrio Stratos. In questi giorni le iniziative si sprecano, e gli articoli sulle riviste – più o meno specializzate – raccontano – più o meno bene – cosa fu l’avventura degli AREA e di Demetrio Stratos. Demetrio morì di leucemia fulminante, quindi in modo inaspettato e trasparente, senza lasciare adito a dubbi o dietrologie di nessun tipo.

Non è certo possibile in poche battute descrivere l’esperienza musicale degli AREA, un progetto a tutto campo che, decontestualizzando le tecniche delle singole codifiche, ritrovava senso specifico al progressive, al folk, al Jazz, al Rock, e perfino alla musica classica (indimenticabile il Massacro di Brandeburgo in Sol maggiore) per proporre qualcosa d’assolutamente altro. Ogni forma di sperimentazione era possibile. In un brano di Mauditis viene inserito come strumento un lamarasoio a batterie Philips, e nello stesso disco si racconta di come durante un concerto il pubblico avesse costruito delle piramidi con le sedie, mentre altri spettatori giravano intorno in moto. Gli AREA sono stati in assoluto – e ad una distanza stellare dal secondo classificato – il più importante gruppo musicale italiano. Posso dire questo indipendentemente dal piacere che uno possa o non possa provare nell’ascolto della loro musica, ma in funzione della loro ricerca, in merito a ciò che hanno dato a chi è venuto dopo di loro. Con loro la musica italiana ha fatto un balzo in avanti di trent’anni, ed ancor oggi gli AREA sono totalmente inattuali. 

Stratos in particolare, è ricordato, oltre che per il lavoro con gli AREA, per un’importante esperienza solista, per lo più centrata su sperimentazioni e ricerche vocali. Il suo studio della voce come strumento, memore dell’esempio dei vocalist più avanzati della musica neroamericana come Leon Thomas, lo portò in seguito a raggiungere risultati al limite delle capacità umane: nella sua massima esibizione raggiunse i 7000 Hz (un “normale” tenore può arrivare mediamente i 523 Hz, mentre un soprano – quindi una donna – può raggiungere i 1046 Hz) ed era in grado di padroneggiare diplofonie, trifonie e quadrifonie (due, tre e quattro suoni contemporaneamente emessi con la voce). Compì ricerche di etnomusicologia ed estensione vocale in collaborazione con il CNR di Padova e studiò le modalità canore dei popoli asiatici.

 Grazie alle già notevoli doti innate, alle tecniche acquisite, e agli studi del Cnr, riuscì a raggiungere risultati che rimangono ancora ineguagliati (grazie a Wikipedia per gli aspetti tecnici sull’estensione vocale). La voce – pensava Stratos – è prima della parola e della scrittura, è all’origine di ogni espressione e di ogni linguaggio. Il suono aggiunge un altro testo al testo scritto, per cui il poeta che recita una propria lirica compie un’operazione metatestuale, che aggiunge il corpo al testo scritto. Ogni lettura di un libro produce un altro libro attraverso la voce. Il senso di un testo, per dirla con P.Valéry, indugia fra volontà di senso e volontà di suono. Quando entra in campo il suono si crea un ritmo fatto di ripetizioni, cioè di ritorni di accenti, di ritorni di fonemi,di ritorni di pause, di ritorni di timbri. L’articolazione è l’esecuzione di una partitura mai uguale nel significato.

L’avanguardia storica, legata all’arte come produzione tecnica e a una concezione del linguaggio come materia prima del lavoro poetico, e l’avanguardia post-artaudiana, interessata a dare espressione alla fisicità, alle passioni e agli umori del corpo, sono accomunate dal supremo sforzo di emancipare il linguaggio dalla significazione. Il grado zero del linguaggio risiede secondo R.Barthes nel “volume della voce cantante e dicente”, nella musica delle lettere che vanno dal silenzio al grido. E’ in questo crogiuolo culturale del decostruzionismo, che si è mossa la ricerca sulla voce-musica di Stratos. Dall’osservazione della “fase di lallazione” della figlia Anastassia, allo specchio sonoro della voce del bambino, alle flautofonie di due voci che, imitandosi, tessono un canone, alle diplofonie per cui si possono ottenere più suoni contemporaneamente, è scaturito il progetto del musicista greco di andare oltre al concetto di voce come canale di trasmissione. La voce, il suono, sono eco del silenzio, sono autoreferenziali, hanno un significato in sé e per sé e vanno sviluppati nelle loro potenzialità nascoste. Ed ecco che l’incontro con John Cage a New York diventa dirompente per il musicista greco. Il più grande interprete della voce ed il più grande conoscitore del silenzio. Putroppo però la morte ci ha impedito di ascoltare ciò che questi due uomini avrebbero potuto donarci, più di ciò che già hanno fatto. Gli AREA non sono mai più stati in grado di ricreare quel sound stellare che li caratterizzava insieme a Stratos. Hanno continuato a fare ottima musica, ma nel solco tracciato dai loro precedenti album. Crac, Maledetti, Area/zione, Arbait macht frei, 1978 … gli dei se ne vanno gli arrabbiati restano, sono i pochi album (se si escludono, live, raccolte, esc) in cui si è espressa la geometrica potenza degli AREA: “Abolire le differenze tra la musica e la realtà” dichiarava Stratos nel 1976. Più chiaro di così ….

 

ANALISI DEI TESTI

Gioia e rivoluzione; L’elefante bianco; Luglio, agosto, settembre (nero); Gerontocrazia.

 

 

Gioia e rivoluzione  ( dal L.P. Crac del 1975)

 

1. Canto per te che mi vieni a sentire

11 – A,   sinalefi, rime desinenziali, parallelismo

Intro

2. suono per te che non mi vuoi capire

11 – A, rime desinenziali, parallelismo

3. rido per te che non sai sognare

10 – B, parallelismo

4. suono per te che non mi vuoi capire

11 – A, rime desinenziali, parallelismo

5. Nei tuoi occhi c’è una luce

8,   sinalefi, parallelismo

Verse

6. che riscalda la mia mente

8

7. con il suono delle dita

8

8. si combatte una battaglia

8,   sinalefi

9. che ci porta sulle strade

8 – A, rime,

Chorus

10. della gente che sa amare

8 – B,   sinalefi, rime desinenziali

11. che ci porta sulle strade

8 – A

12. della gente che sa amare

8 – B,   sinalefi, rime desinenziali

 

13. Il mio mitra è un contrabbasso

8,   sinalefi, rime, parallelismo

Verse

14. che ti spara sulla faccia

8, rime identiche

15. che ti spara sulla faccia

8, rime identiche

16. ciò che penso della vita

8, rime

17. con il suono delle dita

8, rime,

Chorus

18. si combatte una battaglia

8,   sinalefi, rime

19. che ci porta sulle strade

8 –  assonanza

20. della gente che sa amare

8,   sinalefi, assonanza

 

Strofa I – Parallelismo morfosintattico con l’iterazione di voci verbali in posizione dominante ad inizio (1a persona del presente indicativo) e fine (infinito presente) verso per tutta la strofa (canto…sentire/ suono…non capire/ rido…non sognare/ suono…non capire), con asimmetria metrica del v. 3, ove l’incomprensione del significato profondo della musica è motivata dalla sterilità immaginativa dell’ascoltatore (rido per te che non sai sognare). La strofa presenta il tema della musica intesa come forma espressiva complessa, che, coinvolgendo parimenti sia la sfera emotiva, sia quella intellettiva , articola note e parole in composizioni caricate di contenuti incisivi per la realtà storica. La musica, poiché può modellarsi sullo straordinario potenziale evocato dalla fusione fra linguaggi analogici e sequenziali, permette la veicolazione e l’interiorizzazione di messaggi sociali, culturali, politici, che, restituendo consapevolezza a quell’umanità allevata in bisogni e credenze costruiti per soggiogarla, possano indurla a prendere le redini del proprio tempo. Non più mera fruizione estetico-emozionale, ma strumento di intervento nella realtà e di rivalsa storica, la musica, per gli Area, è la strada che permette di “abolire le differenza fra musica e vita”. Le ragioni del tempo cristallizzeranno, poi, il progetto Area in un modello cultuale, che ispirerà un ristretto numero di musicisti ed intellettuali a riarrangiamenti, rielaborazioni e trattazioni, senza riuscire ad evolvere un’esperienza, finita, nella sua originalità e nei suoi limiti, nel 1979, con la morte di Stratos.

V.v.5, 13 – Parallelismo morfosintattico, in posizione dominante ad inizio verso (Nei tuoi occhi c’è una luce…Il mio mitra è un contrabbasso, aggettivo possessivo, nome, verbo essere, nome), mette in evidenza l’interazione fra l’io narrante, che armato di musica combatte contro un ordine sociale ritenuto oppressivo (vv. 13-14, che ti spara sulla faccia/ ciò che penso della vita), e il narratario, che, con la luce (v.5) della sua partecipazione e del suo coinvolgimento, accende (v. 6 riscalda) e motiva l’azione.

 

Vv. 2,4 e fra 7-10 e 17-20 e fra 9-10, 11-12, 19-20 – Le anafore, iterando insistentemente i temi del rapporto di incomprensione fra musica e pubblico (suono per te che non mi vuoi capire) e musica militante (con il suono delle dita si combatte una battaglia che ci porta della gente che sa amare), conferiscono un andamento incalzante nel ritmo della composizione e della dichiarazione ideologica

 

Notizie sul Long Playing da cui è tratto il brano                                                                                                          

Crac (1975)
“Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te.”“Buenaventura Durruti

Lato A:
L’elefante bianco (4’33”)
La mela di Odessa (1920) (6’26”)
Megalopoli (7’53”)
Lato B:
Nervi scoperti (6’35”)
Gioia e rivoluzione (4’40”)
Implosion (5’00”)
Area 5 (2’09”)

Testi e musiche: Fariselli, Tavolazzi, Tofani
Le musiche di Area 5 sono di Juan Hidalgo e Walter Marchetti
Editore: Cramps music srl / Milano
Produzione: Area
Percussioni: Giulio Capiozzo
Piano elettrico/pianoforte/Clarinetto basso/Percussioni/Sintetizzatore ARP: Patrizio Fariselli
Basso elettrico, contrabbasso, trombone: Ares Tavolazzi
Chitarra elettrica/Sintetizzatori EMS/Flauto: Giampaolo Tofani
Voce/Organo/Clavicembalo/Steel drums/Percussioni: Demetrio Stratos
 
Meccanico del suono: Piero Bravin
Assistente: Ambrogio Ferrario
Sala di registrazione: Fono-Roma Milano
Missaggio: Advision Studios / London
Art Director: Gianni Sassi
Designer: Edoardo Sivelli
Illustratore: Gian Michele Monti
Fotografi: Roberto Masotti, Fabio Simion
Media effects: al.sa sas
Impianti: Zip srl / Milano

 

 L’elefante bianco ( dal L.P. Crac del 1975)

 

1. Corri forte ragazzo, corri

9

Chorus

2. la gente dice sei stato tu

9

3. ombre bianche, vecchi poteri

9 anafora

4. il mondo compran senza pudore

10

5. vecchie immagini, santi stupidi

10,   sinalefi, anafora

Bridge

6. tutto lascian così com’è

8,   sinalefi

7. guarda avanti non ci pensare

9,   sinalefi, assonanza

8. la storia viaggia insieme a te

8,   sinalefi, assonanza

9. Corri forte ragazzo corri

9

Chorus

10. la gente dice sei stato tu

9

11. prendi tutto non ti fermare

9 –  assonanza

12. il fuoco brucia la tua virtù

9

13. alza il pugno senza tremare

9,   sinalefi, assonanza

Bridge

Segue elaborazione strumentale

14. guarda in viso la tua realtà

9,   sinalefi,

15. guarda avanti non ci pensare

9,   sinalefi, assonanza

16. la storia viaggia insieme a te

8,   sinalefi, assonanza

17. Impara a leggere le cose intorno a te

12,   sinalefi, assonanza

Hook

 

18. finché non se ne scoprirà la realtà

11

19. districar le regole che

8

20. non ci funzionan più per spezzar

9,  enjambement

21. poi tutto ciò con radicalità.

10

 

 

Vv. 1-2 e 9 -10, 7-8 e 15 -16 anafore in posizione dominante nella struttura ciclica della strofa (verse+bridge), presentano, in medias res, il narratario: la gioventù idealista, che, animata dal fuoco della speranza (v.12, il fuoco brucia la tua virtù), agisce per cambiare il corso degli eventi storici, travolgendo la corruzione, l’ignominia, l’avidità dei centri di potere, che , pur incarnando un passato logorato e decaduto (vv. 3-6 il mondo compran senza pudore, vv. 3-5, anafora vecchi poteri, vecchie immagini), opprimono le giovani forze.

Vv. 7,8,11,13,15,16, l’assonanza finale in a-e evidenzia le parole –chiave, non ci pensare, non ti fermare, senza tremare, a te, incalzando l’esortazione a combattere il passato per costruire un futuro a misura delle nuove generazioni, nell’inevitabilità dello scontro aperto e rafforzando il nucleo concettuale su cui è costruito il testo. Il potere del futuro è nell’energia della gioventù (vv.15-16 guarda avanti non ci pensare/ la storia viaggia insieme a te)

Vv. 13 – Allusione al simbolismo gestuale della lotta comunista; esplicita l’ideologia politica in base alla quale impostare la nuova storia 

III Strofa (vv. 17-21) –  Risulta isolata, sia per la collocazione all’interno di una progressione strumentale, sia per l’asimmetria metrica e sintattica; il verso 17, in posizione dominante di apertura e di lunghezza metrica, indica la conoscenza e l’analisi critiche della realtà come strada per dissolvere le regole che non ci funzionan più (v.20) e si richiama alla parola-chiave radicalità, posta a fine strofa e fine ciclo, prospettando la rivoluzione come mezzo per spezzar tutto ciò ( vv. 20-21, in forte enjambement) 

 

Contestualizzazione.

A. Un elefante bianco fu l’ultima incarnazione di Buddha, prima che rinascesse come uomo per portare pace e serenità sulla terra.
L’elefante bianco apparì in sogno alla regina Maya, madre di Buddha. Esso teneva un fiore di loto bianco nella proboscide d’argento, emise un lungo grido, barrì tre volte e toccò il pavimento con la fronte, poi colpì delicatamente il fianco destro di Maya ed entrò nel suo grembo. In seguito a quel sogno gli astrologi di corte predissero la nascita di un grande profeta.
Tutto questo succedeva 2500 anni fa e ancora oggi gli elefanti bianchi sono animali sacri.

 

B. Un’antica favola indù narra che tre uomini molto saggi, si misero alla ricerca del “Sacro Elefante Bianco”, il quale non era per loro semplicemente un mito , bensì un vero esemplare vivente della più elevata Divinità, perché Egli rappresentava la “Verità più glorificata.”

Erano tre insaziabili pellegrini, imbarcati nella più nobile esplorazione dei Misteri Universali. Tre anziani, venerabili, inquieti come i bambini, e con una mente capace di abbracciare la cosa inaspettata, la cosa nuova, la cosa trascendentale. I tre avevano una peculiarità fisica comune: erano ciechi dalla nascita, ma per loro questo non era nessun ostacolo che impedisse di portare a termine la sacra ricerca , poiché come è saputo, sono gli occhi quelli che offuscano ed accecano molte volte la realtà. Perché per gli occhi fisici tutto é apparenza, ma non per il saggio che, sapendo questo, guarda con gli occhi dell’intuizione, con gli occhi dell´anima. Quando si guarda cosí, le apparenze svaniscono e l’essenza rimane nuda, nulla rimane nascosto agli occhi dell’Anima.
Dopo aver cercato per molte città, esausti arrivarono ad un umile villaggio dove un anziano , affabilmente, indicò loro il luogo dove, secondo dicevano gli antichi saggi del villaggio, lo avrebbero trovato. Erano già, certamente, molto vicino, e con decisione e fermezza, pieni di allegria si addentrarono all’interno della selva. Camminarono durante tutta la mattina acutizzando al massimo i suoi altri sensi. Cadde il pomeriggio ed i tre erano ormai esausti, ma continuavano a cercare con un entusiasmo degno dei veri ricercatori, e finalmente!, sentirono e perfino annusarono la presenza del Grande e “Sacro Elefante Bianco.” Profondamente emozionati, e come se di un lampo si trattasse, i tre anziani presero a correre al loro mistico incontro. Persino gli alberi, per pura compassione, gli facevano spazio vedendoli venire!. Il momento, il magico incontro tanto anelato e invocato era giunto, e la risposta all’invocazione divina era all’altezza della costanza e la perseveranza mantenuta per anni. Uno degli anziani si aggrappò fortemente alla proboscide dell’elefante cadendo immediatamente in profonda estasi, un altro si abbracció con poderosa forza ad una delle zampe del pachiderma e, il terzo si afferrò amorevolmente ad una delle sue grandi orecchie, poiché l’elefante sacro era placidamente sdraiato sul suolo del bosco.
Ognuno di essi sperimento’ indubbiamente una moltiplicita´ di emozioni, di esperienze, di sensazioni, tanto interne come esterne, e quando si sentirono ricolmi di benedizione del Sacro Elefante, se ne andarono via, profondamente trasformati. Ritornarono al villaggio ed in una delle capanne i tre, nell’intimità, raccontarono e condivisero le proprie esperienze. Ma qualcosa di strano cominciò a succedergli. Cominciarono ad alzare le loro voci arrivando ad una forte discussione irriconciliabile su cosa era la “Verità.” Quello che sperimentó la proboscide dell’elefante disse che la Verita` era la rappresentazione del Sacro Elefante Bianco, lunga, rugosa e flessibile; il cieco anziano che sperimentó con la zampa dell’elefante disse: quella non è la verità, la “Verità” è dura, mediana, come un grosso tronco di albero; il terzo anziano che sperimento l’orecchio del pachiderma, indignato per tante bestemmie disse: la “Verità” è fina, ampia e si muove col vento. I tre, benché saggi e buone persone, non si compresero, e come non si intendevano decisero di andarsene ognuno per la sua strada.
Viaggiarono per molti paesi, diffondendo ciascuno di loro la “sua” verità. Crearono tre grandi religioni e fu rapida la sua espansione. Questo fu possibile perché toccarono la “Verità” e la predicarono onestamente per tutto il mondo dal profondo del cuore. I tre ricercatori, avevano trovato la Divinità, ma non percepirono la sua ampiezza, limitandosi a sperimentare una parte, non il Tutto. Pertanto, benché sinceri nella loro ricerca e nel loro servizio, si chiusero nella loro propria limitazione mentale.

Di questa curiosa e simbolica storia possono estrarsi innumerabili conclusioni, tutte possibilmente valide. Un iniziato percepirà rapidamente che molti dei problemi attuali hanno a che vedere con lo sviluppo di questa favola, essendo la soluzione possibile, mediante la apertura naturale della nostra intelligenza e del nostro amore, verso tutti i temi della vita umana, se applichiamo correttamente le seguenti conclusioni pratiche:

-Come i tre anziani, molti individui cercano qualcosa; la felicità, il successo, la pienezza, l’amore, l’accettazione degli altri, l’amicizia e perfino, per pochi anticonformisti e perseveranti, la “Verità”, il perché delle cose; della vita, dell’esistenza.

-Benché ci disturbi accettarlo, come ai tre anziani, l’essere umano parte verso quella sacra ricerca, con l’evidente e profonda cecità della sua propria ignoranza. I cinque sensi e l’intelletto non sono sufficienti strumenti per ricercare e scoprire la “Verità”, la “Quinta Essenza” che sta dietro le apparenze, dietro tutto il creato, lo spirito o cuore dell’innata divinità e i propositi soggiacenti.

-Ognuno degli anziani scoprì, senza ombra di dubbio, con tutta la sua buona fede, parte di quel Gran Mistero, di quella Divinità; questo non viene messo in discussione nella favola. Tuttavia, voler abbracciare tutto l’oceano di saggezza, per una mente umana è impossibile. Avere una profonda esperienza con la cosa divina non è inglobare tutto il suo contenuto. Eppure molti tentano di monopolizzare la Verità, a Dio, per mezzo di una Religione, di una dottrina o una Filosofia, e questo proprio non ha senso. Non può limitarsi la cosa illimitata, non possiamo prendere a Dio e rinchiuderlo in un libro e dopo dire che è la “Suprema Parola di Dio Indiscutibile e Verace.” Così cominciano molte guerre e conflitti, per mancanza di inclusividad e strettezza mentale.

Lato A:
Luglio, agosto, settembre (nero) (4’00”)
Arbeit macht frei (7’56”)
Consapevolezza (6’06”)
Lato B:
Le labbra del tempo (6’00”)
240 chilometri da Smirne (5’15”)
L’abbattimento dello Zeppelin (6’52”)

 Line up:
Ance: Victor Edouard Busnello Percussioni: Giulio Capiozzo Basso/Contrabbasso: Yan Patrick Ehrard Djivas
Piano/Piano elettrico: Patrizio Fariselli Organo/Voce/Steel drums: Demetrio Statos Chitarra/VCS3: Paolo Tofani
 Testi: Frankenstein
Musica: Fariselli
Editore: Cramps/Milano
Produzione: Area

Art Director: Gianni Sassi
Designer: Edoardo Sivelli
Fotografo: Fabio Simion
Media effects: al.sa sas
Meccanico del suono: Gaetano Ria
Sala di registrazione: Fonorama c.a.r. /Milano
Voce araba recitante: registrazione pirata in un museo del Cairo
 
 


Luglio, agosto, settembre (nero)  dal  L.P. Arbeit macht frei (il lavoro rende liberi,) del 1973

 

L’introduzione è una poesia araba

 

Amore mio
Con la pace ho messo i fiori dell’amore davanti a te
Con la pace ho cancellato i mari di sangue per te
Lascia la rabbia, Lascia il dolore
Lascia le armi, Lascia le armi e vieni
Vieni che viviamo
Vieni che viviamo o amore mio e la nostra coperta sia la pace

Voglio che canti o mio caro
E che il tuo canto sia per la pace
fai sentire al mondo o cuore mio e di’
Lasciate la rabbia
Lasciate il dolore
Lasciate le armi
Lasciate le armi e venite,
Venite a vivere in pace.

 

1. Giocare col mondo facendolo a pezzi

12 assonanza,   sinalefi

Intro

2. bambini che il sole ha ridotto già vecchi

12,   sinalefi

3. Non è colpa mia se la tua realtà

11 – A rime

Verse

4. mi costringe a fare guerra all’omertà.

11– A,   sinalefi

5. Forse così sapremo quello che vuol dire

13  – B

6. affogare nel sangue tutta l’umanità.

13  –  A

 

 

Hook

7. Gente scolorata quasi tutta eguale

12

Verse

8. la mia rabbia legge sopra i quotidiani.

12,   sinalefi

9. Leggi nella storia tutto il mio dolore

12,   sinalefi

10. vedi la mia gente che non vuol morire.

12

 

 

Hook

11. Quando guardi il mondo senza aver problemi

12 – A,   sinalefi

Verse

12. cerca nelle cose l’essenzialità

11 – B

13. Non è colpa mia se la tua realtà

11 – B

14. mi costringe a fare GUERRA ALL’UMANITA’

12 – B

 

Luglio, agosto. Settembre (nero)

L’Organizzazione Settembre Nero era un gruppo terroristico fondato nel 1970 da Fedayyn palestinesi. Il nome deriva dal conflitto noto come Settembre nero, che ebbe inizio il 16 settembre 1970, quando Re Hussein di Giordania dichiarò il controllo militare del suo paese, in risposta ad un tentativo da parte dei Fedayyn di prendere il controllo del suo regno. Il tentativo si concluse con la morte o l’espulsione dalla Giordania di migliaia di palestinesi. Settembre Nero è nota soprattutto per il rapimento e l’uccisione di 11 atleti israeliani, e l’omicidio di un poliziotto tedesco, durante l’attacco del settembre 1972 al villaggio olimpico di Monaco di Baviera, che divenne noto come il massacro di Monaco. (fonte: wikipedia)

Vv. 1-2 – introduzione; distico in assonanza

Vv. 3-4 e 13 -14 – distici in anafora, struttura circolare con variazione dell’ultima parola omertà in umanità; l’iterazione esprime l’ineluttabilità della violenza, che si estende dal conflitto palestinese a tutta l’umanità indifferente (omertà) al dolore di un popolo violato nella sua identità.; il riferimento storico allude all’origine delle organizzazioni terroristiche internazionali 

V. 3 – unico verso privo di rima nella strofa si regge sul verbo sapremo, che sottolinea l’importanza della conoscenza dei fatti storici

Vv. 8-9 – il poliptoto legge/leggi identifica la gente scolorata con il narratario, mettendo in luce che il punto di vista della voce narrante appartiene ad un palestinese

 vv. 7-11 e vv. 8, 9,10, in struttura antitetica circolare, denunciano la dolorosa contraddizione fra l’indifferenza della civiltà occidentale (gente scolorata che guarda il mondo senza aver problemi) e la sofferenza del popolo palestinese (la mia rabbia, il mio dolore, la mia gente che non vuol morire)

 Vv.  3 – 4 – 6 – 13 – 14 – parole chiave, in posizione dominante a fine verso, realtà, omertà, umanità, realtà, umanità denunciano il fatto che l’occultamento di fatti storici e di condizioni drammatiche per intere popolazioni ingenera una spirale di violenza che, per punire responsabili sfuggenti, esplode fino a travolgere indistintamente tutti (mi costringe a fare GUERRA ALL’UMANITA’): è il terrorismo armato.

Notizie sul Long Playing da cui è tratto il brano

Arbeit macht frei (il lavoro rende liberi) 1973

 

 

Gerontocrazia  dal L.P.Maledetti (maudits), 1976

 

Gerontocrazia

Personificazione (la gerontocrazia dialoga, anzi monologa, con il narratario)

Sonno, tu che porti via i bambini
portami via anche questo
te l’ho consegnato piccolo piccolo
riportamelo grande
grande come una montagna
slanciato come un cipresso
che domini da est a ovest

ninna nanna vocalizzata in greco

Intro

1.             Col potere delle cose posso avere – la tua vita controllata e si chiama libertà.

12 + 14,   sinalefi, allitterazioni, rime in verticale

Verse

2.             L’esperienza quotidiana del terrore – ti lascia soltanto me.

12 + 7, allitterazioni, rime in verticale

3.             La violenza consumata nell’amore – ti spinge incontro a me.

12 + 7,   sinalefi, allitterazioni, rime in verticale

 

4.             Se tu guardi nel passato troverai – tutto quanto stabilito e si chiama verità.

 

11 + 14,   sinalefi, poliptoto

Verse

5.             Senza storia né memoria – lascia che io scriva i passi tuoi.

8 + 8,   sinalefi, allitterazioni,

6.             Vivi in pace la tua vita, – non pensare, e sogna felicità.

8 + 10,   sinalefi

 

7.             Guarda nel passato, troverai – tutto quanto stabilito e si chiama libertà.

 

9 + 14,   sinalefi, poliptoto

Verse

Segue elaborazione strumentale

8.             Senza storia né memoria – lascia che io scriva i passi tuoi.

8 + 8,   sinalefi, allitterazioni,

9.             Vivi in pace la tua vita, – non pensare, e sogna felicità.

8 + 10,   sinalefi

                                                                                                                                                                                   

 

 

Vv 1, 2, 3, allitterazioni, rime in verticale, perfette fra terrore/amore in funzione antitetica, allusione agli anni di piombo, ambivalenza fra amore come relazione sentimentale e forza ideologica

Vv 1,4,6,7,9, parole chiave, in posizione dominante a fine verso, rafforzata per libertà e verità, che chiudono il verso iniziale di ogni strofa; il tema è la libertà, la verità è il mezzo e la felicità la realizzazione delle medesime; allitterazione storia-memoria sottolinea l’oggettività della realtà paradigmatica del passato in contrasto con l’inganno della realtà sognata, non pensata del presente (la tua vita)

L’uso iterato dei pronomi di prima e seconda persona  e il discorso diretto evidenziano la condizione intrinsecamente contrastiva fra i due personaggi, egemonizzata dalla Gerontocrazia

Strofe II-III, vv. 4, 7 – anafora, con variazione del modo verbale (poliptoto) ad inizio strofa, in posizione dominante, dall’indicativo ipotetico all’imperativo (se tu guardi,…guarda); le iterazioni sottolineano l’esortazione finale a distaccarsi dall’inganno onirico di una vita non pensata attraverso il recupero della memoria storica

Tutto il testo è connotato da un procedimento antifrastico, mediante l’accostamento a contrasto di termini-concetto (io-tu, terrore-amore, vita controllata-libertà) che evoca l’insanabile conflittualità fra dominanti e dominati, potere e libertà, memoria storica e pigra incoscienza. 

Notizie sul Long Playing da cui è tratto il brano

Maledetti (maudits), 1976

Lato A:
Evaporazione (1’45”)
Diforisma urbano (6’18”)
Gerontocrazia (7’30”)
Scum (6’30”)
Lato B:
Il massacro di Brandeburgo numero 3 in sol maggiore (2’20”)
Giro, giro, tondo (5’55”)
Caos (parte seconda) (9’00”)
 

Piano elettrico/pianoforte/sintetizzatore ARP Odissey: Patrizio Fariselli
Chitarra elettrica/Sintetizzatore Tcherepnin: Giampaolo Tofani
Voce/Organo Hammond: Demetrio Stratos
Batteria: Giulio Capiozzo
Basso elettrico: Ares Tavolazzi
Testi: Frankenstein
Musiche: Patrizio Fariselli, Giampaolo Tofani
Meccanico del suono: Piero Bravin
Assistente: Ambrogio Ferrario
Sala di registrazione: Fono-Roma Milano
Art Director: Gianni Sassi
Designer: Edoardo Sivelli
Illustratore: Gian Michele Monti
Fotografi: Toni Thorimbert, Marcello Arfini
Media effects: Consorzio Comunicazione srl / Milano
Illustratori: E. Siber, Hepier
Assistenza psicosomatica: Umberto Mosca
Diforisti in tangente: Romeo Borzini, Diego Gallarate,
Massimo Villa, Franco Falsini, Riccardo Sgarbi, Danilo Datola.
 

Note di Copertina:

Maledetti (maudits). Progetto-concetto di fanta-sociopolitica; la società futuribile è spaccata in verticale e divisa in corporazioni. Un plasma liquido è la coscienza del mondo, custodita in un computer di una banca. Per un guasto si verifica la dispersione progressiva del liquido: totale perdita della coscienza umana. (cfr. “Evaporazione” e “Il massacro di Brandeburgo numero tre in sol maggiore”+)
Possibili ipotesi evolutive:
a) Potere agli anziani, come depositari della memoria del passato che esclude e respinge la problematica del contingente (cfr. “Gerontocrazia”++).
b) Potere alle donne, come fornitrici di energia e contributi radicali nuovi, in antitesi alla loro repressione storica (cfr. “scum”).
c) Potere ai bambini, come garanzia di libertà e di reinventare la storia con la forza della fantasia (cfr. “Giro, giro, tondo” e “Caos”)

+) Demolizione del corporativismo musicale attraverso la progressiva cancellazione delle parti più importanti nello svolgimento dei contrappunti Bachiani nelle prime 46 battute. L’attacco a J.S. Bach prescinde dagli aspetti personali del/sul compositore: si tratta della critica alla musica classica in generale. Bach paga per tutti gli altri. Va esclusa una lettura Kubrickiana di tale atteggiamento.

++) Processo di narcotizzazione esercitato dall’anziano sul bambino espresso dalla ninna-nanna dell’Asia Minore che introduce questo brano. In Asia Minore esiste l’usanza da parte dei vecchi di porre sotto al cuscino dei bambini un pane di hashish per assicurargli un sonno lunghissimo.

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