Gli Area

Compresenza di italiano e linguaggi non verbali e multimediali

Ricerca e sperimentazione nei linguaggi del gruppo musicale degli Area

MUSICA E VITA: ABOLIRE LE DIFFERENZE

 Fu la musica il motore di quanto sto per raccontare, ovvero dellirriducibile desiderio di alcuni ragazzi di praticare la propria arte senza compromessi. Lo show business avrebbe voluto che suonassimo in chiave di denaro, senz’altro scopo se non quello di compiacere il maggior numero di persone e vendere il più possibile. La sinistra ortodossa premeva per l’arte al servizio delle masse e tendeva a liquidare la complessità formale come ‘cervellotica antipopolare. Noi eravamo determinati a seguire esclusivamente la nostra ispirazione e a fare i conti soltanto con il nostro talento. In un’epoca in cui tutti vogliono qualcosa da te, questo atteggiamento è già di per sé rivoluzionario”. Patrizio Fariselli, musicista degli Area.

Musica totale internazionalista

di Raimondo Cetani, Cl’audio Fabretti

Raccogliendo matrici musicali diverse – dal jazz al progressive passando per l’avanguardia – gli Area si sono rivelati tra le band più coraggiose e originali del rock italiano. Ma a lasciare il segno è stata anche e soprattutto l’incredibile voce del cantante, Demetrio Stratos

Area

Gli Area iniziano la loro avventura musicale alla fine del 1972, raccogliendo musicisti di diverse estrazioni: pop, free-jazz, sperimentazione elettronica e contemporanea, con la volontà comune del superamento delle singole esperienze artistiche per approdare a una “musica totale”. All’inizio il gruppo è composto da Victor Edouard Busniello ,
Giulio Capiozzo, Yan Patrick Erard Djivas (già con Lucio Dalla), Patrizio Fariselli, Giampaolo Tofani e il greco Demetrio Stratos (nato ad Alessandria d’Egitto). Successivamente, Busniello lascerà il gruppo e Djivas entrerà a far parte della Premiata Forneria Marconi (Pfm) e sarà rimpiazzato da Ares Tavolazz i. Il sesto componente-ombra del gruppo è Gianni Sassi (Frankestein), fondatore della Cramps Records e ideatore dei progetti culturali più geniali di quel periodo. Già partecipe del movimento Fluxus Italiano, Sassi si occupa anche dei testi e dell’immagine della band.

Quella degli Area è “musica di fusione di tipo internazionalista”, come la definisce Stratos, cantante e anima della band: “Ognuno di noi – raccontava in un’intervista del 1974 – portava un’esperienza particolare, si è cercato di fare una musica stile ‘totale’. Io vengo dalla Grecia, uno ha avuto esperienze di musica elettronica a Londra, due vengono dal jazz, uno dalla musica contemporanea, e cerchiamo di fondere, di avere un connubio tra dodecafonia e rock, fra rock e musica balcanica”. Si passa così dalla sperimentazione “colta” (vicina a Cage) al jazz-rock, dal folk mediorientale alla canzone popolare mediterranea. Uno degli obiettivi del gruppo, infatti, è quello di legare un sound prettamente sperimentale alle sonorità mediterranee e italiane, per sottrarle al mondo della sottocultura in cui la critica italiana le ha relegate. Pur provenendo, come molti altri gruppi dell’epoca (Banco, Pfm etc), dall’esperienza del beat italiano, gli Area si caratterizzano anche per la radicalità dei contenuti e del linguaggio musicale adottato, che identificano utopie e desideri della generazione degli “anni di piombo”.

L’album d’esordio Arbeit Macht Frei (dal famigerato motto dei campi di sterminio nazisti), registrato in un cascinale della bassa padana, è da molti considerato il capolavoro del progressive rock italiano degli anni 70. I componenti degli Area mostrano tutte le loro potenzialità espressive: jazz (Djivas, Fariselli e Capitozzo), canzone (Stratos), rock (Tofani). Il culmine lo si trova nella dirompente “Luglio, agosto, settembre (nero)”, dove in soli quattro minuti si sintetizzano le varie anime della band, alla ricerca sperimentale di un nuovo genere musicale. Il pezzo, che coinvolge tutta la generazione di giovani post 68, è il manifesto del loro stile nervoso e graffiante, che spazia dall’improvvisazione free jazz al rock, mentre dalla musica etnica vengono ripresi i tempi dispari e i modi “orientaleggianti”. Non manca poi qualche momento di sperimentazione pura, come “L’abbattimento dello Zeppelin”, o più incline al jazz-rock come “Le labbra del tempo”.
Arbeit Macht Frei viene definito dai critici “radical music” perché tende ad andare alle origini del significato politico del movimento pop e perché vuole portare alle estreme conseguenze le linee di rottura del tessuto musicale.

A mettersi in luce in questo insolito ensemble progressive-folk è soprattutto Stratos, le cui sperimentazioni vocali non hanno eguali in Italia. Già con John Cage nel 1974 nella composizione “Mesostics”, Stratos sviluppa una tecnica vocale straordinaria, che comprende l’uso di diplofonie e di armonici vocali, nonché un’estensione quasi inarrivabile: i 7000 Htz raggiunti nella sua massima escursione lo pongono sull’olimpo dei cantanti di tutti i tempi. La sua formazione musicale e la sua estrazione culturale conducono a una fusione fra inflessioni culturali mediterranee-mediorientali e musica sperimentale.

L’impegno politico degli Area si colloca nell’area della protesta extraparlamentare, senza nascondere simpatie per un certo “folklore” filo arabo “International Popular Group”, sigla che accompagna sempre la sigla Area, e una certa simpatia per il movimento, tanto da allegare come gesto provocatorio, all’uscita di Arbeit Macht Frei, una minacciosa pistola di cartone. Spiegava Stratos nel 1974: “Il contenuto politico secondo me c’è anche senza che io dica: ‘Noi facciamo un pezzo per i compagni palestinesi…’. In radio non ci hanno mai trasmessi, chiaramente tutti avevano dei blocchi morali, si scandalizzavano perché abbiamo fatto un pezzo che si chiamava ‘Settembre Nero’. Non c’è bisogno oggi di spiegare questo tipo di musica: ci sono solo cinque musicisti che hanno una rabbia repressa perché hanno suonato per tanti anni quello che volevano i padroni”.

Su Caution Radiation Area predomina la totale sperimentazione che produce brani paranoici e al limite del caos e della sopportazione, come “Lobotomia”, dedicato a Ulrike Meinhof, il cui suono lancinante e ossessivo è accompagnato dal vivo da una particolare gestione scenica, e la nevrastenica “Mirage?”, ma anche sprazzi di free jazz in “Crescita Zero” e sonorità orecchiabili in “Cometa Rossa”.

Il successivo Crac! parte subito con un brano folgorante come “L’elefante bianco!”, che mette in luce ancora una volta l’elevata caratura musicale dei membri di questo insolito ensemble. Non mancano le classiche puntate al jazz, che riscopriamo sia in “Implosion e nervi scoperti” che nella contemporanea “Area 5”. Più si ascolta, più si inizia ad intravedere la linea politica del gruppo. I risvolti politici si evidenziano sia ne “La Mela di Odessa” sia soprattutto in “Gioia e rivoluzione” con versi lapidari e utopisti: “…il mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia ciò che pensa della vita; con il suono delle dita si può fare una battaglia che ci porta sulle strade, della gente che sa amare”.

A monopolizzare l’attenzione è ancora una volta il canto straziato e lancinante di Stratos: “Io mi offro come cavia per fornire tecniche sul mio strumento: la voce, senza chiedermi se devo vendere 20000 dischi o prendere tre milioni a sera andando in giro a cantare – spiegava il cantante degli Area -. Le cose che faccio da solo sono cose molto particolari che si chiudono all’interno di un circuito di persone molto specializzate. Ma questo non significa chiudersi”.

Are(A)zionee` forse l’unico live degli Area degno di essere ascoltato e recensito. Qui si rivitalizza la sperimentazione rispetto alla versione in studio. L’album comprende canzoni celebri del loro repertorio come “Luglio, agosto, settembre (nero)”, “Cometa Rossa” e una versione da pelle d’oca de “L’Internazionale”.

Su Maledetti si fondono accenni di jazz con musiche folkloristiche dei Balcani, evidenti in “Gerontocrazia”. Nascono nuove e prime collaborazioni tra cui Steve Lacy (sax soprano) e Paul Lytton (percussioni).

Gli Dei Se Ne Vanno, Gli Arrabbiati Restano (1978) segna una svolta musicale in cui l’inventiva e il genio artistico non hanno più niente da dire. Le canzoni diventano brevi e poco significative, l’aspetto musicale viene progressivamente meno come dimostra “Il Bandito del deserto”. Non manca l’improvvisazione portata alla esasperazione, come in “Vodka Cola” . Per concludere si intravedono stralci di radici jazz in “FFF” che riescono ad elevare anche se per poco la valutazione complessiva del disco.

Prima della sua prematura scomparsa, avvenuta nel 1979, Stratos dà vita ad alcune incisioni di sola voce: “Metrodora” e “Cantare la voce”, nelle quali riaffiora, a tratti, il vertice espressivo delle sue sperimentazioni vocali con gli Area. Nel 1979 alla vigilia di un grande concerto organizzato a Milano all’Arena Civica, Stratos muore in un ospedale newyorkese, stroncato da un’aplasia midollare fulminante. Dopo la sua morte, la musica degli Area si stempera in un jazz-rock piu’ convenzionale, come si può ascoltare su Tic & Tac: virtuosismo e fraseggi vacui spaziano per tutto l’album che resta il peggiore della loro carriera e prelude allo scioglimento.

Nel corso degli anni ’80 gli elementi superstiti della band si distinguono come solisti di jazz e autori di musiche per la tv. Negli anni 90 il gruppo si ricompone, prima come trio (Capiozzo-Fariselli-Tavolazzi) poi come quartetto (con Dalla Porta al basso e Condorelli alla chitarra). Su Chernobyl 7991 Capiozzo e Fariselli, rimasti gli unici due componenti dell’originario nucleo degli anni 70, riescono a ripresentare il sound che aveva caratterizzato gli Area nelle prime tre uscite. A distanza di 20 anni dallesordio, ritroviamo l’immancabile impronta jazz ed echi della sperimentazione contemporanea. Su tutte le tracce, svetta un brano di John Cage intitolato “Il Silenzio” e la più orecchiabile “Deriva”; che esce fuori dai canoni e dalle sonorità che hanno sempre contraddistinto il gruppo in questi lunghi anni. Alla morte improvvisa di Giulio Capiozzo nell’agosto del 2000 la nuova formazione degli Area si è nuovamente disgregata, ma dalla sue ceneri è nata l’esperienza del Patrizio Fariselli Project, che nel 2001 si concretizza nell’album “Lupi Sintetici e strumenti a gas”.

Del tutto peculiari nel panorama musicale italiano dell’epoca, i dischi del periodo d’oro degli Area possono competere con il miglior progressive e kraut-rock dei 70. E molte delle loro intuizioni anticipano di vent’anni la world-music e le contaminazioni che oggi contraddistinguono molte delle produzioni musicali pop, rock e jazz.

Discografia

33 giri e cd

·                     1973 – Arbeit Macht Frei (Cramps, CRSLP 5101)
·                     1974 – Caution Radiation Area (Cramps, CRSLP 5102)
·                     1975 – CRAC! (Cramps, CRSLP 5103)
·                     1975 – Are(A)zione (Cramps, CRSLP 5104)
·                     1976 – Maledetti (maudits) (Cramps, CRSLP 5105)
·                     1976 – Teatro Uomo, concerto dal vivo
·                     1976 – Parigi Lisbona (Cramps)
·                     1977 – anto/logicamente (Cramps)
·                     1978 – 1978 gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano! (Ascolto, ASC 20063)
·                     1979 – Event ’76 (Cramps, 5205-107)
·                     1980 – Tic & Tac (Ascolto, ASC 20224)
·                     1980 – Area ’70 (Cramps)
·                     1993 – Gioia e rivoluzione, raccolta
·                     1997 – Chernobyl 7991 (Sony)
45 giri

·                     1973 – L’abbattimento dello Zeppelin/Arbeit Macht Frei (Cramps, CRSNP 1701)
·                     1974 – L’internazionale/Citazione da G. L. Jackson (Cramps, CRSNP 1702)

Partecipazioni a raccolte live

·                     1976 – Parco Lambro
·                     1979 – 1979 Il concerto – Omaggio a Demetrio Stratos (Cramps, 5203 001)

Formazioni

1973-4
·                     Demetrio Stratos: voce, organo
·                     Paolo Tofani: chitarra, sintetizzatore
·                     Victor Busnello: sassofono, flauto, clarinetto
·                     Patrizio Fariselli: tastiere
·                     Patrick Djivas: basso
·                     Giulio Capiozzo: batteria, percussioni
1974-9
·                     Demetrio Stratos: voce, organo
·                     Paolo Tofani: chitarra, sintetizzatore
·                     Patrizio Fariselli: tastiere
·                     Ares Tavolazzi: basso
·                     Giulio Capiozzo: batteria, percussioni
1979-1983
·                     Patrizio Fariselli – tastiere
·                     Larry Nocella – sassofono
·                     Ares Tavolazzi – chitarra, basso, voce
·                     Giulio Capiozzo: batteria, percussioni
inizio 1993
·                     Ares Tavolazzi – chitarra, basso, voce
·                     Giulio Capiozzo: batteria, percussioni
·                     Patrizio Fariselli: tastiere
fine 1993-1997
·                     Patrizio Fariselli – pianoforte, tastiere
·                     Giulio Capiozzo – batteria, percussioni
·                     Paolo Dalla Porta – contrabbasso
 

Un articolo

GIOIA E RIVOLUZIONE

Periodico italiano info

di Luca Giudici – 10 giugno 2009

Tra pochi giorni, il 13 giugno, cade il trentennale della morte di Efstratios Demetriou, meglio noto in Italia come Demetrio Stratos. In questi giorni le iniziative si sprecano, e gli articoli sulle riviste – più o meno specializzate – raccontano – più o meno bene – cosa fu l’avventura degli AREA e di Demetrio Stratos. Demetrio morì di leucemia fulminante, quindi in modo inaspettato e trasparente, senza lasciare adito a dubbi o dietrologie di nessun tipo.

Non è certo possibile in poche battute descrivere l’esperienza musicale degli AREA, un progetto a tutto campo che, decontestualizzando le tecniche delle singole codifiche, ritrovava senso specifico al progressive, al folk, al Jazz, al Rock, e perfino alla musica classica (indimenticabile il Massacro di Brandeburgo in Sol maggiore) per proporre qualcosa dassolutamente altro. Ogni forma di sperimentazione era possibile. In un brano di Mauditis viene inserito come strumento un l’amarasoio a batterie Philips, e nello stesso disco si racconta di come durante un concerto il pubblico avesse costruito delle piramidi con le sedie, mentre altri spettatori giravano intorno in moto. Gli AREA sono stati in assoluto – e ad una distanza stellare dal secondo classificato – il più importante gruppo musicale italiano. Posso dire questo indipendentemente dal piacere che uno possa o non possa provare nell’ascolto della loro musica, ma in funzione della loro ricerca, in merito a ciò che hanno dato a chi è venuto dopo di loro. Con loro la musica italiana ha fatto un balzo in avanti di trent’anni, ed ancor oggi gli AREA sono totalmente inattuali. 

Stratos in particolare, è ricordato, oltre che per il lavoro con gli AREA, per unimportante esperienza solista, per lo più centrata su sperimentazioni e ricerche vocali. Il suo studio della voce come strumento, memore dell’esempio dei vocalist più avanzati della musica neroamericana come Leon Thomas, lo portò in seguito a raggiungere risultati al limite delle capacità umane: nella sua massima esibizione raggiunse i 7000 Hz (un normale” tenore può arrivare mediamente i 523 Hz, mentre un soprano – quindi una donna – può raggiungere i 1046 Hz) ed era in grado di padroneggiare diplofonie, trifonie e quadrifonie (due, tre e quattro suoni contemporaneamente emessi con la voce). Compì ricerche di etnomusicologia ed estensione vocale in collaborazione con il CNR di Padova e studiò le modalità canore dei popoli asiatici.

 Grazie alle già notevoli doti innate, alle tecniche acquisite, e agli studi del Cnr, riuscì a raggiungere risultati che rimangono ancora ineguagliati (grazie a Wikipedia per gli aspetti tecnici sull’estensione vocale). La voce – pensava Stratos – è prima della parola e della scrittura, è all’origine di ogni espressione e di ogni linguaggio. Il suono aggiunge un altro testo al testo scritto, per cui il poeta che recita una propria lirica compie un’operazione metatestuale, che aggiunge il corpo al testo scritto. Ogni lettura di un libro produce un altro libro attraverso la voce. Il senso di un testo, per dirla con P.Valéry, indugia fra volontà di senso e volontà di suono. Quando entra in campo il suono si crea un ritmo fatto di ripetizioni, cioè di ritorni di accenti, di ritorni di fonemi,di ritorni di pause, di ritorni di timbri. L’articolazione è l’esecuzione di una partitura mai uguale nel significato.

L’avanguardia storica, legata all’arte come produzione tecnica e a una concezione del linguaggio come materia prima del lavoro poetico, e l’avanguardia post-artaudiana, interessata a dare espressione alla fisicità, alle passioni e agli umori del corpo, sono accomunate dal supremo sforzo di emancipare il linguaggio dalla significazione. Il grado zero del linguaggio risiede secondo R.Barthes nel volume della voce cantante e dicente”, nella musica delle lettere che vanno dal silenzio al grido. E in questo crogiuolo culturale del decostruzionismo, che si è mossa la ricerca sulla voce-musica di Stratos. Dall’osservazione della fase di lall’azione” della figlia Anastassia, allo specchio sonoro della voce del bambino, alle flautofonie di due voci che, imitandosi, tessono un canone, alle diplofonie per cui si possono ottenere più suoni contemporaneamente, è scaturito il progetto del musicista greco di andare oltre al concetto di voce come canale di trasmissione. La voce, il suono, sono eco del silenzio, sono autoreferenziali, hanno un significato in sé e per sé e vanno sviluppati nelle loro potenzialità nascoste. Ed ecco che l’incontro con John Cage a New York diventa dirompente per il musicista greco. Il più grande interprete della voce ed il più grande conoscitore del silenzio. Putroppo però la morte ci ha impedito di ascoltare ciò che questi due uomini avrebbero potuto donarci, più di ciò che già hanno fatto. Gli AREA non sono mai più stati in grado di ricreare quel sound stellare che li caratterizzava insieme a Stratos. Hanno continuato a fare ottima musica, ma nel solco tracciato dai loro precedenti album. Crac, Maledetti, Area/zione, Arbait macht frei, 1978 gli dei se ne vanno gli arrabbiati restano, sono i pochi album (se si escludono, live, raccolte, esc) in cui si è espressa la geometrica potenza degli AREA: Abolire le differenze tra la musica e la realtà” dichiarava Stratos nel 1976. Più chiaro di così .

 

ANALISI DEI TESTI

Gioia e rivoluzione; Lelefante bianco; Luglio, agosto, settembre (nero); Gerontocrazia.

 

 

Gioia e rivoluzione  ( dal L.P. Crac del 1975)

 

1. Canto per te che mi vieni a sentire

11 – A,   sinalefi, rime desinenziali, parallelismo

Intro

2. suono per te che non mi vuoi capire

11 – A, rime desinenziali, parallelismo

3. rido per te che non sai sognare

10 – B, parallelismo

4. suono per te che non mi vuoi capire

11 – A, rime desinenziali, parallelismo

5. Nei tuoi occhi c’è una luce

8,   sinalefi, parallelismo

Verse

6. che riscalda la mia mente

8

7. con il suono delle dita

8

8. si combatte una battaglia

8,   sinalefi

9. che ci porta sulle strade

8 – A, rime,

Chorus

10. della gente che sa amare

8 – B,   sinalefi, rime desinenziali

11. che ci porta sulle strade

8 – A

12. della gente che sa amare

8 – B,   sinalefi, rime desinenziali

 

13. Il mio mitra è un contrabbasso

8,   sinalefi, rime, parallelismo

Verse

14. che ti spara sulla faccia

8, rime identiche

15. che ti spara sulla faccia

8, rime identiche

16. ciò che penso della vita

8, rime

17. con il suono delle dita

8, rime,

Chorus

18. si combatte una battaglia

8,   sinalefi, rime

19. che ci porta sulle strade

8 -  assonanza

20. della gente che sa amare

8,   sinalefi, assonanza

 

Strofa I – Parallelismo morfosintattico con literazione di voci verbali in posizione dominante ad inizio (1a persona del presente indicativo) e fine (infinito presente) verso per tutta la strofa (cantosentire/ suononon capire/ ridonon sognare/ suononon capire), con asimmetria metrica del v. 3, ove l’incomprensione del significato profondo della musica è motivata dalla sterilità immaginativa dell’ascoltatore (rido per te che non sai sognare). La strofa presenta il tema della musica intesa come forma espressiva complessa, che, coinvolgendo parimenti sia la sfera emotiva, sia quella intellettiva , articola note e parole in composizioni caricate di contenuti incisivi per la realtà storica. La musica, poiché può modellarsi sullo straordinario potenziale evocato dalla fusione fra linguaggi analogici e sequenziali, permette la veicolazione e linteriorizzazione di messaggi sociali, culturali, politici, che, restituendo consapevolezza a quell’umanità allevata in bisogni e credenze costruiti per soggiogarla, possano indurla a prendere le redini del proprio tempo. Non più mera fruizione estetico-emozionale, ma strumento di intervento nella realtà e di rivalsa storica, la musica, per gli Area, è la strada che permette di abolire le differenza fra musica e vita”. Le ragioni del tempo cristallizzeranno, poi, il progetto Area in un modello cultuale, che ispirerà un ristretto numero di musicisti ed intellettuali a riarrangiamenti, rielaborazioni e trattazioni, senza riuscire ad evolvere un’esperienza, finita, nella sua originalità e nei suoi limiti, nel 1979, con la morte di Stratos.

V.v.5, 13 – Parallelismo morfosintattico, in posizione dominante ad inizio verso (Nei tuoi occhi c’è una luceIl mio mitra è un contrabbasso, aggettivo possessivo, nome, verbo essere, nome), mette in evidenza l’interazione fra l’io narrante, che armato di musica combatte contro un ordine sociale ritenuto oppressivo (vv. 13-14, che ti spara sulla faccia/ ciò che penso della vita), e il narratario, che, con la luce (v.5) della sua partecipazione e del suo coinvolgimento, accende (v. 6 riscalda) e motiva l’azione.

 

Vv. 2,4 e fra 7-10 e 17-20 e fra 9-10, 11-12, 19-20 – Le anafore, iterando insistentemente i temi del rapporto di incomprensione fra musica e pubblico (suono per te che non mi vuoi capire) e musica militante (con il suono delle dita si combatte una battaglia che ci porta della gente che sa amare), conferiscono un andamento incalzante nel ritmo della composizione e della dichiarazione ideologica

 

Notizie sul Long Playing da cui è tratto il brano                                                                                                          

Crac (1975)
“Le rovine non le temiamo. Erediteremo la terra. La borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo, prima di uscire dalla scena della storia. Noi portiamo un mondo nuovo dentro di noi, e questo mondo, ogni momento che passa, cresce. Sta crescendo, proprio adesso che io sto parlando con te.”“Buenaventura Durruti

Lato A:
L’elefante bianco (4’33”)
La mela di Odessa (1920) (6’26”)
Megalopoli (7’53”)
Lato B:
Nervi scoperti (6’35”)
Gioia e rivoluzione (4’40”)
Implosion (5’00”)
Area 5 (2’09”)

Testi e musiche: Fariselli, Tavolazzi, Tofani
Le musiche di Area 5 sono di Juan Hidalgo e Walter Marchetti
Editore: Cramps music srl / Milano
Produzione: Area
Percussioni: Giulio Capiozzo
Piano elettrico/pianoforte/Clarinetto basso/Percussioni/Sintetizzatore ARP: Patrizio Fariselli
Basso elettrico, contrabbasso, trombone: Ares Tavolazzi
Chitarra elettrica/Sintetizzatori EMS/Flauto: Giampaolo Tofani
Voce/Organo/Clavicembalo/Steel drums/Percussioni: Demetrio Stratos
 
Meccanico del suono: Piero Bravin
Assistente: Ambrogio Ferrario
Sala di registrazione: Fono-Roma Milano
Missaggio: Advision Studios / London
Art Director: Gianni Sassi
Designer: Edoardo Sivelli
Illustratore: Gian Michele Monti
Fotografi: Roberto Masotti, Fabio Simion
Media effects: al.sa sas
Impianti: Zip srl / Milano

 

 L’elefante bianco ( dal L.P. Crac del 1975)

 

1. Corri forte ragazzo, corri

9

Chorus

2. la gente dice sei stato tu

9

3. ombre bianche, vecchi poteri

9 anafora

4. il mondo compran senza pudore

10

5. vecchie immagini, santi stupidi

10,   sinalefi, anafora

Bridge

6. tutto lascian così com’è

8,   sinalefi

7. guarda avanti non ci pensare

9,   sinalefi, assonanza

8. la storia viaggia insieme a te

8,   sinalefi, assonanza

9. Corri forte ragazzo corri

9

Chorus

10. la gente dice sei stato tu

9

11. prendi tutto non ti fermare