Scuola Primaria: arriva la nuova pagella

                  A decorrere dall’anno scolastico 2020/2021, nella scuola primaria, la valutazione periodica e finale degli apprendimenti, per effetto del decreto legge 8 aprile 2020, n. 22, convertito con modificazioni dalla legge 6 giugno 2020, n. 41, sarà espressa, per tutte le discipline, attraverso un giudizio descrittivo.

La valutazione, dunque, si ricolloca in una direzione e prospettiva formativa tendente a valorizzare e migliorare gli apprendimenti. Come per tutte le novità, in questi giorni nelle scuole primarie, docenti e dirigenti, stanno metabolizzando il cambiamento e riorganizzando le procedure di valutazione per procedere all’attuazione di quanto disposto dal Ministero. Si studiano i documenti relativi a questa novità che arriva in un momento di grandi difficoltà per la scuola a causa dell’emergenza sanitaria. Un’emergenza che ha costretto improvvisamente e velocemente tutti i docenti a vivere DAD, DID, rimodulazione del programma, dell’orario, dei tempi scuola, dei nuovi ambienti formativi, di strategie di supporto, di sorrisi e abbracci virtuali, di relazioni virtuali, nuove e diverse forme di empatia, nuovi linguaggi emozionali e motivazionali. Tutto ciò verso bambini di 5/10 anni. E mentre a scuola “impazzano” link di corsi online per informare, guidare e sostenere dirigenti e docenti per la compilazione dei documenti valutativi e “ulteriori” adempimenti richiesti, i bambini e le famiglie si preparano a ricevere il “giudizio” espresso con il nuovo documento di valutazione.

La scuola cambia, si innova, rigenera strumenti, metodologie, strategie. Uno sforzo importante e decisivo per affrontare le sfide della nostra Era tecnologica, globalizzata e complessa. Qualora tale innovazione dovesse presentarsi, però, come una politica scolastica frammentaria ad essere compromesso sarebbe l’intero impianto riformativo.

La valutazione è parte integrante dell’esperienza formativa dell’alunno, poiché favorisce ed orienta il processo di introspezione e di crescita. In quest’ottica la valutazione ha un vero e specifico potenziale formativo soprattutto in relazione alle modalità con le quali viene comunicata all’alunno. È questo feedback con l’alunno, infatti, che ne determina il “valore”. Ma quando l’alunno leggerà i suoi voti dovrà dare un significato a quei nuovi termini, un valore, un significante. In quel preciso momento, ogni bambino, vivrà “un’esperienza educativa” magica o frustrante. I termini a cui la scuola italiana affida la “valutazione formativa” sono: livello avanzato, intermedio, base, in via di prima acquisizione. Il livello sarà, poi, accompagnato da un giudizio descrittivo.

Credo sia condivisibile il concetto che bisogna avere molto rispetto delle parole. In questo caso specifico “incorporate” in un testo, in un tempo e in un luogo, che valuta piccoli studenti. I termini usati per indicare il livello raggiunto, le “parole” non diventano e non esprimono soltanto significati concettuali. Non fondano soltanto una semantica ma, anche, una pragmatica personale, sociale, istituzionale e, nel nostro caso, didattico-educativa. In altri termini, producono pratica e organizzazione, e si trasformano in “dispositivi pedagogici latenti”.

Quindi ad essere sbagliati, oggi, sono i termini, le parole utilizzate per dare i voti (incomprensibili per bambini delle prime classi non solo concettualmente e con risvolti da scoprire nel tempo); i tempi in cui questa nuova valutazione approda a scuola (tempi di pandemia); le modalità, una “burocrazia elettronica” che porterà i docenti a trascorrere molte ore davanti al registro elettronico. Vi invito ad immaginare il viso/espressione del bambino quando leggerà per ogni competenza/obiettivo il voto corrispondente, per esempio: intermedio (dal vocabolario Treccani: “che sta in mezzo, che è posto tra due cose, tra due limiti di spazio o di tempo, o, fig., tra due possibilità“).

Un approccio educativo con una valutazione formativa rappresenta un importante “momento” di confronto per l’alunno, che ha l’opportunità di sperimentare come orientarsi autonomamente nel proprio processo di crescita, nel raggiungimento degli obiettivi e nell’ autovalutazione dei progressi raggiunti. Questo processo nelle prime classi avviene con gli strumenti semplici che l’alunno possiede che gli consentono una interpretazione molto “intuitiva” es.: 8 o 10 viene associato alla quantità numerica che conosce, bravo e ottimo sono termini sperimentati in classe e ai quali è in grado di associare un valore, un significato. Da pedagogista mi preme precisare che la valutazione svolge anche un ruolo importante nel processo “motivazionale” oltre che in quello “relazionale” con i docenti. Per valutare il successo scolastico e formativo occorre, anche, considerare la componente determinante degli effetti a “lungo termine”. Esempio: complimenti Pierino, sei ad un livello intermedio! Cosa significherà per un bambino di 7 anni essere ad un livello intermedio? Pierino, forse, si chiederà quante vite ha ancora a disposizione come fa con i video giochi della play station o del gameboy advance,  Di fatto, conosce già i livelli di gioco per vincere e passare alla fase successiva, ma la scuola non è un gioco e pertanto andrebbero prese in maggiore considerazione le connessioni logiche a cui induciamo il bambino e l’adolescente se lo valutiamo per livelli.

Considero la valutazione una “dimensione sensibile” dell’azione didattica, “dimensione centrale”, strettamente legata alle scelte metodologiche e in coerenza con gli obiettivi. Una didattica che utilizza metodologie attive e che vuole mettere l’allievo al centro del processo di apprendimento non può servirsi di una valutazione classificatoria e non finalizzata al miglioramento dell’alunno stesso. La valutazione formativa, dunque, è certamente uno strumento che contribuisce a dare al processo valutativo una funzione “attivante”, essa merita pertanto una strutturazione più attenta e più rispettosa di chi la riceve, dell’alunno che è anche, e soprattutto, un bambino. Pertanto, non intendo muovere una critica verso la valutazione per competenze o verso il giudizio descrittivo, ma verso i quattro livelli individuati e i termini ad essi associati. Le quattro “dimensioni”, infatti, dovrebbero descrivere l’apprendimento utilizzando termini che i bambini possano facilmente interpretare e vivere attingendo dall’esperienza personale.

L’allontanamento della guida Pedagogica dal sistema scuola in Italia è un prezzo pagato caramente da tutto il sistema. Da quando le scuole sono dirette da figure con competenze più manageriali che pedagogiche, i governi avrebbero dovuto introdurre la figura del pedagogista sia nelle scuole che nei tavoli tecnici che strutturano le riforme scolastiche.  

Non basta più chiedersi come può la politica muovere passi di riforma importanti senza avere al proprio fianco competenze specifiche nell’ambito pedagogico. In termini di diritto all’istruzione, di diritto al successo scolastico la politica non può permettersi di scegliere senza il supporto di professionisti competenti. È veramente difficile credere che dei pedagogisti abbiano preso parte a tali scelte determinando nel tempo le varie sostituzioni dei voti passando dal “10” a “ottimo”, per giungere all’odierno “livello avanzato”.  Nella scuola primaria, il termine “livello avanzato” rischia di parcellizzare i risultati sui singoli apprendimenti a danno di una rassicurante “gestalt” di cultura e di apprendimento, rischiando di indurre il bambino verso una concezione frazionata e, quindi, ansiogena dell’apprendimento stesso, cos’ come gli succede quando affronta i diversi livelli dei videogiochi.

La pedagogia e la ricerca scientifica devono tornare ad avere un ruolo centrale nelle scelte politiche per garantire ai bambini il diritto ad essere bambini (protetti dal furto di identità infantile e dall’adultizzazione) e a vivere opportunità educative motivanti, intense, ricche, variegate.

La pedagogia deve tornare a pronunciarsi su questioni e temi che le appartengono.

Il Ministero, in termini generali, dovrebbe responsabilmente attivare politiche di sperimentazione, dovrebbe favorire, avviare e finanziare specifici studi e ricerche prima di realizzare ogni riforma e/o cambiamento, perché operando per tentativi ed errori si rischia di sbagliare, di discostarsi dai reali bisogni e dal progetto di una buona scuola, di danneggiare i risultati scolastici di intere generazioni. Il ruolo della politica dovrebbe essere quello di intervenire sui cambiamenti connessi alla modernità per mitigare, moderare, orientare e guidare un sano accompagnamento allo sviluppo del paese.  

In sintesi, è necessario avere un “sistema sostenibile” all’interno del quale possano coesistere direzioni solide e condivise (contratto sociale) per contrastare la povertà educativa e l’insuccesso scolastico, per costruire l’efficacia e l’efficienza del sistema scolastico, per investire su nuove vision e mission del e per il futuro.

 

Daniela Virgilio

Paola Daniela Virgilio Insegnante e Pedagogista. Ha redatto la legge 1/10/2015, n. 22 sull’Istituzione delle Biobanche di Ricerca in Sicilia (pubblicata sulla G.U.R.S. 3a Serie Speciale n.12 del 19-03-2016); nel 2015 ha collaborato alla stesura degli emendamenti attuativi della stessa. Per questa legge nel 2016 ha ricevuto un pubblico riconoscimento, dall’Istituto per la ricerca scientifica in Psichiatria e Neuroscienze - Brain Research Fondazione ONLUS. Dal 2016 svolge attività di ricerca, sull’invecchiamento attivo, educazione permanente e riabilitazione cognitiva, come dottoranda presso la Facoltà di Scienze Giuridiche e Sociali dell’Università di Cordoba, in Spagna. Ha relazionato in Congressi Internazionali ottenendo pubblicazioni scientifiche degli studi condotti.

9 pensieri riguardo “Scuola Primaria: arriva la nuova pagella

  • 6 Febbraio 2021 in 18:26
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    Sono un insegnante, ma è da genitore che voglio commentare.
    Leggendo l’articolo, infatti, ho immaginato l’espressione di mio figlio, che frequenta la primaria.
    Un livello non può essere motivante e/o formativo.
    Condivido la riflessione.
    Dottoressa Virgilio, complimenti, ottimo articolo!

    • 7 Febbraio 2021 in 18:54
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      Grazie Professore Gerbino.

  • 6 Febbraio 2021 in 18:14
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    Sono un insegnante, ma è da genitore che voglio commentare.
    Leggendo l’articolo, infatti, ho immaginato l’espressione di mio figlio, che frequenta la primaria.
    Complimenti, dottoressa Virgilio!

  • 5 Febbraio 2021 in 19:19
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    Buenas tardes, doctora Virgilio. En mi campo laboral me dedico a la Pedagogía Terapéutica, y en España soy docente. Sigo con interés su trabajo desde el perfil Researchgate y conozco muchas de sus publicaciones científicas y los ámbitos de sus investigaciones.
    En mi país los tutores usan una escala de evaluación que es la siguiente: Insuficiente (1-4), Suficiente (5), Bien (6), Notable (7-8), Sobresaliente (9-10).
    Yo, al ser una especialista, me ocupo de elaborar un informe especifico (de tipo descriptivo y sin clasificación) para los alumnos que trato.
    Creo que la reflexión sobre la evaluación formativa es útil para todas las escuelas europeas.
    Me gustaría saber si existen Estados que muestran buenas prácticas en relación a esto.

    Buon pomeriggio, dottoressa Virgilio. Mi occupo di pedagogia, ed insegno in Spagna. Seguo con interesse il suo lavoro dal profilo Researchgate e conosco molte delle sue pubblicazioni scientifiche e gli ambiti della sua ricerca.
    Nel mio paese gli insegnanti tutor usano una scala di valutazione che è la seguente: Insufficiente, Sufficiente, Buono, Notevole, Eccellente.
    Io, essendo una specialista, mi dedico all’elaborazione di un report specifico (di tipo descrittivo e senza classificazione) per ogni alunno con cui lavoro.
    Credo che la riflessione sulla valutazione formativa sia utile per tutte le scuole europee.
    Mi piacerebbe sapere se esistono Stati che mostrano buone pratiche in tal senso.

    • 5 Febbraio 2021 in 21:30
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      Hola !
      Un ejemplo de evaluación formativa atenta a los votos hoy la encontramos en el sistema educativo/didáctico de Suecia.
      En Suecia los alumnos están evaluados con un documento de evaluación solo a partir del octavo/noveno año escolar.

      Buona sera… ciao!
      Un esempio di valutazione formativa attenta ai voti … la incontriamo , oggi, nel sistema educativo/didattico della Svezia.
      IN SVEZIA …. i ragazzi vengono valutati con la pagella ( documento di valutazione) SOLO a partire dall’ottavo/ nono anno scolastico.

    • 5 Febbraio 2021 in 23:19
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      Complimenti alla dottoressa Virgilio, per l’acuta analisi della recente riforma sul metodo di valutazione del rendimento scolastico. Sarebbe interessante far tesoro delle sue osservazioni per colmare quelle lacune normative che tutt’ora permangono all’interno di un sistema, quello scolastico italiano, alquanto disorganico e frammentario, frutto della stratificazione di numerosi interventi che andrebbero coordinati e integrati tra loro alla luce delle più accreditate teorie scientifiche in materia. Come ben rilevato dalla dott. ssa Virgilio, il momento valutativo assume un ruolo di centralità nel processo formativo del bambino e pertanto l’individuazione dei relativi metodi non può che essere frutto di competenti scelte di esperti del settore, con una necessaria interazione tra ricerca scientifica e attività legislativa.

      Prof. D.Vanni
      Universitá degli studi di Palermo

      • 5 Febbraio 2021 in 23:36
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        Prof. D.Vanni,
        leggo il Suo commento con grande interesse. È un grande onore per me ricevere la Sua attenzione e il Suo contributo di docente universitaria esperta in ambito giuridico. Di questa opportunità di confronto farò tesoro. Grazie.

  • 5 Febbraio 2021 in 09:57
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    Complimenti alla Professoressa Daniela per le sue riflessione sull’importanza innovazione didattica introdotta con la finanziaria 2021. Concordo con la sua osservazione della mancanza della riflessione pegagogica nell’operato dei decisori politici. Una novità così importante come la valutazione formativa doveva essere inserita in una riforma organica della valutazione in tutti gli ordini di scuola e non solo nella scuola primaria. Quando si opera in settori così delicati non si può intervenire con una legge finanziaria discussa in un giorno al Senato ma necessita dei contributi degli operatori scolastici sui quali le riforme ‘piovono’ solo per burocratica applicazione e non come nuove opportunità per migliorare la qualità del servizio.

    • 5 Febbraio 2021 in 10:38
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      Preside Luigi Martano… la ringrazio per il commento. La Sua puntuale e precisa analisi … amplia e arricchisce le considerazioni pedagogiche sull’argomento. La ricerca scientifica degli ultimi anni ha più volte sottolineato l’importanza di una analisi dei fenomeni nella loro complessitá e di conseguenza qualsiasi azione/risposta e qualsiasi sfida… dovrebbe essere predisposta e affrontata senza frammentare i “sistemi”, “ i “percorsi”, le “strategie”. Oggi… si parla molto di “sostenibilitá” e di “precisione” (dalla medicina all’educazione)… costruirle con una sinergia multidisciplinare é l’unica strada percorribile.

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