I discendenti di Enea seconda parte

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Eneide Libro VI – versi 808-854

Traduzione di Luca Canali

Chi è laggiù colui, distinto da rami d’olivo,                                    808 
che porta i sacri arredi? Ravviso la chioma
e il mento canuto del re romano che fonderà su leggi 
la nuova città, venuto dalla piccola Curi e da una povera
terra ad un grande impero. A lui seguirà Tullo
che infrangerà gli ozi della patria e muoverà in armi
gli uomini inerti, e le schiere ormai disavvezze
ai trionfi. Lo segue da presso il troppo orgoglioso
Anco, che anche qui si compiace troppo del favore popolare.
Desideri anche vedere i re Tarquinii, e l’anima superba,
e i fasci recuperati di Bruto vendicatore?
Questi riceverà per primo il potere di console e le scuri
inesorabili, e, padre, chiamerà al supplizio, 
per la bella libertà, i figli che muovevano inusitate guerre,
sventurato comunque i posteri giudicheranno l’evento:
vincerà l’amore di patria e l’immenso desiderio di gloria.
E guarda i Deci e i Drusi, e laggiù Torquato
inesorabile con la scure, e Camillo che recupera le insegne.     825

Chi tacerebbe di te, magnanimo Catone, e di te, o Cosso?       841 
Chi della stirpe di Gracco o dei due fulmini in guerra
entrambi gli Scipiadi, flagello di Libia, e di Fabrizio,
ricco del poco, o di te, Serrano, che semini nel solco?
Dove mi traete stanco, o Fabii? Sei tu quel Massimo 
che, solo temporeggiando, ci salverai lo Stato?
Foggeranno altri con maggiore eleganza spirante bronzo,
credo di certo, e trarranno dal marmo vivi volti,
patrocineranno meglio le cause, e seguiranno con il compasso
i percorsi del cielo e prediranno il corso degli astri:
tu ricorda, o romano, di dominare le genti;
queste saranno le tue arti, stabilire norme alla pace,
risparmiare i sottomessi e debellare i superbi.                             854

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