I racconti della kolyma

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Varlam Tichonovic Salamov

Relazione del libro di Jacopo Cinquetti

TITOLO: I racconti della Kolyma

AUTORE

Varlam Tichonovic Salamov nasce a Vologda (Russia) nel 1907 da un prete ortodosso, nel 1924, conclusi gli studi secondari, si trasferisce vicino a Mosca
Nel 1929 viene arrestato per la diffusione del “Testamento di Lenin” e condannato a tre anni di lager, che sconterà a Visera, negli Urali settentrionali. Liberato alla fine del 1931, Salamov torna a Mosca poco dopo e lavora in vari periodici. Nel 1936 pubblica il primo racconto su una rivista, ma il 12 gennaio 1937 viene arrestato con l’imputazione più grave, cioè “l’attività controrivoluzionaria” per la quale viene condannato a cinque anni di reclusione in un lager “per lavori pesanti”. Trasferito in Siberia, nella regione della Kolyma, vi rimarrà fino al 1953, subendo ulteriori condanne basate sul metodo della delazione. Solo nel 1953 riesce a tornare a Mosca, dove inizia a scrivere, con grande sofferenza e tormento interiore i “Racconti di Kolyma”. Lavora in vari stabilimenti e collabora a diverse riviste, su cui pubblica le prime poesie. Nel 1956 viene riabilitato “per non aver commesso il fatto”. L’anno successivo si ammala gravemente e riesce a ottenere una pensione di invalidità. Continua per più di un decennio a scrivere i racconti, ossessionato dall’imperativo morale di ricordare i milioni di morti innocenti nel Lager e si dedica anche alla stesura delle poesie e di altre opere. Nel frattempo le condizioni di salute di Salamov peggiorano ulteriormente e nel 1979 viene ricoverato in un pensionato per anziani e invalidi, dove muore il 17 gennaio 1982.

RIASSUNTO

Siccome il libro è diviso in molti racconti che non sono tenuti insieme da un filo logico, abbiamo deciso di fare il riassunto di un brano. In particolare in questo racconto si narra di come i prigionieri, resi deboli e fragili dalla fame e dal durissimo tempo tentino di “imbrogliare” le guardie facendosi del male sul lavoro, così da garantirsi un po’ di giorni all’ospedale. Da questo spunto Salamov parla della tentazione che ebbe di farsi cadere una grossa pietra sul piede, e del fatto che si tolse all’ultimo istante, spinto da un istinto umano che non sentiva da molto tempo. Da questo fatto l’autore comincia un ragionamento che lo porta a dire che l’uomo, anche se ridotto alle condizioni di un animale, infreddolito e ad un passo dalla morte non si spezza di fronte alle difficoltà, ma resiste sperando e confidando nelle sue forze.

PERSONAGGI

Varlam Salamov è un minatore del lager. Nel brano che abbiamo riportato lavora insieme alla sua squadra, anche se non conosce i nomi degli uomini con cui è costretto a faticare.

SPAZIO e TEMPO

Le vicende sono ambientate nel lager di Kolima. L’unico luogo dove si svolge la vicenda la cava di pietra. Gli eventi narrati sono ambientati in un momento non precisato, tra il 1943 e il 1953, negli anni i cui il protagonista vive nel lager di Kolima. Le vicende coprono un arco di tempo non superiore a qualche settimana, spesso sono fatti giornalieri. Nella maggior parte del racconto le scene scorrono sotto agli occhi del lettore con la stessa velocità di lettura.

STILE

Il linguaggio adottato dall’autore è formale. Il registro è prevalentemente colloquiale, anche per il contesto in cui sono inseriti i fatti narrati.

NARRATORE

Il narratore non è altro che il protagonista della vicenda. La tecnica utilizzata è quella di tenere lo stesso filo conduttore del romanzo, cioè il periodo di lavoro forzato nel lager, ma di raccontare varie vicende non sempre legate l’una all’altra. Trovo la scelta molto efficace e possiamo rivedere questo stile in alcuni libri di Calvino (Marcovaldo, il castello dei destini incrociati,…).

TEMATICHE

Il tema che viene espresso più chiaramente nel testo è la vita e il destino dei condannati a lavorare nel lager. Vengono narrati molti fatti sull’esperienza dello stesso protagonista. Spesso questi racconti sono incentrati sulle condizioni di lavoro e di alimentazione dei lavoratori, con frequenti cenni alle ingiustizie da essi subite da parte del personale militare. Si possono facilmente riconoscere le accuse rivolte contro il regime nazista e sovietico, che organizzavano questi campi di lavoro forzato anche per rinchiudervi gli oppositori del sistema.

Nei racconti i temi sono molti, mi ha colpito in particolare una frase dell’autore sull’amicizia: diceva che le persone condividono il loro dolore solo se lo vogliono, se un dolore è troppo grande chiunque tende a tenerselo dentro. Questo mi fa capire che forza d’animo abbia avuto Salamov per scrivere un libro del genere e anche a cosa è andato incontro, cioè al ricordo di quegli eventi.

COMMENTO

Il libro ci è piaciuto. La lettura è stata piacevole e mai noiosa.

Io vorrei dire inoltre che, dopo avere letto l’intero libro, mi è capitato di ricordare quel giorno nel quale ci ha fatto visita un ebreo che è stato spettatore delle atrocità di un campo di sterminio. Ho notato molte analogie nel racconto di quel signore con quello di Salamov anche se furono rinchiusi in tempi diversi e a chilometri di distanza. Credo che troppe persone abbiano già scritto su questo, io mi limito a pensare cosa è stato per loro vivere quei momenti, vedere quelle cose. Ogni tanto penso che l’uomo sia la bestia più bestia di tutte…

di Galli, Tomasoni, Pardi e Cinquetti

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