Iconografia di San Gerolamo


Caravaggio

“SAN GEROLAMO” (1605-1606) – misure 112 X 157
GALLERIA BORGHESE, ROMA – OLIO SU TELA

Questo quadro è stato dipinto durante il periodo di controriforma nel quale i protestanti volevano avere il diritto di poter leggere le scritture sacre senza, obbligatoriamente, l’interpretazione cristiana.
Caravaggio dipinse il quadro per il cardinale Scipione Borghese, probabilmente per procurarsi la sua benevolenza nel giudizio riguardante l’aggressione a un notaio, di nome Pasqualoni, e ottenere la grazia.
Il vecchio San Gerolamo, coperto non da vesti cardinalizie, ma da un manto rosso, è raffigurato come un povero eremita, per il quale Caravaggio si serv’ di un modello reale ed è seduto a rozzo tavolo ingombro di libri. In realtà il manto rosso non gli si addice, poiché la porpora era molto preziosa e se la potevano permettere solo i ricchi. Probabilmente esso costituiva un omaggio al cardinale Borghese che era stato appena rivestito da quel manto in qualità di cardinale.
San Gerolamo è rappresentato mentre scrive la “vulgata”, ossia la traduzione della bibbia dall’ebraico al lato.
Sul tavolo, a sinistra, si può notare un teschio, simbolo della vanità del mondo, della morte, della precarietà della vita.
Il suo è uno studio molto concentrato, traspare ed emerge la meditazione, il pensiero.
E’ concentrato sul libro, e in particolare su un determinato punto;qui emerge una suggestione visiva, poiché l’osservatore crede di intravedere gli occhi del santo, nonostante l’inclinazione della testa, ma in realtà Caravaggio non ha dipinto gli occhi dunque è impossibile vederli. Mentre è concentrato sulla lettura, il suo braccio destro, la cui mano impugna uno strumento utilizzato per scrivere, è allungato quasi totalmente, con una leggera flessione. Questa sospensione data dalla mano alzata sembra far intendere all’osservatore che Gerolamo stia finendo una frase già iniziata.
San Gerolamo è immerso in una stanza oscura, con una luce molto forte che illumina da sinistra e mette in evidenza con gran realismo la consistenza dei libri, l’immagine vecchia e logorata dal santo stesso.
E’ un’immagine talmente realistica che sembra si svolga davanti ai nostri occhi, ma anche molto drammatica:è raffigurato come un eremita vecchio, magro, una realtà drammatica tipica dello stile di Caravaggio, e nuova se pensiamo che è associata a figure religiose.
IL San Gerolamo di Caravaggio, cos’ come altri suoi quadri, è stato ripreso e copiato da altri pittori. Ne esiste una copia, realizzata da Nicolas Tournier, pittore francese, dove il santo è impegnato nell’ azione di scrittura della vulgata, prendendo però molta espressività e molti significati dell’originale.
IL santo infatti non è più perfettamente immerso nella concentrazione, ma è distratto: ha il braccio sollevato ma non per dare l’idea di finire una frase già iniziata, ma perché altrimenti il braccio uscirebbe dalla tela; ha i capelli in ordine, non è più magrolino e trasandato, ma addirittura più muscoloso.