Il cuore oltre le sbarre di Giuditta Boscagli

Un romanzo sul matrimonio
Sono
passati quasi due secoli da I promessi
sposi
di A.Manzoni. è ancora possibile nell’Italia del nostro tempo
concepire il matrimonio come un progetto di vita per un uomo e una donna dei
nostri giorni? Ciò che avviene nelle nostre famiglie non sembra smentire questo
sogno?
Un romanzo sull’amore
Un’altra
tematica presente nel libro è quella dell’amore. È possibile amare davvero una
persona, così come è , senza pretese. Non voglio coltivare nelle menti degli
adolescenti facili sentimentalismi e sogni irrealizzabili, ma voglio
riaffermare il diritto a coltivare sentimenti importanti, sentimenti veri,
profondi nella vita.
Una storia vera
Rimando
le riflessioni su questo alla fine della lezione per non togliere il gusto
della sorpresa a chi vuole fermarsi prima, ma c’è da dire che questa comunque
non è una storia inventata, fantastica, ma è la trasposizione romanzata di una
storia vera. Cambiano solo i nomi, per discrezione, ma la storia è stata, ed è,
vissuta da persone in carne ed ossa.
Un romanzo sulla detenzione
Quest’anno
abbiamo in programma una uscita didattica alla Casa del Giovane di Pavia, dove
è tutor il nostro amico Vincenzo Andraous.
Questo
romanzo è un ottimo strumento per conoscere la realtà del carcere, che non è
fatta solo di disperazione. È ancora possibile quello che chiede la
Costituzione, cioè che la detenzione sia la strada per una nuova vita, per un
cambiamento. Ci sono mille strumenti per riavvicinare il detenuto alla società,
ai valori della società. Forse però l’esempio, la condivisione, l’amicizia e l’amore
sono il mezzo migliore per ottenere un cambiamento.
Un romanzo sul cristianesimo
Abbiamo
appena parlato di cambiamento. Nel vocabolario del cristianesimo cambiamento fa
rima con conversione, e questo avviene, per i cristiani, attraverso uno
strumento che è quello della missione. Qui non abbiamo nessuna intenzione di
fare proselitismo, ma sta di fatto che nella storia (vera) di Pietro il cristianesimo
ha svolto (e svolge) un ruolo fondamentale per la sua trasformazione da
assassino a uomo “felice”. Infatti quello che anzitutto lo ha colpito è stato
proprio vedere persone felici di vivere, cosa che non gli era ancora successa
in precedenza.
Credo di
aver già dato elementi più che sufficienti per chi ha intenzione di leggere
adesso il libro. Da ora in poi, come sempre, una parte di “riassunto” che ha
uno scopo didattico (come tutte le nostre recensioni) e che potrebbe perfino
essere  una seccatura per chi vuole
godersi il gusto della lettura. Al limite il lettore potrebbe ritornare a
questa parte della recensione, o direttamente alle riflessioni finali,  solo dopo aver letto il romanzo.
L’ arresto
Pietro Motta,
di circa trenta anni, ha compiuto un terribile omicidio una decina di anni
prima, nel corso di una rissa. È stato condannato a quasi vent’anni di
reclusione, ed ha passato i primi otto anni di carcere così come gran parte dei
detenuti. Tra l’altro, gli è capitato di vedere in una delle case di detenzione
in cui è passato recluso il padre del giovane che lui ha ucciso. Da quel
Carcere Pietro ha poi ottenuto il trasferimento.  Insomma la vita di Pietro scorre per un bel
po’ di tempo triste e solitaria, monotona e disperata.
Il lavoro
Il primo
cambiamento di Pietro si verifica quando viene trasferito in un carcere in cui
è possibile lavorare in una cooperativa interna al carcere. Il solo fatto di
poter guadagnare dei soldi, darsi da fare e non restare ozioso come gli era
capitato fino ad allora trasforma in meglio l’esistenza di Pietro.
Una prima sorpresa
Oltretutto,
lui è colpito dall’ incredibile felicità di alcuni dei suoi nuovi compagni,
carcerati che lavorano insieme con lui.
Incuriosito
dal loro atteggiamento, incredulo che ergastolani o condannati a decine di anni
di reclusione come lui potessero essere così, chiede loro il segreto della loro
felicità.
La scoperta di amici veri
Per tutta
risposta Pietro viene invitato ad una serie di incontri, in cui capisce che la letizia
di questa gente è dovuta alla loro conversione al cristianesimo, in una
compagnia quotidiana e stringente di quella che è diventata una vera e  propria comunità, cui appartengono non solo
carcerati, ma anche persone libere, che
condividono la loro vita con carcerati, talvolta come compagni di
lavoro, talvolta come volontari.
Il primo permesso
Pietro
intanto inizia ad usufruire di permessi (condizionati) che gli permettono per
la prima volta dopo anni di assaporare la libertà.
Meeting di Rimini 2010
Un giorno
Mattia, un ergastolano che fa parte di questo gruppo, invita Pietro a
partecipare come volontario al Meeting di Rimini. Pietro all’inizio è indeciso,
perché i sette giorni di questa manifestazione sarebbero stati sottratti a
quelli di permesso. Poi, incoraggiato dall’espressione del volto di Mattia,
acconsente.
Dovrà
fare da servizio d’ordine davanti ad una delle sale in cui si tengono gli
incontri della fiera riminese, insieme con Mattia.
La prima
cosa che lo colpisce sono i giovani che svolgono il loro stesso lavoro, per una
settimana anche loro, spesso al caldo o comunque in condizioni non sempre
agevoli, e che non solo fanno questo servizio gratuitamente, ma si pagano anche
l’albergo. Sorridendo, pensa che lui alla loro età non avrebbe mai fatto una
cosa del genere, e riconosce che questi ragazzi hanno davvero una forte
motivazione.
Stregato
Durante
quelle giornate capita a Pietro di conoscere Irene Colombo, un’ amica di Mattia,
una professoressa quasi trentenne, con la quale instaura subito una rapporto di
simpatia e attenzione reciproca.
Mattia
scherza un po’ con Irene e con Pietro, perché intuisce che tra i due sta
nascendo un’amicizia molto profonda.
Irene si
confida poi con una amica, Beatrice, che lei chiama sempre confidenzialmente
Bea, che ha qualche anno più di lei, ma è già sposata, ha quattro figli (due
maschi e due femmine), e conosce molto bene la vita e il dolore, perché il
marito è morto per un tumore, dopo due anni di malattia.
Il rientro
Finita la
settimana del Meeting, Irene torna a casa frastornata da questo incontro, e ancora
incerta sul significato del sentimento che inizia a sbocciare in lei per un …
detenuto.
Bea
incoraggia Irene ad andare fino in fondo, a non fermarsi di fronte ai
pregiudizi.
Irene
chiede aiuto anche a Don Bruno, che scherza un po’ con lei, ma poi le dà
l’indirizzo di Don Giacomo, che è un cappellano delle carceri.
In gita da Don Giacomo
Questo
prete esorta Irene a non avere fretta, e a scorgere i segni che le avrebbero
confermato se quello era davvero l’uomo della sua vita. E comunque le ricorda
che essere fidanzata di un detenuto non è proprio tutto rose e fiori.
Comunicare
Intanto
Irene attende con impazienza i pochi momenti in cui può sentire Pietro per
telefono o leggere i suoi messaggi SMS, senza trascurare il suo lavoro di
insegnante precaria, che sta seguendo i corsi per la sua seconda laurea, e che
deve darsi da fare con i suoi alunni e con i programmi da svolgere.
Viste le
limitazioni del regime carcerario, però, il modo migliore per comunicare fra di
loro è la lettera. Singolare la corrispondenza epistolare fra innamorati ai
nostri tempi, ma dice giustamente la narratrice a pag. 97 “il rapporto
epistolare li costringeva ad andare all’essenziale, a non perdersi in inutili
considerazioni: la condivisione a distanza era tale che tutto il superfluo
restava fuori e si andava sempre e solo al nocciolo delle questioni, anche
parlando della più banale vita quotidiana”.
Un passato doloroso
Attraverso
le lettere Pietro racconta la sua vita, spiega che la causa del suo traviamento
non è nella famiglia, che gli ha sempre voluto bene, ma nelle sigarette, canne,
alcol e “idiozie che fanno i ragazzini per sentirsi grandi e per provare cose
nuove” (pag. 60). È stato breve il passo da questo ai furtarelli e alle risse,
come quella nel corso della quale Pietro ha ucciso un suo coetaneo. Poco prima
di entrare in carcere Pietro aveva una fidanzata, che poi lo ha lasciato.
Corrispondenza
Bea
rimane stupita dalla sincerità con cui Pietro ha scritto del suo passato, e
riconosce che questo uomo deve essere proprio un grande uomo, e lo dice ad
Irene, che invia a sua volta una lettera in cui sintetizza in poche righe la
sua vita precedente.
Molto più
regolare e semplice l’esistenza di Irene fino a quel momento. Lei non è mai
stata molto fortunata con i ragazzi, che non le piacevano se lei piaceva a
loro, o che non la volevano se lei voleva loro.
I due
sono anche molto diversi perché per Pietro prima di entrare in carcere era
normale che un ragazzo e una ragazza convivessero tra di loro e avessero
rapporti prematrimoniali, mentre Irene ci tiene a precisare subito che per le
sue convinzioni religiose questo non è assolutamente concepibile.
Giorni di libertà
In vista
di una “licenza” di cui Pietro usufruirà per passare il natale in famiglia, lei
gli fa pervenire un regalo attraverso la sorella Maria Motta. Quando Pietro
arriva a casa, può finalmente videochiamare Irene con skype. Un giorno, mentre
lui è a casa con la sua famiglia, arriva Irene, che sta con lui tutta la
giornata e quando torna a casa dice tutto ai suoi.
Una notizia sconvolgente
Certamente
i genitori non prendono bene la notizia che la figlia era innamorata di un
carcerato, ma dopo che Irene scrive una lettera al padre, anche lui la
abbraccia e le dice solo che è preoccupato per lei, rincuorato anche
dall’arrivo della sua prima nipotina.
Infatti
la sorella di Irene era sposata ed aveva anche una figlia, mentre il fratello
si era appena sposato.
Il senso della realtà
Le
seguenti lettere di Pietro dimostrano quanto lui sia cambiato, in grado di
affrontare qualsiasi difficoltà, anche per la fede che ha ritrovato da quando
ha iniziato a seguire i compagni della cooperativa di lavoro anche al Meeting.
Stupida curiosità
Malgrado
ciò, Irene prova la curiosità morbosa di sapere cosa è accaduto quando lui ha
ammazzato una persona, cerca e trova informazioni in internet che la
amareggiano, e lo confessa a Pietro in un’altra lettera.
Pietro è
rattristato perché lei non si è fidata di lui, le dice che se vuole sapere
qualsiasi cosa del suo passato sarà lui a dirgliela, come ha già dimostrato di
fare. Comunque, la perdona e la ritrova nella vacanza pasquale e negli esercizi
spirituali tenuti da Don Bruno, a Rimini, cui Pietro partecipa insieme a Mattia
e ad altri detenuti suoi amici.
Come un figlio
A fine
giugno arriva anche il momento per Pietro di conoscere i genitori di lei, ormai
convinti anche loro che quello che stava accadendo era il bene della propria
figlia.
Infatti i
genitori di Irene la raggiungono a casa di Pietro quando lui è in permesso e
accompagnano i due giovani anche in una passeggiata sul lungolago conversando
amabilmente con Pietro.
Articolo 21 (Legge n. 354 del 1975)
Pietro cambia
lavoro e usufruisce di un regime di semilibertà (il cosiddetto articolo 21) che
gli permetteva di lavorare fuori dal carcere, rientrandovi il pomeriggio.
Adesso i due potevano telefonare tutti i giorni (anche se all’inizio per due
mesi non con il cellulare), anche se non avrebbero mai smesso di scriversi per
lettera, perché avevano scoperto che il dialogo via posta era più intenso e
comunque aveva avuto un ruolo fondamentale nella loro storia, che non potevano
dimenticare.
Tempo prezioso
Pietro e
Irene trascorrono poi sempre più tempo insieme, il sabato per esempio, quando
li ha alcune ore libere e lei lo raggiunge; a capodanno, anche se lei è un po’
seccata che lui voglia mettersi ai fornelli al posto suo.
L’anello
Pietro
qualche anno prima derideva il matrimonio e tutti quelli che ancora credevano
in esso. Ora invece compra un anello, con i soldi guadagnati negli ultimi
tempi, e lo dona a Irene quando le chiede di sposarlo.
Epilogo
Nel
febbraio 2014 si riunisce la Camera di Consiglio che decreta l’affidamento di
Pietro ai servizi sociali. Pietro è essenzialmente libero, solo che non trova
lavoro. Comunque ora Irene e Pietro possono sposarsi, e lo fanno senza
cerimonie, in modo semplice il mese successivo (marzo 2014). Il 5 maggio Pietro
trova un lavoro, anche se con un contratto a termine. Adesso comunque,
continuano e si moltiplicano le mille fatiche quotidiane, anche se Irene e
Pietro adesso sono sposi, e quindi le affrontano insieme. Nel luglio 2014 viene
pubblicato questo libro, che termina con due toccanti lettere di “Irene” e
“Pietro”, ma adesso è il momento di togliersi le maschere.
Una storia vera: la spiegazione
Adesso infatti
possiamo svelare l’arcano. Giuditta Boscagli non ha inventato questa storia, non ha neanche scritto la storia di
un’altra donna. Giuditta ha scritto
la sua storia, poiché Irene è
Giuditta, così come Pietro è Lorenzo, il marito
di Giuditta.

 

L’insegnamento
di questa storia non inventata è che il sentimento che alberga nel profondo del
nostro cuore è più importante di qualsiasi pregiudizio o condizionamento
esterno.

Audio Lezioni sulla Letteratura del novecento del prof. Gaudio

Ascolta “Letteratura del novecento” su Spreaker.