Quando ci batteva forte il cuore di Stefano Zecchi

L’autore
È uno studioso, un
professore universitario di estetica, un filosofo, un intellettuale invitato
più volte al Maurizio Costanzo Show, narratore solo per hobby. Semplicemente,
dice l’autore, “mi piace scrivere, mi piace raccontare”.
La storia narrata non ha
carattere autobiografico. Zeccchi però ha conosciuto molti episodi sulle
vicende di Istria.
L’autore infatti è di
origini veneziane, e ricorda quando arrivavano a Venezia i profughi dall’ Istria
ed erano considerati ladri e ingrati, perché abbandonavano il “paradiso
terrestre” della Jugoslavia comunista di Tito.
Lo stile
Narrazione in prima
persona: Sergio è il narratore di primo grado.
Testo scorrevole, (l’autore
dice che non ama gli sperimentalismi e alcuni gli rimproverano uno stile troppo
facile), ma non privo di elementi interessanti, come:
l’uso del dialetto del
posto, ad esempio da parte di Umberto e suo padre. Io personalmente sono
riuscito a decifrare queste frasi immaginandole pronunciate da un personaggio
goldoniano o da un amico veneto.
Le tematiche: foibe ed esodo degli istriani
I motivi principali per una
lettura del genere sono:
1) la conoscenza di certi
fatti storici del novecento, come le foibe e l’esodo degli istriani. La
questione delle foibe non è da considerare una “questione di parte”, ma un
dramma umano, che ha coinvolto decine di migliaia di persone morte.
Da non dimenticare questo,
cos’ come l’esodo drammatico di 350.000 istriani costretti a lasciare la loro
terra, profughi in Italia.
Le tematiche: la figura del padre
2) Nella nostra società
spesso il ruolo del padre viene meno. Spesso c’è mancanza di rapporto, c’è
carenza di tempo vissuto insieme, c’è scarsa conoscenza reciproca. Zecchi in
un’intervista parla addirittura di “rottamazione del padre”.
Da notare,però, a questo
riguardo l’evoluzione che avviene nel romanzo: all’inizio Sergio rifiuta il
rapporto con lui, che è stato troppo lontano e assente nei suoi primi anni di
vita. Flavio però riconquista giorno per giorno il terreno perso.
Il titolo
In una intervista RAI
l’autore ha spiegato cos’ la scelta del titolo:
dal punto di vista storico
“Il cuore batteva perché si desiderava rimanere italiani, si voleva che le
proprie città rimanessero italiane”. Insomma il cuore batte per un sogno di
patria, anche se la violenza della storia sembra deludere questa speranza.
dal punto di vista dei
rapporti interpersonali e dei legami affettivi “pensando all’amore di un padre
e di un figlio che difendono le loro identità”
Capitoli 1-2. Pola, 1943-44
Sergio il narratore in
primo grado del romanzo, è ancora un bambino, e praticamente non conosce il
padre Flavio, fino a che un giorno lui non arriva a casa, tutto sporco e
maleodorante.
Il rapporto tra i due non è
comunque molto aperto, e a Sergio capita molto raramente di uscire con lui, perché
è invece molto attaccato alla madre Nives. Lo vede quasi come un intruso tra
lui e sua madre. Il cane Tommy risponde solo ai fischi di Flavio, perché Sergio
non è bravo a fischiare come il padre, e gli sembra impossibile imparare a
fischiare come lui.
In un certo senso Sergio
ammira la forza di volontà di Nives, una donna molto decisa e determinata, e
disprezza i timori di Flavio, che si preoccupa di non essere troppo coinvolto
nelle questioni politiche. In questo periodo è quasi come se fosse lei Nives a
fare più da padre che non Flavio.
Nives fa la maestra, ed
accoglie spesso a casa sua un gruppo di persone che discutono animatamente di
politica, tra cui il Carletto, che solleva sempre amorevolmente Sergio
prendendolo dalle ascelle fino al soffitto. Sergio ascolta di nascosto i
discorsi degli amici di sua madre: riguardano i progetti di difesa della
comunità italiana dell’ Istria non solo dai soprusi nazisti, ma anche dalle
pretese degli slavi e dei partigiani di Tito di annessione dell’ Istria al
regime comunista della Jugoslavia.
Nives, la madre di Sergio,
propone anche di organizzare un corpo di partigiani italiani, ma questo non è
più possibile, anche perché molti degli italiani antifascisti e antinazisti era
già stati arruolati dai titini.
Intanto cominciavano a circolare
notizie sulle uccisioni non solo di fascisti, ma anche di antifascisti
italiani, ad opera dei titini, nei boschi dell’interno, dove i cadaveri
venivano gettati nelle foibe, formazioni carsiche, buche o voragini nel terreno
che assomigliano a grandi caverne verticali.
Intanto Flavio, il padre di
Sergio, propone a Nives di scappare in Italia (Venezia o Friuli) , ma Nives non
è d’accordo. Cos’ lui è costretto a fuggire per evitare di essere arruolato per
forza, mentre il padre di Umberto, un compagno di classe di Sergio nella Scuola
Elementare di Pola, scappa invece per combattere.
Capitolo 3: Maggio 1945
Pola, 1945: dopo la
liberazione la guerra è finita in tutta Italia, ma non nell’ Istria, che viene
annessa alla Jugoslavia, sotto l’influenza sovietica, mentre i partigiani
titini compiono le loro vendette nei confronti dei fascisti, o presunti tali.
Cos’ tutti i soldati e gli ufficiali dell’esercito italiano sono uccisi in vari
modi: impalati, decapitati, impiccati, ecc…
I soldati jugoslavi
impongono agli italiani di parlare in croato, e di esporre le bandiere
jugoslave con la stella rossa sulle loro abitazioni. Flavio vorrebbe esporre
quella bandiera, per quieto vivere, ma Nives si oppone.
Flavio non riesce a
riprendere la sua attività di commerciante, venditore e produttore di
calzature, perché i titini gli portano via tutto dal negozio e ammazzano il signor
Mariani, aiutante di Flavio, squartandolo, con un cartello al collo dov’era
scritto “Fascista”.
Anche la madre di Sergio,
Nives, viene prelevata da casa sua.
Capitolo 4: dal giugno 1945 all’estate 1946
La situazione cambia
improvvisamente. Gli alleati arrivano trionfalmente a Pola, e i titini si
ritirano nell’interno, mentre la diplomazia deve risolvere la questione della
sorte del territorio di Pola, se annetterla all’ Italia, come nel passato (da
sempre Pola è stata legata a Venezia), oppure alla Jugoslavia, come vogliono i
combattenti croati.
Vengono ispezionate le
foibe, dove è proprio Nives a ritrovare il cadavere del padre di Umberto,
uccisi dai partigiani,
Gli italiani sembrano
comunque poter respirare, possono esprimere i loro sentimenti di appartenenza
all’ Italia, anche se continuano in altri territori appena fuori Pola gli
agguati dei partigiani slavi.
In questo periodo Nives pubblica
insieme ad altri attivisti italiani il giornale “L’ Arena di Pola” e accoglie
il 4 agosto il generale Alexander, che deve difendere gli interessi degli
italiani in campo diplomatico.
Un anno dopo, il 18 agosto
del 1946, nel corso della Coppa Scarioni, una gara di nuoto, dei partigiani
slavi fanno saltare delle mine proprio in mezzo alla folla. Muoiono 80 persone,
di queste molte donne e bambini, tra cui Umberto e sua madre. La famiglia di
Sergio scampa alla strage solo perché Sergio, Nives e Flavio si trovavano su
una barca e non erano ancora arrivati sulla spiaggia di Vergarolla, dove si
svolgevano le gare. Sergio all’inizio non accetta la realtà: per lui Umberto
deve essere ancora vivo.
Capitolo 5: dagli ultimi mesi del 1946 al settembre 1947
Da qui in poi consiglio di
fermare l’ascolto per gustarsi le sorprese della trama.
A Capodanno del 1947 tutta
la famiglia partecipa ad un ballo beneaugurante. Tutti esprimono auspici per il
nuovo anno, ma il sogno e il desiderio di Sergio di rimanere a Pola è destinato
ad essere deluso.
Arriva a Pola Maria
Pasquinelli, amica di Nives, che pur non essendo istriana ha abbracciato con
molta passione e veemenza la causa degli italiani di Pola.
Gli inglesi (gli alleati)
firmano un trattato a Parigi con il quale si impegnano a consegnare Pola agli
slavi nel seguente settembre. La Jugoslavia di Tito ha diritto a sedere al
tavolo dei vincitori, mentre l’ Italia è una nazione vinta, sconfitta. Maria
Pasquinelli, però, non accetta questa decisione, e uccide per rappresaglia il
comandante della guarnigione inglese di Pola, Robert de Winton. Per questo sarà
condannata a morte dal Tribunale del comando alleato.
Il nonno materno Rodolfo
aveva combattuto nella prima guerra mondiale – “quella s’ che era una guerra
“vera” – e ritiene la figlia Nives un po’ incosciente, cosa che pensa anche la
nonna Ada, sua moglie.
Essi vorrebbero convincere
tutti a lasciare Pola, però sono troppo anziani per andarsene anche loro.
Capitolo 6: settembre 1947
Una volta arrivati i Croati
gli italiani ormai a Pola sono pochissimi. Molti infatti erano già scappati a
Venezia o Trieste sin dai primi mesi dell’anno. Sergio frequenta la nuova
Scuola Elementare con solo due compagni italiani, deve imparare il croato, ha
un maestro slavo, che però è gentile e grassoccio Sergio ha sempre pensato che
le persone grasse sono buone, ed è cos’ anche per quel maestro.
Nives Parenzi, la madre di
Sergio, è ricercata dal regime jugoslavo come una spia e una cospiratrice, come
si legge in un volantino. Quindi è costretta a lasciare Pola, saluta il figlio
prima che si addormenti una sera, senza dirgli niente, se non che gli vuole
bene. Il mattino seguente lei non c’è più, proprio come avviene anche all’
inizio del romanzo di Fabio Geda “Nel mare ci sono i coccodrilli”.
Dopo qualche giorno, però,
sono costretti a scappare anche Flavio e Sergio, perché marito e figlio di una
traditrice, dal punto di vista dei croati.
Capitoli 7-13: il viaggio nell’autunno 1947
Osserviamo la cartina in
cui sono evidenziate alcune località dalle quali passano i protagonisti:
Dignano, Visignano, il fiume Quieto, Grisignana, Buje, Pirano e Trieste.
Incomincia cos’ il lungo
viaggio a piedi di Flavio, Sergio e del cane Tommy, attraverso sentieri disagevoli,
per evitare di passare dalle strade dove si trovano transitano le milizie del
regime, sotto la pioggia e il vento freddo della bora, dormendo in ripari
improvvisati. Sergio prende anche la febbre.
Alle domande preoccupate di
Sergio, che vorrebbe ogni momento fermarsi e tornare a Pola, Flavio risponde
sempre “Poi vedremo”. Non si tratta solo di eludere le domande del figlio,
spesso senza risposta, ma anche di una fiducia nel futuro che Flavio esprime
cos’, che diventa quasi un modo per sopportare tutte le difficoltà.
Sergio cerca di convincere
Flavio a tornare a Pola dicendo che “la guerra è finita”, ma Flavio risponde
“la guerra è finita, ma non per noi”.
Nel frattempo Sergio e
Flavio incrociano un camion di comunisti italiani, che sono anche peggio di
quelli slavi. Uno di essi minaccia Sergio con un falcetto, gli stringe il
braccio sul collo, fino al punto che Flavio è costretto a ucciderlo con un
colpo di pistola in fronte per salvare il figlio. A Buie i due passano nei pressi
di una foiba, da cui giungono lamenti inquietanti. Sergio implora Flavio di
fermarsi ad aiutare quei poveracci, ma Flavio sa che fermarsi potrebbe
significare rischiare nuovamente la vita sua e di suo figlio, quindi continua a
correre. Poi i due assistono perfino alla fucilazione di quattro persone, tra
cui un bambino.
I due, dopo un viaggio
estenuante attraverso l’interno dell’Istria, varcando il fiume Quieto, passando
da Grisignana, dove prendono del cibo lasciato l’ dagli Italiani in fuga,
giungono finalmente a Pirano, dove sono ospitati da Don Egidio, parroco della
chiesa di San Giorgio, e trasportati a Trieste su una barca di notte.
Capitolo 14 A
Trieste
Qui comunque non finiscono
le umiliazioni, perché i triestini, soprattutto i comunisti chiamano gli
istriani ladri, sfruttatori e fascisti. Essi, comunque, non sono considerati
italiani, ma profughi, devono chiedere l’assistenza dei poveri per avere da
mangiare, un letto, prima in una camerata maleodorante e poi in una baracca, ma
Flavio ha un altro progetto: vuole tornare a Venezia, la città della sua
infanzia, dove ha conosciuto Nives.
Capitoli dal 15 al 17
A Venezia
Anche qui, dove anche l’autore
Zecchi ha i suoi ricordi di infanzia, Flavio e Sergio non se la passano
benissimo. La capanna che viene loro assegnata è un vecchio magazzino per le
reti da pesca riadattato, e ci staranno per cinque anni. Nel frattempo Sergio
riesce ad iscriversi, non senza una trafila burocratica lunghissima, alla
scuola primaria, dove la maestra è meno brava e dolce del maestro croato di
Pola, ma Sergio è contento perché ha sempre il papà vicino, e piano piano
ammirato dai suoi nuovi compagni perché bravo a scuola.
Spesso, quando il papà
prova a lavorare come strillone, o suona il violino, è ospitato dalla anziana
vicina di casa signora Lucia.
Sergio nota con una certa
gelosia che suo padre avvia un legame con Roberta, una donna che aveva perso il
marito morto in Russia. Anch’essa ha un figlio, di nome Paolino, ma Sergio non
lega molto con lui perché è taciturno. Le cose non vanno molto bene,
economicamente parlando per i due, e Flavio si ammala proprio quando si sta
preparando per una audizione, per poter suonare il violino in un gruppo di
musicisti al Bar Florian. Ma questa volta la filosofia del “poi vedremo”
funziona quando incontra in ospedale un barbiere che gli offre lezioni di
violino (leggi pag. 207)
Capitolo 18 Epilogo (Molti decenni dopo)
Sergio davanti al Bar
Florian fa un resoconto della sua vita, e fa poi un viaggio a Pirano da Don
Egidio, dove rivede criticamente le scelte della madre, e non le perdona di
aver anteposto la politica alla famiglia (leggi pag. 212).
Infine torna anche a Pola,
quando ormai si è già formato lo stato indipendente della Croazia, che gli
chiede una tassa per lasciare nel cimitero la tomba dei nonni Rodolfo e Ada.
Sergio conclude chiedendosi
se potrà trasmetter anche a suo figlio Umberto (l’ha chiamato come l’amico
ucciso dalle bombe slave) la filosofia di suo padre del “poi vedremo” e non
solo (leggi le ultime righe del romanzo a pag. 215)
1.      La madre dedica più tempo
alle sue lotte politiche che alla famiglia. Avresti fatto anche tu cos’?
2.      Parla del tuo rapporto con
tuo padre. Trovi delle analogie o delle differenze con il rapporto che hanno
Flavio e Sergio fra di loro.