Il disagio dei docenti italiani

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testo di: Elio Fragassi

In questi giorni diversi giornali stanno pubblicando l’indagine sulla scuola a seguito del Rapporto dell’Ocse.

Vorrei dare un contributo alla discussione riportando l’esperienza personale, quale docente di scuola media superiore alle soglie della pensione.

Salvo l’esperienza universitaria, nell’ormai lontano 1983 ho acquistato, di tasca mia, il primo personal computer e quello attuale è il sesto o settimo (ho perso il conto) che cambio per essere aggiornato. (L’attuale iniziativa governativa “PC ai docenti: un portatile per la didattica” era un sogno lontanissimo). Se oggi, come molti altri colleghi, sono in grado di navigare in Internet per me e per gli studenti, se sono in grado di gestire programmi di videoscrittura, di data base, fogli elettronici, ecc., se posso insegnare la “Geometria Descrittiva” mediante programmi di grafica ed autocad, se posso produrre, per i miei studenti (come ho fatto), lezioni ed unità didattiche multimediali, è merito esclusivamente del sottoscritto che ha sentito la necessità di un insegnamento adeguato ai tempi e non certo per merito dell’Istituzione scolastica.

Tutto avviene per quel rapporto intrigante di reciproca stima e fiducia che si stabilisce tra lo studente e il docente quando prendono vita forme di onestà intellettuale e culturale che, andando oltre lo sterile (spesso) lavoro della trasmissione nozionistica delle conoscenze, s’innescano processi di ricerca continua e continuo adeguamento alle necessità della società che muta che ti porta ad essere giovane anche oltre i cinquanta anni, magari alla soglia della pensione.

E’ vero che appaga sentirsi dire, da uno studente che continua negli studi, di aver sostenuto i primi esami universitari studiando sugli appunti delle tue lezioni, ma non paga né ripaga dei sacrifici e delle ore spese per preparare lezioni, esercitazioni, test, verifiche ecc. che sono andate ben oltre le poche ore d’insegnamento in classe e che nessuno, mai nessuno potrà o vorrà riconoscere e quindi valutare e ricompensare.

Un precedente Ministro, anzi, offendendo nel più profondo la dignità individuale, pur non avendo speso né una lira né un minuto per questo mio autoaggiornamento, gratuitamente riversato all’Istituzione, aveva pensato che se mi fossi sottoposto ad un Suo “concorsone” e l’avessi superato, forse, mi poteva essere riconosciuto un qualche merito zittendomi, economicamente, con una briciola.

Per valorizzare gli insegnanti basta restituire loro dignità e metterli in grado di lavorare senza che siano costretti a farsi continuamente scrupoli di coscienza (anche gli insegnanti hanno famiglia) prima di acquistare un libro, di fare un abbonamento ad una rivista, di partecipare a corsi d’aggiornamento seri (cioè svolti da personalità che stanno quotidianamente in prima linea e non da personaggi che da dietro lussuose scrivanie parlano di alunni, di classi e di scuole inesistenti) di acquistare una risma di carta per stampare appunti e lezioni, per non parlare delle cartucce d’inchiostro per la stampante, o dei collegamenti ad Internet o degli aggiornamenti dei programmi.

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