Il giardino dei Finzi-Contini

Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani

scheda -libro di Elena

Titolo: Il giardino dei Finzi-Contini

Autore: Giorgio Bassani

Prima edizione: Maggio 1963.

Genere opera: Testo autobiografico

Casa Editrice: Oscar Mondadori

LA TRAMA:

– Il libro inizia con un prologo, l’autore con una piccola comitiva di amici, si reca alle necropoli etrusche a Cerveteri, le frasi di una bambina lì con lui favoriscono al narratore di ricordare i Finzi-Contini.

L’autore si collega alla famiglia dei Finzi-Contini pensando alla grande statua mortuaria che si trova nel cimitero ebraico di Ferrara; il monumento, molto particolare, era stato costruito dal fondatore della famiglia e con il tempo abbandonato.

Dopo aver presentato la storia della famiglia, il narratore ci presenta i due fratelli, Alberto e Micol, descrivendo i loro primi incontri in sinagoga, poiché entrambe le famiglie facevano parte della comunità ebraica; fino al primo vero incontro con Micol, un settembre, quando, essendo  stato rimandato in matematica, per paura di tornare a casa, vaga in bicicletta lungo le mura della città. Egli raggiunge la fine di corso e i suoi pensieri vengono interrotti da una voce, è Micol, il loro dialogo culmina con l’invito della ragazzina ad entrare nel giardino, ma lei viene richiamata in casa.

Quasi dieci anni dopo, nel 1938, viene invitato dai due fratelli Finzi-Contini a giocare a tennis nel loro campo privato; e lì ogni pomeriggio incontrava altri ragazzi ebrei, che erano stati espulsi dal circolo Eleonora d’Este per motivi razziali. Importante è il dialogo tra il professor Ermanno, padre di Alberto e Micol, dove l’io narrante espone le sue idee per la tesi di letteratura italiana.

 Iniziano anche le lunghe passeggiate di Micol con il narratore per il meraviglioso giardino, che segnano una grande amicizia ed affinità tra i due giovani; le visite alla magna domus, la casa dei Finzi-Contini, sono sempre più diradate per l’avanzare  dell’inverno, mentre le telefonate tra i due si fecero più frequenti; la stagione invernale  segna un lento ma inesorabile distacco, che culmina con la partenza di Micol per Venezia dove avrebbe finito la sua tesi universitaria.

Per mantenere i contatti con la famiglia, l’io narrante passa numerosi pomeriggi invernali nella camera di Alberto con Giampiero Malnate, già conosciuto durante l’estate al campo di tennis, e qui vengono descritte le discussioni in particolare a carattere politico tra i giovani. Importane è l’invito che il  professor Ermanno rivolge al narratore, espulso come ebreo dalla Biblioteca Comunale, perché frequenti liberamente la biblioteca di casa, in modo da poter concludere la laurea.

Durante la malinconica cena in famiglia di Pésah, meno ricca e allegra degli anni precedenti, arriva l’inattesa telefonata di Alberto che lo invita a recarsi alla magna domus per una sorpresa, il ritorno di Micol; lì  regna un clima totalmente differente, un’atmosfera di festa. Il narratore cerca di parlare alla ragazza per esporle i suoi sentimenti, maturati durante la lontananza, ma, il clima di festa della casa, e la paura glielo impediscono.

Nonostante il narratore passi gran parte delle sue giornate nella magna domus, non ha mai l’occasione di incontrare Micol, fino al giorno in cui viene chiamato nella sua stanza, poiché lei malata. Un gesto frainteso della ragazza, spinge il narratore a un comportamento malaccorto, il no di Micol non poteva essere né più paziente, né più deciso.

Dopo questa risposta definitiva, il narratore si allontana, partendo per la Francia presso il fratello. Non appena ritorna a Ferrara, il suo corteggiamento silenzioso, duranti i pomeriggi trascorsi al campo di tennis, spinge Micol a chiedergli di diradare le visite. L’unico contatto, anche se indiretto, con la famiglia lo avrà frequentando il Malnate”, con cui vagherà la notte, non parlando più di politica, ma di letteratura e di poesia.

Una notte, rientrato molto tardi, come ormai d’abitudine, si affaccia alla camera del padre, ancora sveglio, e per la prima volta i due si parlano apertamente; il padre affronta il suo rapporto con Micol,  ed esprime il suo parere negativo ad un tale legame; seguendo questo  suggerimento, rinuncia a Micol.

Con il capitolo finale descrive l’ultima volta che vede il Malnate”, osservato di nascosto, e il suo solitario vagabondare per la città, fino a trovarsi nei pressi della magna domus. Qui compie l’atto che non aveva saputo fare anni prima, scavalca il muretto, fino a raggiungere la Hutte e qui immagina incontri segreti fra Micol e il Malnate”.

Il romanzo si avvia verso la sua logica conclusione: il professor Ermanno, la moglie Olga, la vecchia madre di lei Regina, Alberto e Micol scompaiono nel turbine che tutto e tutti divora. Alberto prima degli altri, non soffrirà l’oltraggio nazista, poiché si avvierà alla morte con la consapevolezza dei forti. E il 1942 e i Finzi-Contini saranno condotti in Germania, spinti nei campi di morte.

 – La decisione di raccontare la storia dei Finzi-Contini viene presa dal narratore durante una gita di fine settimana, quando vede la necropoli di Cerveteri: le antiche tombe degli etruschi gli ricordano la cappella funebre dei Finzi-Contini nel cimitero di Ferrara. La storia parte dagli anni del suo ginnasio, quando ha le prime occasioni d’incontro con Alberto e Micòl, figli degli anziani Finzi-Contini, famiglia appartenente all’élite ebraica di Ferrara. Il narratore, sconcertato da un brutto voto agli esami di licenza ginnasiale, intraprende un giro per la città. Arrivato in prossimità del muro di cinta che delimita il giardino dei Finzi-Contini, viene chiamato da Micòl che gli propone di entrare scavalcando la recinzione. Una volta entrato nel buio di una piccola caverna inizia a fantasticare su un amore eterno e segreto fra lui e la ragazza, ma l’immaginaria costruzione si dissolve al richiamo del domestico di casa Finzi-Contini. Il sogno s’interrompe e la narrazione salta di quasi dieci anni. Siamo ora nel 1938, il momento cupo del fascismo , l’anno delle leggi razziali che discriminano gli ebrei nelle scuole pubbliche e nelle associazioni culturali e sportive. Quando il circolo ferrarese di tennis informa i soci ebrei che la loro presenza non è più gradita, i Finzi-Contini aprono i cancelli del loro giardino e del loro campo di tennis a un gruppo di ragazzi, compreso il narratore. Iniziano delle settimane di vacanza, in cui i Finzi-Contini dimostrano tutta la loro signorile ospitalità, e in particolare il professor Ermanno simpatizza con il narratore, che sta preparando la tesi di laurea in letteratura, mettendogli a disposizione la ricca biblioteca della famiglia. Tra il narratore e Micòl nasce una reciproca amicizia, che si sviluppa durante una serie di passeggiate nel giardino della villa, e sembra che tra i due stia per scoccare anche la scintilla dell’amore, ma il ragazzo non coglie l’occasione per dichiararsi. In seguito Micòl si trasferisce improvvisamente a Venezia per laurearsi. Mentre la ragazza è via da Ferrara , il narratore viene invitato in casa Finzi-Contini da Alberto, che riceve anche l’amico Giampiero Malnate, un giovane di Milano. Micòl torna a sorpresa per la sera di Pasqua, e il narratore, agendo d’impulso, la accoglie con un bacio. Da questo momento Micòl si mostrerà fredda con lui, e il loro rapporto non sarà più lo stesso. Il narratore, che continua a frequentare in casa Finzi-Contini gli amici Alberto e Malnate, viene ammesso un giorno nella stanza di Micòl. Qui tenta goffamente un tentativo di conquista della ragazza, perdendo per sempre il suo affetto. Lei infatti lo respingerà, invitandolo anche a diradare le visite alla villa. Dopo un breve viaggio a Grenoble dal fratello, il narratore compie saltuarie visite ai Finzi-Contini, ma i rapporti con Micòl sono ormai troppo minacciati. Il narratore inizia ad incontrarsi con Malnate che, girando per Ferrara , lo condurrà persino in un bordello. Questo evento prelude al distacco tra i due amici, riportando il narratore agli affetti familiari e a riconciliarsi con suo padre, e rinunciando quindi definitivamente a Micòl, ai Finzi-Contini e a Malnate. Poi una sera il narratore passa per la via delle Mura, sotto la cinta del giardino, entra e, durante una visita segreta ai luoghi del suo possibile amore, comprende che, dopo i suoi falliti tentativi di conquista, Micòl ha probabilmente avuto una relazione d’amore con Malnate. Infine nelle pagine dell’epilogo il narratore chiude i ricordi con l’immagine di alcune croci. Sono quelle di Alberto, morto nel 1942 per un malattia incurabile, e poi quelle di tutti gli altri, scomparsi l’anno seguente: quelle degli anziani Finzi-Contini; quella di Malnate, partito per la guerra con il corpo di spedizione in Russia e non più tornato; e, infine, quella di Micòl.

Solo dopo molto tempo, grazie ai consigli di suo padre (che ormai è diventato un vecchio malandato e reso insonne dalle delusioni della vita), l’autore si rassegna a rinunciare a quell’amore; così taglia i ponti con i Finzi-Contini, riprende lo studio e prosegue la vita per la sua strada.

PERSONAGGI:

Lio narrante (Giorgio Bassani) – Nel romanzo non descrive il suo aspetto fisico, scrive di essere uno studente che studia lettere. E di origini ebree, abita a Ferrara e si laureerà in Lettere. Durante il racconto egli diventa un assiduo frequentatore della casa dei Finzi-Contini; si innamorerà di Micòl e dopo tanti rifiuti deciderà di sparire per sempre dalla sua vita. Per lui è importante lo studio e l’affermazione personale, e fa di tutto per eseguire il suo impegno scolastico al meglio. È molto affezionato alla sua città, gli piace andare in bicicletta per la campagna. Egli inoltre è molto timido, riservato e debole, ha anche un fratello più piccolo di lui di 4 anni. Nel racconto vuole spiegare al lettore la sua difficoltà a capire i propri sentimenti e a saperli esprimere in modo corretto.

Padre di Bassani – è una persona modesta, ma umanissima. Si preoccupa molto dei figli e dei loro studi, facendo anche dei sacrifici per farli studiare. Consiglia al figlio Giorgio di allontanarsi dai  Finzi–Contini, e soprattutto da Micòl, perché dice che vivono su due piani separati. Egli è inoltre laureato in medicina ed è un libero pensatore, volontario di guerra, fascista, appassionato di sport e sprezzante nei confronti degli “ebrei aristocratici” come i Finzi-Contini. Come tutti verrà espulso dal partito e dal circolo negozianti. Avrà un ruolo importante per l’autore: sarà colui che lo aiuterà a ritrovare sé stesso.

I Finzi-Contini – sono un’aristocratica famiglia ebrea. Da quanto il loro primogenito Guido è morto, il professor Ermanno e la signora Olga vivono in un loro interiore isolamento per paura di essere in qualche modo contagiati dai comuni mortali.

Così Micòl e Alberto non frequentano le scuole pubbliche, hanno però in comune con gli altri ragazzi un paio di professori. Rivedono i ragazzi ebrei (in particolare la famiglia dell’autore) durante le funzioni alla sinagoga. C’è però un allontanamento nel momento quando i Finzi-Contini cominciano a frequentare anche le loro funzioni religiose in un ambiente privato.

La condizione cambia quando ospitano i coetanei dei figli, con gli ospiti si dimostrano infatti  sempre gentili, ma molto distanti.

Micòl – è una tra le figure sempre presenti, è una ragazza ebrea allegra, piena di vita, dinamica e sportiva. Nonostante la sua famiglia ne ostacoli la socializzazione, Micòl mostra sempre una certa curiosità nei confronti della realtà esterna; in modo particolare mostra interesse per Giorgio. Ma quando capisce i sentimenti dell’autore, lo rifiuterà e lo inviterà a non farsi più vedere a casa sua. Si laureerà a Venezia con il massimo dei voti.

Finirà deportata dalle SS in un lager (come i suoi parenti) e se ne perderanno le tracce.

Alberto – E il fratello di Micòl. Grande amico da piccolo di Giorgio. E un ragazzo molto chiuso solo inizialmente perché si aprirà con i ragazzi che frequentano lui e sua sorella.

E sempre molto gentile nei confronti dei suoi ospiti e fa di tutto per metterli a loro agio. Anche se spesso rimane molto distaccato dagli altri, in quanto è piuttosto schivo e introverso. Non è comunista. Certe volte è svogliato e la famiglia lo rimprovera di non essere riuscito a laurearsi in ingegneria. Egli ascolta sempre i pareri di tutti e non ha mai niente da obbiettare. Si coglie a fine del romanzo la sofferenza per la sua malattia che lo ucciderà.

Gianpiero Malnate – Tra i ragazzi che frequentano la casa dei Finzi-Contini, Malnate è il più vecchio, ed è quello che rimane più a lungo, diventando frequentatore quotidiano di Alberto. Passa anche molto tempo a schiccherare con Giorgio. Quando egli si allontanerà dalla casa dei Finzi-Contini, Malnate uscirà spesso con lui ignaro che Giorgio cerche di mantenere un legame con la famiglia e con Micòl. L’autore sospetta che molto probabilmente Malnate, di notte, dopo aver lasciato lui, senza alcuno scrupolo vada da Micòl.

Malnate appartiene inoltre ad un ambiente completamente diverso da quello degli aristocratici Finzi-Contini. Lavora in fabbrica ed ha idee comuniste; parla spesso di politica ed è l’unico personaggio del romanzo a prendere posizione precise al riguardo degli avvenimenti di quegli anni. Verrà mandato in guerra proprio sul fronte russo a combattere i comunisti e morirà.

 

COMMENTO PERSONALE:

Il libro inizialmente è un po’ impegnativo, in quanto descrive forse troppo nei dettagli gli interessi e le curiosità del narratore.

Mi è piaciuto invece il modo molto particolare in cui l’autore ci racconta di questo amore non corrisposto, egli è infatti molto attratto da Micòl ma soffre perché non trova il coraggio di dichiararsi, ma ancora di più soffrirà quanto dichiarandosi verrà rifiutato.

Mi ha colpito come il padre aiuterà il figlio a ritrovare se stesso, andando finalmente su una strada tutta sua.

Audio Lezioni sulla Letteratura del novecento del prof. Gaudio

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