Il giuoco delle parti

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Il giuoco delle parti di Luigi Pirandello

di Libera Maria De Padova

L’opera si propone come una riflessione critica sull’essenza del teatro borghese ”basato su triangoli amorosi, onori traditi e duelli”, che Pirandello svuota delle passioni per giocare, proprio come fa Leone, suo ”alter ego”, con il guscio d’uovo nel secondo atto con le esteriorità dei ruoli, in unallusiva ambiguità oscillante tra la convenzionalità e il suo  provocatorio rovesciamento, sul piano teatrale e sociale.

Quello che avviene è in realtà una lotta affannosa tra due belve che si dilaniano, tentano di  sbranarsi e che lottano per la vita attraverso scene di una realtà tanto esplicita da diventare

invadente, in contrasto con momenti di tenue atmosfera, quasi di ricordo, che ci conduce a immagini di quella segreta vita della fantasia che questi sognatori perdenti non hanno avuto il coraggio di realizzare.

Dietro la doppiezza di una scrittura drammatica e anche comica, c’è la consapevolezza di essere isolati in un mondo senza amore, senza via d’uscita, senza liberazione e la vera

crudeltà non è lo scioglimento dell’enigma, ma il porre con chiarezza l’enigma stesso che  deve restare tale.

Comè Silia?  Silia è in fondo isolata, vive male il rapporto con l’altro, chiunque egli sia, e vive male con se  stessa. E solo in parte consapevole di questo: sente solo che non cela fa più, che vorrebbe  fuggire..Ma per andare dove?

E, infatti, non va da nessuna parte, resta intrappolata in una rete di cui incolpa il marito ma che, in fondo, si è costruita da sola.

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