Il male per Leopardi e non solo

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Il male per Leopardi e non solo

Il male per Leopardi e non solo

prof. Luigi Gaudio

Il male per Leopardi

Le sciagure cui è sottoposto l’uomo sono la dimostrazione che non esiste un dio che voglia bene all’uomo. L’uomo non è al centro del cosmo, né tanto meno è oggetto dell’ amore divino.

Il male, che in un primo tempo Leopardi pensava dovuto all’agire umano (pessimismo storico), è poi rimesso alla responsabilità della natura (pessimismo cosmico)

Il male per Emanuel Carrere

Non posso credere che esista dio buono

Il male per Albert Camus

Non potrò mai credere in un dio finché vedrò un bambino morire così.

Il male per Elie Wiesel

Alcuni parlavano di Dio, delle Sue vie misteriose, dei peccati del popolo ebraico e della liberazione futura. Io avevo smesso di pregare. Come capivo Giobbe! Non avevo negato la Sua esistenza, ma dubitavo della Sua giustizia assoluta.

(E. Wiesel, La notte, pag. 71)

Il male per Primo Levi

Devo dire che l’esperienza di Auschwitz è stata tale per me da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosa che pure ho avuto. C’è Auschwitz, dunque non può esserci Dio.

Il male per l’Antico Testamento

A questo proposito la figura più significativa (citata anche prima dall’ebreo Wiesel) è quella di Giobbe, che è l’uomo più giusto del popolo di Dio. Proprio per questo viene messo alla prova. Egli perde anzitutto i suoi beni, poi i suoi figli, infine la salute, ed è deriso dagli amici:

“I miei fratelli si sono allontanati da me,              13
persino gli amici mi si sono fatti stranieri.
Scomparsi sono vicini e conoscenti,                       14
mi hanno dimenticato gli ospiti di casa; (Giobbe, 19, 13-14)

Giobbe si lamenta con Dio e dice:

“Io grido a te, ma tu non mi rispondi,              20
insisto, ma tu non mi dai retta.
Tu sei un duro avversario verso di me              21
e con la forza delle tue mani mi perseguiti; (Giobbe, 30, 20-21)

Quando Giobbe dice: “20Perché dare la luce a un infelice e la vita a chi ha l’amarezza nel cuore” (Giobbe, 3, 20), sembra di leggere un verso del leopardiano Canto notturno: “ perché dare al sole, / Perché reggere in vita
Chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura, Perché da noi si dura?”

Inoltre Giobbe si chiede come mai lui, che è giusto, sia oppresso dai mali, mentre i malvagi sembrano essere senz’altro più fortunati. Non è vero, quindi, che i cattivi siano puniti per le loro colpe, e viceversa, poiché Giobbe era il più vicino a Dio, ma ora soffre tutti i mali possibili.

Perché vivono i malvagi,                            7
invecchiano, anzi sono potenti e gagliardi?
La loro prole prospera insieme con essi,              8
i loro rampolli crescono sotto i loro occhi.
Le loro case sono tranquille e senza timori;              9
il bastone di Dio non pesa su di loro. (Giobbe, 21, 7-9)

Come se non bastasse, il Libro di Giobbe rimane incompiuto, e le sue domande rimangono essenzialmente senza risposta.

Il male per il Cristianesimo (Nuovo Testamento)

Lo scrittore cristiano C.S.Lewis (quello di Narnia) scrive che “Il cristianesimo suscita il problema della sofferenza”, ma vi dà risposta attraverso la passione di Cristo, un Dio che non evita il male, nuovo Giobbe, che arriva a dire, in punto di morte, lui Dio, rivolto al Padre: “Mio Dio, Mio Dio perché mi hai abbandonato”.

 

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