Il ministro Gelmini contro i trasferimenti


e la politica a scuola degli insegnanti

Scuola, stop di due anni ai trasferimenti
Corriere della sera – 15 settembre 2009

Istruzione Sono 200 mila i docenti che ogni settembre cambiano sede.

Il ministro insiste: in cattedra solo didattica

NAPOLI – Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha scelto l’istituto di rieducazione minorile di Nisida per inaugurare ieri mattina l’anno scolastico. Allisolotto che ospita il carcere, tra Posillipo e Pozzuoli, ha preferito arrivare via mare, per evitare insegnanti precari rimasti senza lavoro, genitori di bambini delle scuole primarie e gruppi di disabili che laspettavano lungo la strada. Sicuramente erano pronti a contestarla, ma avrebbero voluto anche incontrarla per esporle le loro ragioni. Lei ha preferito evitare ed è arrivata senza intoppi alla cerimonia organizzata a Nisida.

In precedenza era stata intervistata dalla trasmissione Mattino 5 e aveva annunciato che il suo dicastero sta lavorando a un progetto che stabilisca un tetto del 30 per cento alla presenza di alunni stranieri nelle classi e a un altro che riduca la mobilità degli insegnanti, obbligandoli a rimanere con la stessa classe per almeno due anni. Sono circa duecentomila i professori che ogni anno cambiano cattedra, e questo, secondo il ministro, provoca «danno agli studenti e alla qualità della scuola», quindi «stiamo ragionando per fare in modo che la continuità didattica sia possibile, e quindi sia data la facoltà ai dirigenti scolastici di mantenere gli insegnanti nella stessa classe dello stesso istituto almeno per un biennio».

A Nisida la Gelmini è tornata sul concetto di insegnanti e presidi che secondo lei «fanno politica» e per questo «dovrebbero lasciare la scuola», e poi si è soffermata sulla questione dei precari: «Esiste un disagio reale. Però non è un disagio istituito da questo governo ma ha origini lontane. È nato 20-30 anni fa, quando sono stati fatti concorsi senza valutare il reale fabbisogno di posti di lavoro nel mondo della scuola. Questo ha determinato un inserimento in graduatoria di tantissimi ragazzi che purtroppo oggi non hanno certezze e a cui va il sostegno del governo». Le proteste di questi giorni – ieri non solo a Napoli ma anche a Roma, davanti al ministero, e poi a Milano, Palermo, Ancona e Sassari – lasciano intendere che i precari si sentono tutt’altro che appoggiati dal governo, ma secondo il ministro nonostante sia «chiaro che il numero dei precari è troppo alto perché possano essere assorbiti completamente nell’arco di alcuni anni», gli insegnanti rimasti senza lavoro dovrebbero aver comunque fiducia: «Stiamo già dando, attraverso accordi di programma stipulati con alcune Regioni come la Campania, risposte importanti».

Sulle polemiche legate alla riforma, e in particolare al ritorno al maestro unico, il ministro è poi tornata dicendo che «la scuola è un luogo che va rispettato e non può ospitare dispute e conflittualità politiche; si può discutere su qualsiasi cosa, ma una volta che un provvedimento è diventato legge va rispettato » .

«Con queste parole – ha commentato dal Pd Rosy Bindi – il ministro Gelmini adotta la stessa tecnica di Brunetta: denigrando gli insegnanti vuole colpire e denigrare il sistema dei servizi pubblici. Un atteggiamento inaccettabile».

Fulvio Bufi