Il paradiso perduto di Milton

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La Divina Commedia, Inferno, Canto 34, vv. 1-69

E quindi uscimmo a riveder le stelle. Come termina l’ Inferno di Dante, XXXIV, 70-139

A.S. 2001-2002

TESINA PER L’ESAME DI STATO DI LAURA BOSONI

MILTON: IL PARADISO PERDUTO

Il Paradiso Perduto, in dodici libri, narra in forma di poema epico la vicenda del peccato originale contenuta nel libro della genesi. Lucifero, l’arcangelo precipitato dal cielo dopo la ribellione a Dio, tenta la riscossa corrompendo la stirpe umana che Dio ha creato nel frattempo. Nel Paradiso terrestre, in forma di serpente, riesce ad indurre al peccato Eva ed Adamo, che vengono condannati e cacciati dall’Eden; ma l’Arcangelo Michele rivela ai due , ora pentiti, che l’umanità sarà redenta dal Messia.

Nel passo qui riportato, Lucifero, appena precipitato dal cielo, si confida in soliloquio con Belzebù, altro angelo caduto (ParadisoPerduto,libroI,vv.242-270)

 

“Is this the region, this the soil, this the clime”,

Said then the lost archangel, “this the seat

That we must change for heaven, this mournful gloom

For the celestial light? Be it so, since he

Who now is sovereign can dispote and bid

What shall be right: farthest from him is best

Whom reason hath equalled force hath made supreme

Above his equals. Farewell happy fields

Where joy for ever dwells! Hail horrors! Hail

Infernal world! And thou profoundest hell

Receice thy new possessor: one is changed by place or time.

The mind is its own place, and itself

Can make a heaven of hell, a hell of heaven.

What matter where, if I be still the same,

And what I should be, all but less than he

Whom thunder hath made greater? Here at least

We shall be free; th’ Almighty hath not built

Here for his envy, will not drive us hence:

Here we may reign secure, and in my choice

To reign is worth ambition though in hell:

Better to reign in hell, than serve in heaven.

But wherefore let we then our faithful friends,

the associates and co-partners of our loss,

lie thus astonished on th’ oblivious pool,

and call them not to share with us thei part

in this unhappy mansion, or once more

with rallied arms to try what may be yet

regained in heaven, or what more lost in hell?”

“E’ questa la regione, è questo il suolo, il clima”

disse allora l’Arcangelo perduto, questa è la sede

che ci tocca avere in cambio del cielo, questa triste oscurità

invece della luce celestiale? sia pure così, se colui

che ora è sovrano può dire e disporre

che cosa sia giusto; tanto meglio quanto più lontano da colui che la ragione ha fatto uguale, la forza reso supremo sui suoi uguali. Addio, campi felici

dove la gioia abita eterna! Salve orrori, salve

mondo infernale, e tu, profondissimo inferno,

accogli il nuovo possessore: uno la cui mente

non può mutare secondo tempi e luoghi.

La mente è luogo a se stessa, e in se stessa

Può fare dell’inferno un cielo, del cielo un inferno.

Che cosa importa dove, se sono sempre lo stesso,

e che altro dovrei essere, tutto meno che inferiore a colui che il tuono ha reso più grande? Qui almeno

saremo liberi; l’Onnipotente non ha creato

questo luogo per invidiarcelo, e non ci caccerà di qui:

qui potremo regnare sicuri, e per mia scelta

regnare è degno di ambizione, anche se all’inferno:

meglio regnare all’inferno che servire in cielo.

Ma poiché lasciamo noi i nostri fedeli amici,

gli associati e partecipi della nostra sconfitta,

a giacere così attoniti sugli stagni dell’oblio,

e non li chiamiamo ad avere con noi la loro parte

in questa felice dimora, o a tentare ancora una volta

con armi riunite, quel che può essere ancora

riconquistato in cielo, o più ancora perduto nell’inferno?”

 

Il tema del peccato, di presenza ossessiva nel 1600, è al centro del poema religioso di Milton. Esso riflette, però, le contraddizioni della sua epoca, per l’intensità con cui il poeta ha sentito anche il ruolo del protagonista negativo, il simbolo del male. Il male,  che si incarna in Lucifero, è l’orgoglio. Radice di tutti i peccati, che nel suo discorso diventa “sfida titanica contro il cielo”. Nel passo, cioè, Milton tratteggia una figura di Satana che conserva il suo orgoglio anche dopo la titanica impresa tentata nel ribellarsi contro Dio (vedi versi 4 “sia pure così”, 15 “che cosa importa dove, se sono sempre lo stesso”, 16 “tutti meno che inferiore a lui”, 23 “meglio regnare all’inferno che servire in cielo”) , e appare “maestoso sia pur nella rovina”, circondato dal fascino maledetto della sua colpa. Come è facilmente intuibile leggendo il passo sopra riportato, Milton attribuisce al Diavolo le caratteristiche di un “eroe epico”; egli, infatti, ha grande energia, vitalità, coraggio che non abbandona neanche dopo la sconfitta e determinazione nel voler continuare la sua lotta.

Nel passo qui sotto, traduzione dall’inglese, è possibile leggere un’operazione di critica al Paradiso Perduto di Milton da parte della studiosa M.H. Nicolson. La Nicolson, critica americana e grande appassionata di Milton, ha scritto The Guide, un’opera in cui analizza, oltre ai sonetti del compositore inglese, anche il problema di Satana come “eroe”. Credo che valga la pena soffermarsi un po’ sul passo per comprendere al meglio l’opera di Milton.

«La prima pericolosa qualità di Satana che Milton enfatizza è senza dubbio il suo ostinato orgoglio (I.58), che testimonia il peccato che più lo tocca da vicino. La parola, infatti, nel testo è ripetuta numerose volte. Ai moderni lettori, probabilmente, l’orgoglio spesso può sembrare un’ammirabile qualità, ma dobbiamo sforzarci di capire come Milton e i suoi contemporanei la intendevano. Dai loro antenati classici, essi avevano ereditato una concezione di “hybris” (orgoglio in greco) come un qualcosa di pericoloso. Molti familiari romanzi classici mitologici erano basati sulla credenza che la “hybris” fosse decisamente il peccato più punito dagli dei. L’idea è un topos nelle tragedie classiche così come nelle leggende. Inoltre, su questa strada, i Cristiani enfatizzarono l’umiltà e la modestia e si accordarono che l’Orgoglio era il peggiore di sette peccati capitali. Più tardi Milton e i suoi contemporanei capirono che, e noi abbiamo rilevato questa credenza, tutte le cose furono create nell’universo secondo una gerarchia, in “gradi” , “ordini” o “scalini” in un crescendo della Natura. In questa sorta di “scala” ogni uomo, essere o angelo ha un posto che deve conservare, cioè non deve pensare di aspirare a posti più alti, ma deve contentarsi del suo livello. (…

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