Il pescatore

Homo Faber – Omaggio a Fabrizio De André

Recital didattico di Luigi Gaudio

 

Il pescatore (1970)

La canzone narra di una complicità  tra i due personaggi. Il pescatore non solo offre ospitalità  all’assassino, ma rimane indifferente e taciturno di fronte ai gendarmi che lo stanno inseguendo. La legge dice che un reato è da punire, ma chi siamo noi per giudicare? E se l’assassino si fosse sinceramente pentito di quello che ha fatto, come potrebbe far intuire la frase “e la memoria è già  dolore, è già  il rimpianto”? Il pescatore non se la sente di condannare un altro uomo, intende offrirgli un’altra possibilità .

In questa canzone due sono i protagonisti: un assassino inseguito dalle forze dell’ordine, e un pescatore, cui l’assassino chiede da mangiare e da bere. A lui il pescatore dà  da mangiare e da bere, senza chiedere nulla, in modo quasi evangelico. E quando passeranno i gendarmi, il pescatore non indica loro da che parte è andato l’assassino, e ripiomba in un sonno, con il viso appena segnato da un sorriso sornione.

Il pescatore

All’ombra dell’ultimo sole
s’era assopito un pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.

Venne alla spiaggia un assassino
due occhi grandi da bambino
due occhi enormi di paura
eran gli specchi di un’avventura.

E chiese al vecchio dammi il pane
ho poco tempo e troppa fame
e chiese al vecchio dammi il vino
ho sete e sono un assassino.

Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guardò neppure intorno
ma versò il vino, spezzò il pane
per chi diceva ho sete e ho fame.

E fu il calore d’un momento
poi via di nuovo verso il vento
davanti agli occhi ancora il sole
dietro alle spalle un pescatore.

Dietro alle spalle un pescatore
e la memoria è già  dolore
è già  il rimpianto d’un aprile
giocato all’ombra di un cortile.

Vennero in sella due gendarmi
vennero in sella con le armi
chiesero al vecchio se l’ vicino
fosse passato un assassino.

Ma all’ombra dell’ultimo sole
s’era assopito il pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.

“Il pescatore” di Fabrizio De André – testo e accordi

Do    Sol   Do
All'ombra dell'ultimo sole
           Fa           Do
si era assopito un pescatore
           Fa    Sol      Lam
e aveva un solco lungo il viso
Fa        Do    Sol   Do
come una specie di sorriso.

Fa   Do   Sol

           Do       Sol     Do
Venne alla spiaggia un assassino
          Fa           Do
due occhi grandi da bambino
            Fa   Sol  Lam
due occhi enormi di paura
Fa        Do     Sol        Do
eran gli specchi di un'avventura.



Fa  Do  Sol Do  Fa  Sol Lam  Fa  Do  Sol Lam  Sol
Do  Fa  Do  Sol  Do  Fa  Do  Sol

E chiese al vecchio, "Dammi il pane
ho poco tempo e troppa fame"
e chiese al vecchio, "Dammi il vino
ho sete e sono un assassino".

Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guardò neppure intorno
ma versò il vino e spezzò il pane
per chi diceva ho sete e ho fame.

E fu il calore di un momento
poi via di nuovo verso il vento
davanti agli occhi ancora il sole
dietro alle spalle un pescatore.

Dietro alle spalle un pescatore
e la memoria è già  dolore
è già  il rimpianto di un aprile
giocato all'ombra di un cortile.

Vennero in sella due gendarmi
vennero in sella con le armi
chiesero al vecchio se l' vicino
fosse passato un assassino.

Ma all'ombra dell'ultimo sole
si era assopito il pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.