Il più grande uomo scimmia del Pleistocene

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Il più grande uomo scimmia del Pleistocene

(romanzo fantascientifico)

Autore:

Roy Lewis nasce il Novembre 1913 a Belfast la sua famiglia si è trasferita li dall’Inghilterra, appartiene ad un solido ambiente borghese dove la cultura intellettuale ha un ruolo importante e la formazione professionale dei figli viene seguita con molta cura.

Frequentò scuole molto qualificate e alla fine degli anni 30 è un giovane e brillante aspirante giornalista desideroso di conoscere il vasto impero cui l’Inghilterra era ancora a capo.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale lo sorprese in Australia dove venne arruolato; dopo gli anni della guerra, Lewis rientra in Inghilterra e riprende la sua carriera da giornalista per testare prestigiose.

La sua professione lo porterà a viaggiare in continuazione, non dolo in Asia ma anche in Africa; durante uno dei suoi viaggi incontra, in Kenya, il paleontologo Louis Leachei, impegnato nelle sue ricerche sugli ominidi fossili. Da questo incontro, ha origine l’idea di trasferire tutto in un libro che diventerà “Il più grande uomo scimmia del pleistocene”.

Nella sua lunga cerniera scrisse numerosi libri di cui “La vera storia dell’ ultimo re socialista” (1993) e “Una passeggiata con Mr Gladstone” (1995).

Andò in pensione il 1981 ma non smise di dilettarsi nei più straordinari romanzi, morì infine in 1996.

Riassunto:

Fine del pleistocene: ci troviamo nella zona della Rift Valley e quasi sempre in zone aperte o nelle caverne, vicini ad un’area in cui sono presenti undici vulcani, numero che zio Vania ama puntualizzare con suo fratello.

Il vulcano ha una parte fondamentale in questa storia, che è anche la storia dell’evoluzione umana, perché fornisce la prima, forse più importante, scoperta dell’uomo: il fuoco.

Edward pensa che l’unico mezzo per impossessarsi del fuoco è di andare a prenderselo da soli direttamente dal cratere in cima al vulcano.

Fortunatamente scopre che alcuni piccoli fuochi “crescono” anche più in basso. Non c’è bisogno quindi dì rischiare la vita vicino alla lava ribollente: i lapilli scagliati lontano in aria incendiano gli alberi che toccano, e a loro volta gli alberi incendiati attaccano il fuoco ai vicini. Per noi è semplice pensare alla trasmissione del fuoco ma una volta non era così e Edward osservava per la prima volta questo fenomeno.

Il fuoco ha permesso grandi scoperte: dalla lancia a punta indurita, che si ottiene lasciando carbonizzare la parte acuminata, per penetrare con maggior forza nelle prede; alla cottura del cibo che lo rende più commestibile; a scacciare gli animali feroci; a riscaldarsi e a favorire l’aggregazione sociale.

Si scontrano due mentalità, quella di Edward propensa a crescere, sviluppare e curiosare e quella di zio Vania arretrata che non vuole essere artefice di un futuro diverso e disapprova qualsiasi innovazione. Uno non vuole affrettare il processo evolutivo, l’altro vuole accelerarlo.

Zio Vania vede Alexander disegnare con un carboncino la sua sagoma. Il nipote afferma che la sua è arte figurativa; lo zio ritiene invece che sia uno scempio del suo corpo e lo invita a non provarci più. Nasce in questa maniera l’arte figurativa che via via viene sviluppata.

Il mammut, disegnato su una parete di roccia liscia, viene preso per vero dai componenti del clan e colpito con le frecce che inevitabilmente si spuntano contro la roccia senza abbattere l’animale e creando sconcerto e disorientamento fra tutti.

Tutta la storia è raccontata tramite situazioni dirette: basta pensare all’invito a camminare diritti che Edward rivolge ai bambini di due anni in quanto crede che bisogna stroncare la tendenza istintiva di camminare a quattro zampe o al comando di dare riposo alle mandibole, senza il quale non può esserci lavoro creativo, né cultura, né civiltà.

Il racconto prosegue con la descrizione del viaggio dello zio Yan in tutta l’Europa e l’Africa e l’impossibilità di arrivare in America perché troppo lontana.

L’addomesticamento degli animali, soprattutto del cavallo, con cui spera di raggiungere velocemente il nuovo continente ma che gli è fatale in quanto l’animale non è un cavallo, come noi intendiamo, ma ancora un Hipparion, simile ma meno evoluto del cavallo e che sarebbe dovuto essere estinto.

C’è poi una parte dedicata all’opportunità di scambiarsi i geni, ovvero di passare dall’endogamia all’esogamia; di cercare una compagna presso un gruppo differente anziché all’interno del proprio gruppo. Tutto ciò per arricchire il patrimonio genetico dei futuri individui.

Poi una considerazione: il desiderio sessuale non deve essere soddisfatto troppo facilmente ma solo superando delle difficoltà; le energie così accumulate possono essere utili per il progresso dell’umanità.

Si passa poi dalla conquista della donna con la clava al corteggiamento e all’unione per scelta reciproca, all’amore, alla poesia, alla gelosia. Questi sentimenti vengono spiegati tramite le vicende di Griselda e delle sue amiche con i rispettivi compagni.

La vita nella caverna continua, allietata dalla scoperta del cibo cotto e nella consapevolezza che è necessario, per salvaguardare la propria specie distruggere tutti i nemici.

Nella socialità della caverna, intanto, nascono intorno al fuoco le musiche e le danze.

Il controllo del fuoco non è però ancora corretto e un incendio causa il trasferimento di tutto il clan in un altro territorio. C’è comunque la consapevolezza che il detenere il dominio del fuoco, saperlo accendere artificialmente e spegnerlo da’ un vantaggio sugli altri uomini, ne puoi diventare il dominatore.

Nella loro ricerca di un’altra sede incontrano un altro clan e sono costretti a patteggiare la loro permanenza. Edward svela il segreto del fuoco anche se il suo clan non è contento di condividere questa conoscenza.

L’ultima scoperta è quella che gli è fatale: l’arco. Con quest’arma i valori si uniformano e tutti diventano più uguali. Non è il caso che di questa scoperta vengano a conoscenza altri.

In una dimostrazione la freccia scagliata da Ernest colpisce Edward.

La supremazia, per ora, è garantita.

Personaggi:

–      Ernest: narratore (interno) del libro. E’ il figlio maggiore di Edward e “l’ addetto” al pensiero: si occupa infatti dell’interpretazione dei sogni e di una sperimentale religione.

Divenuto ormai un uomo (o meglio un uomo-scimmia), oppone le sue idee a quelle del padre e, nel tentativo di “privatizzare” il fuoco e la nuova invenzione dell’ arco, lo uccide,  prendendo le redini dell’ orda.  Sposa Giselda, dopo un lungo e faticato inseguimento dopo il quale egli la cattura e la porta nella sua orda.

–      Edward: è il protagonista del libro. E’ lui, infatti, il più grande uomo scimmia del Pleistocene. E’ il capo e dirige tutta orda, è un grande inventore

–      Zio Vania: E’ un ominide molto diffidente rispetto le invasioni. E’ sicuramente l’antagonista della vicenda.

–      Oswald: è il fratello di Ernest. E’ specializzato nel cacciare e pescare animale di ogni specie anche della grandezza di Mammut. Teme l’ evoluzione ed è fermamente contrario alla diffusione delle invenzioni della loro orda a tutto il mondo, perché non vuole che le sue abilità a causa degli utensili vengano meno.  Incontra una “ragazza” grassoccia di un’ altra orda, Clementina, e la “sposa”.

Collaborerà all’ uccisione del padre Edward.

–      Wildbur: è il fratello di Ernest. E’ il più bravo di tutti a costruire gli utensili e soprattutto a scheggiare le selci; per questo è anche elogiato dal padre.

E’ grazie a lui che la lavorazione di utensili si evolve fino ad arrivare quasi alla perfezione ed è anche grazie a lui che viene scoperto come “creare” il fuoco.

Sposa Honoria, una ragazza appartenente ad un’ altra orda.

–      Alexander: è il fratello che si occupa dell’osservazione degli animali.  Grazie a lui l’orda riesce a riconoscere le migrazioni degli animali è può migliorare i suoi metodi di caccia.

Il primo a disegnare con dei bastoni inceneriti le sagome degli animali che ama tanto osservare.

Sposa Petronilla.

–      William: è il fratello più piccolo di tutta la famiglia. Egli cerca di addomesticare alcuni animali per andare a caccia, ma il cane prima e il maialino dopo lo mordono e lui fallisce nella sua impresa.

La sua figura, però rimane molto importante, poiché egli pur non essendo riuscito nel suo progetto ha dato una mano all’ evoluzione che porterà molto più tardi all’ importantissimo allevamento.

–      La mamma: dalla scoperta del fuoco è “costretta”a vivere sempre di più tra le pareti domestiche.  Qui anche lei aiuta lo sviluppo della specie con la scoperta della cottura, che facilitò molto la masticazione e conseguentemente il tempo dedito ai pranzi.

Spazio:

La storia si svolge nel centro Africa, in una zona piena di selvaggina e di animali feroci, che inizialmente sono temuti dall’orda, ma che con l’utilizzo del fuoco vengono facilmente sconfitti.

Nella zona sono presenti molte formazioni rocciose, che danno forma a molte caverne, luoghi adatti per la vita di orde come quella di Edward.

Nella zona sono presenti, molti vulcani, l’abitazione è in una zona molto alberata, perché prima di scendervi l’intera famiglia viveva sopra gli alberi e perché lo zio Vania abbia la possibilità di venirli a trovare ogni volta che vuole senza mettere piede al suolo.

Tempo:

La storia si svolge tra la fine del Pliocene e l’inizio del Pleistocene e durata  pressappoco quanto la vita del narratore, dall’infanzia all’adolescenza.

Nella narrazione non vi sono delle specifiche indicazioni temporali.

Narratore:

Ernest, il narratore interno, non è altro che il figlio più grande del protagonista Edward, il suo racconto è un lungo flash back, infatti, il racconto viene riportato nel momento in cui la vicenda è già conclusa.

Commento:

Il più grande uomo scimmia del pleistocene è un libro che introduce con grande ironia e simpatia i tempi della preistoria.

Di facile e abbastanza semplice lettura, coinvolge notevolmente il lettore proiettandolo in una realtà piacevolmente insolita e avvincente.

A mio giudizio questo libro è divertente e piacevole perché sono stata catturata e affascinata dalla originalità dell’argomento trattato, che spazia in una circostanza di cui solo pochi scrittori da me conosciuti si sono avventurati.

Flaminia Cattaneo

Classe IF

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